Silenziosa e sanguinaria continua la guerra santa del fronte al-Nusra in Siria

Complesse alleanze e strategie regionali fanno della formazione Qaedista uno dei soggetti più pericolosi per il futuro del Paese e della regione.

Idlib, Syria - A rebel fighter rides a motorbike along a road in Qarmeed camp, as smoke rises in the background. April 27, 2015. REUTERS/Abdalghne Karoof

BEIRUT. In Siria Palmyra, la Sposa del deserto, uno dei più belli e importanti siti archeologici del Medio Oriente è caduto nelle mani di ISIS, che così ora controlla un punto strategico a soli 200 chilometri da Damasco. In Iraq gli uomini del Califfato hanno conquistato Ramadi e ora sembrano prepararsi per attaccare Baghdad. I miliziani dell’ISIS sembrano aver ripreso un nuovo e inarrestabile slancio dopo la battuta d’arresto seguita alla liberazione di Tikrit.

Il mondo inizia davvero ad avere paura, al punto che gli Stati Uniti parlano di rivedere la strategia della coalizione internazionale che guidano e, addirittura, i Paesi del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in testa, stanno ipotizzando un eventuale intervento di terra.

ISIS, però, ha anche un altro avversario, forse meglio dire un concorrente, nella lotta per la conquista della Siria: il Fronte al-Nusra, l’espressione siriana di al-Qaeda. Da più di tre anni il Fronte conduce una feroce guerra santa in nome dell’Islam wahabita e negli ultimi mesi ha ottenuto e consolidato importanti successi sul campo.

Militarmente le due formazioni si sono scontrate già diverse volte con alterni risultati. A differenza di quella dell’ISIS l’avanzata di al-Nusra è, almeno mediaticamente silenziosa. Nonostante la matrice ideologica sia simile esiste una differenza profonda negli obiettivi politici e militari delle due formazioni. Il Califfato punta a realizzare un mondo completamente islamizzato, il Fronte vuole conquistare il potere in Siria. Una differenza che spiega perché i Paesi del Golfo temono l’avanzata e la diffusione dello Stato Islamico nei loro regni, e il recente attentato a una moschea in Arabia Saudita dimostra la fondatezza di questi timori, mentre continuano a sostenere il Fronte al-Nusra.

“Il Fronte al-Nusra molto probabilmente sopravviverà più di ISIS in Siria, perché ha meno nemici regionali e internazionali. Per questo rappresenterà una minaccia grave ed esistenziale alle aspirazioni del popolo siriano in termini di una futura società democratica e pluralista”, ha detto recentemente Fawaz A. Gerges, direttore del Centro Studi per il Medio Oriente della London School of Economics

La guerra siriana ha generato un vero e proprio caleidoscopio di formazioni combattenti. Gruppi sono nati e scomparsi, alleanze improbabili hanno posto fine a conflitti interni e, soprattutto, i cosiddetti “ribelli moderati” sono ormai letteralmente evaporati, assorbiti o cancellati dalle formazioni integraliste.

L’ultimo nato in questa galassia, a marzo scorso, è “l’Esercito della conquista” (Jaish al-Fatah), un’alleanza di numerose formazioni jihadiste dove fa la parte del leone il Fronte al-Nusra. La formazione, che vede anche la presenza di Faylaq al-Sham, ha di recente preso il controllo della strategica provincia di Idlib.

La nuova alleanza, che esclude l’ISIS, al momento sta creando seri problemi all’esercito siriano, impegnato anche sul fronte del Qalamoun al confine con il Libano. Nei giorni scorsi i miliziani hanno conquistato l’importante base militare di al-Qarmid, struttura che ospitava uno dei più grandi depositi di armi, mezzi ed equipaggiamenti dell’esercito nella regione di Idlib.

Sembrano, ormai, delinearsi due grandi gruppi negli oppositori al Presidente Assad: l’ISIS e il Fronte al-Nusra con i suoi alleati. Due anime al momento fortemente contrapposte, al punto che il Fronte al-Nusra vorrebbe istituire nei territori sotto il suo controllo un “Emirato Islamico” alternativo al Califfato di al-Baghdadi.

