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Siria, economia in ginocchio e popolo alla fame

La produzione agricola crolla ai minimi storici, le industrie distrutte o ferme, mancano grano e medicinali. L’inflazione è alle stelle e due terzi dei siriani vivono in povertà estrema.

Una donna siriana trasporta sacchi sulla testa mentre lavora in un campo di grano nella campagna di Idlib, Maarshamsha, 31 maggio 2015. REUTERS/Khalil Ashawi
Una donna siriana trasporta sacchi sulla testa mentre lavora in un campo di grano nella campagna di Idlib, Maarshamsha, 31 maggio 2015. REUTERS/Khalil Ashawi

In Siria, dove milioni di civili si preparano ad affrontare il sesto inverno di guerra, la produzione alimentare continua a scendere e a toccare record negativi. La produzione di grano è crollata da i 3,4 milioni di tonnellate raccolte prima del conflitto al 1.500.000 di quest’anno.

Molti agricoltori hanno dovuto abbandonare la loro terra, non più in grado di sostenere i costi sempre crescenti delle sementi, dei fertilizzanti e del carburante per i trattori, secondo la FAO e il WFP.

“C'è un deficit stimato di circa 838.000 tonnellate nel fabbisogno di grano della popolazione, questo anche tenendo conto delle importazioni.” Ha detto Bettina Luescher, portavoce del WFP. La superficie coltivata a cereali nella stagione agricola 2015 - 2016 è la più ridotta mai registrata. “La produzione alimentare in Siria ha raggiunto un record negativo a causa dei combattimenti e del’insicurezza, ma stanno anche pesando molto le cattive condizioni atmosferiche.”

Per cercare di arginare la crisi alimentare il Governo di Damasco ha raggiunto un accordo con l’alleato russo per l’acquisto di un milione di tonnellate di grano. Una quantità appena sufficiente a coprire per un anno le esigenze della popolazione dei territori controllati dalle autorità statali.

Prima della guerra la Siria era un esportatore di bestiame. “Ora mandrie e greggi si sono ridotti in modo significativo, i bovini sono il 30% in meno e gli ovini sono diminuiti del 40% e si registra addirittura il 60% in meno di pollame.

Più di sette milioni di persone in Siria vivono in condizioni di insicurezza alimentare. “Circa l’80% delle famiglie nel Paese - ha detto ancora Bettina Luescher - lotta con la mancanza di cibo o la mancanza di soldi per comprare il cibo.”

Abu Abdullah, grossista alimentare a Damasco, ha raccontato dei problemi provocati dalla guerra. “Da un lato la gente non ha soldi e acquista molto meno. Dal’altro è sempre più difficile trovare rifornimenti. Prima del conflitto in sei ore la merce arrivava da Deir er-Zor (nell’est del Paese ora in mano ai jihadisti ndr) a Damasco. Ora ci vogliono due settimane e il costo del trasporto è cresciuto di 200 volte, senza contare tutti i pedaggi che devo pagare ai diversi gruppi armati lungo la strada.”

Dopo più di cinque anni di guerra civile l’economia è a pezzi. Nel Paese le poche fabbriche che non sono state distrutte o saccheggiate non riescono a lavorare per la mancanza di energia elettrica. Le esportazioni di petrolio, un pilastro dell’economia siriana, sono praticamente azzerate. Le sanzioni internazionali hanno reso impossibile l’esportazione e l’importazione e oggi un Dollaro USA vale più di 500 Lire siriane, mentre prima del conflitto bastavano meno di 50 Lire per un Dollaro.

Samer al-Debs, della Camera dell'Industria di Damasco, ha stimato che in alcuni settori la perdita arriva al 60%. “Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa hanno portato a un aumento vertiginoso del costo delle importazioni, perché le banche si rifiutano di negoziare con le entità siriane.”

Cibo e medicine sono esenti da sanzioni, ma le banche internazionali stanno prendendo ulteriori precauzioni per assicurarsi che le loro transazioni non siano bloccate dalle autorità di controllo. Così, anche per le merci non soggette a sanzioni sono negate linee di credito e di trasmissione internazionale. 

Spesso gli importatori ricorrono a reti informali, ma questo provoca un ulteriore aumento dei costi.

“Queste difficoltà si riflettono sulla disponibilità di molti farmaci importanti – ha detto Ruba Mizra, farmacista a Damasco – per farmaci anticancro o salvavita dobbiamo sempre di più contare sulle importazioni di contrabbando da Iran e India. Oltre al problema del costo c’è quello del corretto trasporto e conservazione di farmaci delicati come l’insulina.”

Si stima che l’inflazione in Siria sia aumentata del 400% dal 2011. Secondo uno studio di del Fondo Monetario Internazionale nel Paese i due terzi della popolazione vive in condizioni di povertà estrema, contro il 10% di prima della guerra.

Anche se il conflitto dovesse concludersi in tempi brevi, quelli della ricostruzione e della rinascita della Siria appaiono davvero lunghissimi.

@MauroPompili

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