Una piccola brigata di muratori e carpentieri è quotidianamente impegnata a ricostruire le case che la guerra distrugge. A Deraa la guerra dura da sei anni e i rifornimenti sono difficili e costosi, ma gli uomini di Abu Salem non si arrendono e continuano a lavorare con i pochi mezzi a disposizione. 

 REUTERS/Alaa al-Faqir
REUTERS/Alaa al-Faqir

Ogni volta che Abu Salem, costruttore edile a Deraa in Siria, interviene per riparare i danni provocati da un colpo di mortaio o da una bomba caduta nelle vicinanze, sa che probabilmente tornerà a lavorare in quella casa molto presto. “Da quasi sei anni la nostra città e in guerra – ha detto al telefono – i colpi arrivano continuamente e da tutte le forze in campo. Anche se una casa appena riparata può essere ancora colpita il giorno dopo deve essere lo stesso riabilitata. La gente deve continuare a vivere, deve avere una casa.”  


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Abu Salem è il titolare di una piccola impresa edile, con i suoi 12 operai è diventato esperto nella riparazione di abitazioni colpite dal conflitto.

Sono una squadra specializzata nel lavorare in zona di guerra. Per la difficoltà di reperire materie prime hanno imparato a riciclare efficacemente le macerie Per la mancanza di energia elettrica e di carburante non possono usare attrezzature meccaniche, per questo lavorano soprattutto con arnesi manuali.

Nonostante le difficoltà non hanno perso il loro senso dell’umorismo. Tre mesi fa un video, diffuso con molto successo sui social media siriani, mostrava un gruppo di uomini mascherati che, agitando attrezzi da lavoro, urlavano “Dio è grande”. A prima vista sembrava uno dei tanti filmati di propaganda messo in rete da una delle formazioni estremistiche coinvolte nella guerra siriana, ma non era così.

“In nome di Dio sono Abu Salem al-Muhammad e annuncio la nascita di una brigata di spruzzo di calcestruzzo nelle aree libere”. Grida Salem nella telecamera, in una parodia dei leader ribelli che combattono il presidente Bashar al-Assad.

“Se tu distruggi noi in nome di Dio ricostruiamo!” Urla mentre i suoi uomini agitano con veemenza picconi e pale e poi tutti si lasciano andare a una grande risata.

Dopo che è stato diffuso il video di “You Destroy and We Rebuild Brigade”, le persone hanno cominciato a fermare Abu Salem per strada. “Mi dicono che sono il capo della migliore brigata che si è formata dall’inizio della guerra.” Ha raccontato al telefono.

La guerra in Siria ha distrutto l'economia nazionale e ha frantumato il Paese trasformandolo in un mosaico composto da aree controllate o dall’esercito o da diverse milizie. In questo patchwork è complicato e costoso anche far circolare qualsiasi merce.

 Le vie di comunicazione sono continuamente interrotte dai posti di blocco dell’esercito e delle tante fazioni in guerra.

“I soldi possono talvolta parlare più forte della lealtà politica, e in tutta la Siria le merci ancora trovano la loro strada attraverso le linee di frontiera, con tangenti pesanti pagate a ogni check-point.” 

Abu Salem vive in una zona in mano ai ribelli, ma i materiali da costruzione di cui ha bisogno vengono dalle zone controllate dal governo. “Il cemento a Damasco costa circa 30.000 Lire Siriane a tonnellata, ma a Deraa, dove arriva dopo aver superato tutti i posti di blocco, costa dalle 50.000 alle 55.000 Lire Siriane. Ogni cosa che facciamo arrivare da fuori lungo la strada aumenta, a volte anche del 100%.”

Il costruttore è appassionato del suo lavoro, che vive quasi come una missione per combattere la distruzione. “quello che mi dispiace e di non poter fare un buon lavoro come vorrei. Non ci sono ingegneri, c’è poco materiale e anche usare una macchina semplice come un miscelatore per il cemento è impossibile. Riutilizziamo macerie e acciaio da edifici distrutti e facciamo tutto a mano. Ma queste sono condizioni di guerra.” Ha detto Abu Salem, che negli anni ha dovuto riabilitare la sua casa già due volte,  la prima per colpa dei mortai dei ribelli e la seconda per le bombe del Governo. 

Anche il salario dei suoi operai è adeguato alle difficili condizioni e ai pochi soldi a disposizione della popolazione, quattro al massimo cinque dollari USA al giorno per ognuno. “I membri della nostra Brigata sono pagati quello che i clienti possono permettersi, mal che vada un piatto e un poco di acqua ci sono sempre.”

@MauroPompili 

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