Nei territori conquistati il Fronte al-Nusra ha cancellato i suoi avversari, i “ribelli moderati”, e costringe alla conversione all’Islam wahabita le minoranze che incontra sul cammino. Molto meno attivi e presenti sui mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, del loro concorrente ISIS, gli uomini del Fronte al-Nusra utilizzano, però, gli stessi mezzi violenti e coercitivi.

Così, mentre ISIS conquista l’attenzione dell’occidente grazie alla sua propaganda raccapricciante, il Fronte al-Nusra silenziosamente è diventato protagonista della guerra civile. In quella strategica regione della Siria gli integralisti hanno eliminato gran parte dei gruppi di ‘ribelli moderati’, che i paesi occidentali hanno sostenuto per quattro anni.

Il leader del Fronte è Abu Muhammad Al-Jolani, siriano ex-prigioniero degli USA in Iraq.  Le stime più accreditate dell’intelligence di Assad parlano di circa 15.000 miliziani, in maggioranza siriani. Un dato certo è che lo scorso anno nella guerra tra il Fronte e ISIS sono morti circa 3.000 uomini tra le due formazioni.

ISIS aveva contribuito a creare il Fronte al-Nusra, fornendo finanziamenti, personale ed equipaggiamenti militari nel 2012. L’accordo tra i due gruppi si rompe nel 2013, per profonde divergenze strategiche e ideologiche. Il Fronte, sempre fedele ad al-Qaeda, aveva scelto di continuare a collaborare con i gruppi che combattevano Assad e di non impegnarsi in questa fase per la nascita del Califfato di al-Baghdadi.

Negli ultimi mesi, il gruppo ha invaso le roccaforti dei ribelli nella provincia di Idlib, travolgendo due importanti fazioni appoggiati dagli Stati Uniti: il movimento “Hazm” e “Siria Rebel”.

Un diplomatico occidentale in Medio Oriente ha detto che il Fronte al-Nusra ha iniziato i suoi attacchi alle formazioni dei ‘ribelli moderati’ dopo che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha indirizzato i raid aerei contro il gruppo “Khorasan”, che Washington ritiene una cellula del Fronte specializzata negli attacchi agli interessi occidentali.

Una strategia alla quale il Fronte al-Nusra ha risposto con una serie di attacchi spettacolari contro i gruppi ribelli e le forze governative nel nord-ovest della Siria.

“Il Fronte ha ora un controllo assoluto di un’area strategica tra le province di Idlib e Hama nel centro e nel nord-ovest della Siria”, ha detto ancora il diplomatico, che ha parlato in anonimato perché non autorizzato a comunicare con la stampa.

Nel frattempo il gruppo è diventato sempre più aggressivo verso le popolazioni locali. Diverse fonti militari e civili riferiscono che nella regione di Idlib le esecuzioni, le decapitazioni e le crocifissioni sono all’ordine del giorno, anche se queste atrocità non sono rese pubbliche con la stessa cinica efficacia che caratterizza ISIS.

“Sembra stiano cercando di mostrare al mondo una faccia più razionale e moderata dei loro antagonisti – ha detto ancora Fawaz A. Gerges – compiono gli stessi crimini, ma non li celebrano, non li mostrano.”

Dalle tante testimonianze raccolte emerge che le azioni più violente del gruppo finora sono rivolte ai membri della minoranza drusa della regione di Jabal al-Summaq. L’obiettivo è la conversione forzata all’Islam.

“Il Fronte al-Nusra nella provincia di Idlib è sempre più dominante e pericolosamente lanciato nella battaglia per eliminare i rivali - ha detto Faysal Itani, un consulente presso il Consiglio Atlantico – in ultima analisi vuole governare la Siria.”

Quello che rimane della “Coalizione Nazionale Siriana” (che all’inizio della guerra raccoglieva la maggioranza dei ribelli ndr), in passato era stata molto cauta nel criticare il Fronte al-Nusra, ora sta cambiando posizione. “Siamo preoccupati per le violenze e gli abusi commessi contro i civili e i membri dell’Esercito libero Siriano dal Fronte al-Nusra - ha dichiarato il portavoce Salem al-Muslet – si tratta di comportamenti criminali.”

L’integralismo armato in Siria sembra ormai essere il solo risultato di una rivolta che, in modo miope e colpevole, l’occidente quattro anni fa si impegno a sostenere fornendo aiuti militari e finanziari.

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