Russia, non più leader indiscusso nel mercato globale delle armi

La Russia rimane uno dei leader nel mercato globale delle armi. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. Il tutto mentre si sta svolgendo una sorta di nuova Guerra fredda con l'arrivo di Donald Trump alla Casa bianca, che durante la campagna elettorale non ha usato parole di fiele con il presidente della Federazione russa Vladimir Putin e poi, una volta eletto, sta usando lo stiletto, come dimostra l'intervento in Siria di poche settimane fa. E alla luce anche delle posizioni di Washington sulla Corea del Nord – non si deve dimenticare che Vladivostok è vicino al confine e ospita la flotta del Pacifico di Mosca - vale la pena analizzare qual è il ruolo della Russia nel mercato mondiale degli armamenti.

Un aereo da combattimento Sukhoi Su-24 scende dalla base aerea di Hmeymim vicino a Latakia, in Siria,  REUTERS/Ministry of Defence of the Russian Federation/Handout
Un aereo da combattimento Sukhoi Su-24 scende dalla base aerea di Hmeymim vicino a Latakia, in Siria, REUTERS/Ministry of Defence of the Russian Federation/Handout

Lo scorso 17 aprile a Washington si è tenuta una interessante conferenza presso il CSIS (Center for Strategic and International Studies), dove l’esperto Sergey Denisentsev ha parlato della crescita delle esportazioni delle armi russe ma anche delle cause del rallentamento negli ultimi anni e delle prospettive per il futuro.

Secondo il Servizio federale russo di cooperazione tecnico-militare dal 2005 al 2015 le vendite di armi sono cresciute di 6 miliardi di dollari totalizzando 15,3 miliardi, con un incremento di oltre il 150 per cento.

Uno dei fattori di questa crescita è la nascita di Rosoboronexport, l’agenzia russa per l'export militare. La rivitalizzazione dell'economia russa e il ritorno della Russia tra le grandi potenze mondiali hanno permesso questa escalation. Tuttavia, negli ultimi cinque anni si è assistito ad un relativo rallentamento delle vendite e i volumi totali si sono stabilizzati intorno ai 15 miliardi di dollari l'anno.

Secondo la classificazione di Makienko esistono diversi modelli che determinano l’acquisto dell’importatore. Dal modello militare che prevede l’acquisto di armi al più buon prezzo possibile a quello politico secondo il quale le scelte sono prese sulla base dell'origine politica del paese importatore. Vi è poi il modello di corruzione che prevede l’importazione di armi non sulla base di un interesse nazionale, ma su quella degli interessi aziendali o personali di funzionari di alto livello nello Stato importatore. Ed infine il modello industriale/tecnologico dove gli acquirenti privilegiano l'accesso alle più recenti tecnologie militari al fine di rafforzare il livello tecnologico e di ricerca e sviluppo del proprio settore della difesa e di settori correlati, come quello aerospaziale.

Quali sono le principali ragioni per cui le esportazioni di armi russe si sono rallentate?

Bisogna premettere che per molti anni la Cina e l’India sono stati i maggiori importatori delle armi russe. Negli ultimi anni invece la Cina è diventata autosufficiente nello sviluppo e nella produzione della maggior parte delle categorie di armi e l’India ha raddoppiato la produzione locale dei sistemi progettati in Russia. Le preferenze di importazione di armi indiane stanno gradualmente trasformandosi in sistemi più occidentali, più costosi e più tecnologici. Una delle ragioni principali quindi è proprio la crescita della concorrenza e dell'importanza di nuovi esportatori di armi.

Diverse nazioni infatti, in particolare la Cina e la Corea del Sud e, in misura minore, il Sudafrica, la Turchia e Singapore hanno aumentato le loro esportazioni di armi negli ultimi anni portando via molti clienti al mercato russo.

In alcuni casi anche i conflitti e le crisi geopolitiche hanno influito negativamente. Per esempio la situazione in Libia ha provocato una perdita di un pacchetto da 7 miliardi di dollari. E anche le recenti sanzioni occidentali sulla Russia stessa. Infatti per le aziende russe colpite dalle sanzioni è più difficile attirare finanziamenti di credito e aggiornare le loro strutture produttive.

Finora non vi è invece nessun effetto tangibile della campagna siriana sulle esportazioni di difesa della Russia. I motivi? È molto difficile impressionare i potenziali clienti con una campagna di attacchi aerei contro i militanti. La maggior parte delle armi russe dispiegate in Siria è di vecchia tecnologia e molti degli armamenti utilizzati non vengono commercializzati agli stranieri.

Bisogna anche tenere conto però che le negoziazioni prima della firma dei contratti di vendita tendono a durare molto a lungo e forse è ancora troppo presto per parlare dell'impatto della campagna siriana sul mercato delle armi.

Dal punto di vista tecnico il velivolo Su-34 e le nuove armi ad aria potrebbero essere gli armamenti più richiesti. Si prevedono possibili nuovi contratti di esportazione anche per gli elicotteri Ka-52 e Mi-28N.

Ed infine Sergey Denisentsev ipotizza cosa si prevede per il futuro delle esportazioni russe.

Secondo l’esperto il prezzo del petrolio e degli altri idrocarburi influenzerà sempre più questo mercato. Inoltre risulta necessario completare lo sviluppo delle armi di nuova generazione e

cercare nuove forme di cooperazione, in particolare con la Cina e l'India.

In tempi così incerti e turbolenti come quelli che stiamo vivendo appare fondamentale per la Federazione russa non solo mantenere la leadership nell’esportazione degli armamenti ma anche e ancor di più detenere il mercato di difesa nazionale. Basti pensare infatti che nell’attuale scacchiere geopolitico l’arma convenzionale più potente al mondo è proprio russa ed è ben quattro volte più potente della Moab Usa.

@LaviniaPelosi

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