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Sete e guerra in Siria

Siccità, carestia e insicurezza alimentare colpiscono da anni i paesi del Medio Oriente. I loro effetti sociali alimentano le tensioni e i conflitti che stanno sconvolgendo la Regione.

Aleppo, Syria - A boy drinks water from a burst water pipe in Aleppo's Karm al-Jabal district, June 2, 2013. REUTERS/Muzaffar Salman

BEIRUT - L'accesso all'acqua e il controllo dei sistemi idrici sono stati da sempre cause di conflitti, che in questi ultimi decenni si sono molto accentuati. Anche la guerra civile che da quattro anni sconvolge la Siria affonda, almeno in parte, le sue radici nella grave siccità che ha colpito il Paese dall’inizio del nuovo millennio.

Una dissoluzione politica rapida e drammatica come quella che è avvenuta in Siria è, certamente, il risultato di molti fattori correlati: un governo che non risponde tempestivamente alle richieste di maggiore democrazia; la crisi economica; l’ondata di, vero o presunto, rinnovamento che abbiamo chiamato “primavera araba”.

Dietro alla crisi siriana c’è, però, qualcos’altro. Un esame attento della storia, anche climatica, del Paese impone di prendere in considerazione altri elementi: la lunga siccità; la scarsità e la pessima gestione delle risorse idriche e gli effetti di tutto questo sulla produzione agroalimentare. Fattori che hanno avuto un ruolo importante nel far crescere il disagio sociale in Siria.

Francesco Femia e Caitlin Werrell, fondatori del “Center for Climate & Security”, sostengono che il conflitto in Siria è esploso in coincidenza con la grave siccità che da sei anni affliggeva il Paese. Le radici della guerra civile, secondo i due ricercatori, non sono da imputare solo al quadro politico, ma anche a quello geografico e ambientale.

L‘acqua è sempre stata una risorsa carente nella regione, unadelle più aride del mondo.

La Siria riceve in media meno di 10 centimetri di pioggia l'anno,i suoi grandi fiumi (Tigri, Eufrate, Oronte e Yarmouk) sono condivisi con i paesi limitrofi e le grandi siccità nella regione sono periodiche.

Tra il 1900 e il 2004 si sono registrate sei fasi di siccità in Siria, stagioni nelle quali il livello medio delle precipitazioni è sceso a un terzo dell’usuale. Le prime cinque sono durate una sola stagione, la sesta due. A partire dal 2006, invece, la Siria ha vissuto un periodo di siccità continua e, di conseguenza, una pesante crisi dell’agricoltura e dell’allevamento. Secondo alcuni studiosi si tratta della peggiore siccità di lungo periodo, che ha causato la più lunga serie di cattivi raccolti da molti secoli a questa parte.

Quando quattro anni fa si accesero le prime scintille della guerra civile il 60% della popolazione siriana viveva la più grave siccità della storia moderna. Secondo l’ONU nel 2011 tre milioni di persone erano vittime della carestia e un milione viveva in insicurezza alimentare. Per fuggire alla fame più di 1,5 milioni di persone, in maggioranza lavoratori agricoli con le loro famiglie, si erano spostati verso le città, soprattutto alla periferia di Aleppo, Hama, Homs, Damasco e Dara'a.

I rischi di una situazione economica e sociale esplosiva non passarono inosservati. Nel 2008 un diplomatico dell’ambasciata degli Stati Uniti a Damasco avvertiva il Dipartimento di Stato di Washington delle conseguenze possibili della siccità, dicendo che gli spostamenti di popolazione “potrebbero fungere da moltiplicatore delle tensioni sociali ed economiche già in atto e minare la stabilità in Siria.”Tre anni dopo i primi disordini partono da Dara'a, città che aveva visto arrivare un numero elevato di contadini sfollati. La siccità e la carestia hanno portato a un’eccessiva sovrappopolazione delle zone urbane, già gravate dalla migrazione di rifugiati iracheni in cerca di accoglienza.

Le tensioni politiche e sociali, quindi, sono state amplificate dalla cattiva gestione di una risorsa vitale come l'acqua. Anche durante gli anni della siccità il governo, per difendere produzione ed esportazione, ha continuato a puntare su alcune colture intensive (grano e cotone), che hanno bisogno di molta acqua. Con il risultato di sfruttare le falde idriche in modo insostenibile, facendo crollare i livelli delle acque sotterranee.

Sulla crisi idrica siriana hanno pesato anche i considerevoli prelievi a monte delle fonti comuni, come quelli realizzati dalla Turchia per la produzione agricola nella regione dell’Anatolia. Prelievi che hanno ulteriormente ridotto i flussi idrici all’interno del Paese.

In Siria sembra essersi realizzato quello che alcuni anni fa il geografo Rolf Sternberg aveva definito “globalizzazione dei rischi”, perché la siccità dell’area sembra essere stata aggravata dai cambiamenti climatici. Nel Paese mediorientale si è potuto osservare come le questioni dell’alimentazione e dell’acqua siano state catalizzatori dei disordini sociali. Una drammatica dimostrazione sul campo della teoria che vede nei cambiamenti climatici dei “moltiplicatori di minacce”, cioè le catastrofi ambientali che amplificano e aggravano i disordini sociali.

La migrazione causata dalla siccità verso i centri urbani, già in una situazione di sofferenza economica, rompe i tradizionali legami familiari e comunitari di sostegno sociale. In questo modo aumenta la dipendenza da reti alternative di supporto, che in questa parte del mondo sono prevalentemente legate e finanziate dai paesi del Golfo e spesso orientate a un islamismo fondamentalista. Un fenomeno che ha pesato sulla rinascita della Fratellanza Musulmana e lo sviluppo dei movimenti salafiti e wahabita all’interno dell’opposizione al Presidente Bashar al-Assad.

In Siria si è ripetuto quanto era avvenuto in Yemen negli ultimi quindici anni. L’analisi sulle tensioni crescenti nel Paese si è concentrata sugli elementi politici, mentre l’acqua svolgeva un ruolo fondamentale nell’alimentare lo scontro in atto. La zona montuosa del sud dello Yemen, sotto il controllo di al-Qaeda, è stata a lungo tormentata da conflitti locali per il controllo dei pozzi e delle sorgenti. Solo quando prendeva il controllo delle fonti d’acqua al-Qaeda guadagnava il sostegno delle comunità locali.

Allo stesso modo in Siria, le aree del nord-est e del sud dove la siccità è stata più feroce, sono quelle dove è esplosa la rivolta e dove i gruppi integralisti hanno attecchito più facilmente.

Purtroppo, il fenomeno non sembra arrestarsi. “International Food Policy Research Institute” per il Paese prevede una riduzione delle colture dal 29% al 57% entro il 2050, a causa dell'effetto serra. Un pericolo che accomuna, secondo molti istituti di ricerca, tutti i paesi della Regione.

Insicurezza alimentare e cambiamenti climatici insieme rappresentano una sfida che la comunità internazionale deve affrontare con urgenza se vuole tutelare la pace del pianeta ancora prima del suo futuro. 

@MauroPompili

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