Sfida il divieto di guida, attivista saudita arrestata. Rischia almeno 6 mesi di carcere

Le donne in Arabia Saudita non hanno il diritto di guidare un’auto. Ne sa qualcosa Loujain al-Hathloul, attivista e militante saudita per i diritti delle donne, arrestata per aver osato varcare il confine tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita alla guida della sua auto, un gesto coraggioso compiuto per sfidare il divieto che impedisce alle donne di sedere al volante nel suo paese.

https://twitter.com/LoujainHathloulhttps://twitter.com/LoujainHathloul

Giorni prima aveva postato su twitter e facebook diversi video alla guida della sua auto e foto che la ritraevano sorridente con la sua patente di guida. Loujain al-Hathloul è stata trattenuta per un giorno intero alla frontiera. «Sono passate 24 ore da quando mi hanno fermata. Non mi restituiscono il passaporto, non mi lasciano passare ed il ministero degli interni non reagisce» aveva scritto sul suo profilo facebook prima di essere arrestata e portata alla prigione femminile di Al-Ahsa dove è detenuta da quattro giorni.

Patente emiratina e divieto saudita

La sorella di Loujain, Alia Al-Hathloul, su twitter, ha confermato l’arresto anche se Loujain è ancora in stato di fermo e non è stata ancora formalmente incriminata. Secondo Alia al momento dell’arresto Loujain era in possesso di una patente rilasciata dagli Emirati Arabi Uniti, documento che, in virtù degli accordi intrapresi dal GCC (Gulf Cooperation Council), permette ai possessori di guidare anche in Arabia Saudita. La polizia di frontiera non ha voluto però lasciarla passare e non potendo pronunciarsi definitivamente sulla decisione da prendere ha contattato il ministero degi interni saudita. Loujain è stata dapprima portata al posto di polizia Al-Batha'a per essere interrogata e, dopo l’interrogatorio, rinchiusa nella prigione femminile di Al-Ahsa.

https://www.facebook.com/loujain.alhathloul?fref=tshttps://www.facebook.com/loujain.alhathloul?fref=ts

Loujain rischia lunga detenzione, attivisti allarmati

Cosa rischia ora Loujain? Secondo Ali Al-Ahmed, giornalista e specialista presso l’Institute for Gulf Affairs contattato da East, per aver infranto il divieto che impedisce alle donne di guidare un’auto Loujain rischia almeno 6 mesi di prigione ma, aggiunge Al-Ahmed, «il governo saudita ha trattenuto persone anche per 20 anni senza processo». Loujain al-Hathloul non è la prima donna attivista saudita ad aver osato infrangere il divieto di guida. Prima di lei, nel 2011, lo ha fatto Mana Al-Sharif nell’ambito della campagna #Women2drive che è stata poi arrestata, ed anche altre attiviste che nell’Ottobre del 2013 hanno dato vita alla campagna Oct26Driving che ha raccolto ben 9.700 firme per far cadere il divieto. Nonostante ciò niente è cambiato anzi il giro di vite del governo saudita s’è fatto se possibile anche più duro. Se prima alcuna legge indicava espressamente il divieto (pur se quest’ultimo era una consuetudine), dopo le proteste dell’Ottobre 2013 una circolare del ministro degli interni ha formalmente vietato a tutte le donne nel paese di mettersi alla guida pena l’arresto. Intanto gli attivisti di #Oct26Driving e #Women2Drive hanno moltiplicato gli appelli sui social per chiedere la liberazione di Loujain.

Arrestata anche la giornalista saudita Maysaa al-Amodi

Intanto il Gulf Center for Human Rights (GCHR) ha fatto sapere che Loujain al-Hathloul non è l’unica ad essere stata arrestata quel giorno. Con lei c’era pure la giornalista saudita Maysaa al-Amodi, giunta a dare manforte a Loujain mentre era bloccata alla frontiera. Il GCHR ha chiesto alle autorità saudite di smettere di prendere come bersaglio le attiviste che fanno campagna per i diritti delle donne ed i giornalisti che scrivono articoli e seguono le campagne per la difesa dei diritti umani. Il GCHR ha anche ricordato che la salvaguardia e la libertà delle donne è protetta da specifiche direttive dell’ONU (di cui fa parte l’Arabia Saudita) e che l’atteggiamento del governo saudita è contrario all’articolo 6 della Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1998 che garantisce la protezione dei diritti umani e le libertà fondamentali. Human Rights Watch (HRW) dal canto suo ha chiesto alle autorità saudite di rilasciare immeditamente le due donne e di abrogare definitivamente un divieto considerato discriminatorio.

@marco_cesario

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA