La lunga crisi tra Spagna e Venezuela ora sfocia in uno scontro aperto

Con le sanzioni Ue, si è consumata la frattura tra Madrid e Caracas. Dopo l’espulsione degli ambasciatori, potrebbero arrivare rappresaglie economiche. Ma è uno spagnolo, l’ex premier Zapatero, a tenere in vita il fragile dialogo tra governo e opposizione

Nicolas Maduro e Jose Luis Rodriguez Zapatero si stringono la mano a Caracas. Miraflores Palace/Handout via REUTERS
Nicolas Maduro e Jose Luis Rodriguez Zapatero si stringono la mano a Caracas. Miraflores Palace/Handout via REUTERS

Salutando i funzionari dell'ambasciata a Caracas, giovedì 25 gennaio, Jesús Silva Fernández ha ricordato di essere il primo ambasciatore nella storia della diplomazia spagnola a subire un provvedimento di espulsione. «Non so se questo sia un onore o no, ma non è quello che avrei desiderato», ha commentato laconico. Il Presidente Nicolas Maduro gli ha dato tempo 72 ore per andarsene. La Spagna ha reagito con reciprocità, dichiarando non grata la presenza del rappresentante venezuelano a Madrid, che nel frattempo già era stato richiamato nel suo Paese per consultazioni.

I rapporti tra i due Paesi sono precipitati dopo il varo di un pacchetto di sanzioni da parte dell'Unione europea contro sette dirigenti ed esponenti istituzionali venezuelani, ai quali sono congelati eventuali patrimoni e gli viene proibito l'ingresso nel vecchio continente. Una misura che arriva dopo il blocco della vendita di armi e di materiale utilizzabile per la repressione interna, deciso nel novembre scorso.

Secondo molti osservatori venezuelani, le sanzioni Ue sono vissute dal regime di Caracas come un atto molto più grave rispetto a quelle decise dagli States, perché esporrebbero il Paese a un isolamento ben più pesante e con conseguenze su tutti gli ambiti. Da qui la furia di Maduro.

A farne le spese è stata la Spagna, il bersaglio più semplice e più simbolico, si direbbe. È bastato un commento di Mariano Rajoy («sanzioni ben meritate per le brutali decisioni e per la forma di intendere la democrazia da parte del signor Maduro») per scatenare l'uomo forte di Caracas: «razzista, colonialista, a capo del governo più corrotto che si sia mai conosciuto nella storia di Spagna», così ha liquidato il premier iberico.

Il fatto è che un altro spagnolo è nel frattempo al centro del delicatissimo dialogo tra governo e opposizione in corso nella Repubblica Dominicana, il primo tentativo di avvicinamento considerato davvero serio. Si tratta di José Luis Zapatero. È stato l'ex-premier spagnolo infatti a tenere il fragile filo nella drammatica situazione venezuelana. Tra alti e bassi, porte sbattute e annunci clamorosi, rinvii e reincontri, quello che ha l'aria di una tele-serie politica si è ridato appuntamento peraltro proprio oggi, 28 gennaio, nell'isola caribeña.

José Luis Zapatero è l'unico spagnolo di un certo livello che Nicolas Maduro rispetta. L'unico che ha avuto il permesso di incontrare Leopoldo Lopez quand'era nel carcere militare di Ramo Verde (l'oppositore e leader di Voluntad Popular sta scontando una pena di 13 anni per gli scontri del febbraio 2014) e poi capace di fargli avere i domiciliari. Zapatero è da più di un anno che fa la spola tra Madrid e Caracas (anche due volte al mese, ha dichiarato) fino a convincere le due parti a trovarsi nella Repubblica Dominicana, disegnando un possibile quadro negoziale.

Finora l'esecutivo di Rajoy lo ha discretamente sostenuto i suoi sforzi. Nell'opposizione venezuelana invece è guardato da sempre con sospetto e non sono pochi a dire off record che sia pagato dal governo di Maduro per costruirgli una facciata rispettabile e dialogante in modo da abbassare la pressione internazionale, pur non avendo alcuna volontà di andare fino in fondo. Così è successo nel dicembre 2016 con il tavolo aperto assieme al Vaticano e velocemente naufragato. Così sembra stia succedendo in Dominicana: solo dieci giorni fa le due parti parevano sul punto di aver individuato una road-map. È stato lo stesso portavoce governativo, Jorge Rodriguez, a divulgare i contenuti: elezioni alla fine dell'anno, garanzie di imparzialità, compreso un nuovo e concordato Consiglio Nazionale Elettorale. Qualche giorno dopo, il colpo di scena: l'Assemblea Costituente (tutta governativa) ha indetto nuove elezioni presidenziali entro la fine di aprile e con lo stesso Cne. Cosa si dicano oggi in Dominicana è difficile da prevedere. Tanto più che venerdì il Tribunale Supremo ha dichiarato inammissibile la partecipazione della Mud, la coalizione di opposizione.

D'altra parte Zapatero conosce da molto tempo i suoi interlocutori. Esattamente dieci anni fa, al 17mo vertice Ibero-americano a Santiago del Cile, il defunto presidente venezuelano Hugo Chavez parlava con la sua solita foga dell'ingerenza spagnola in Sudamerica, accusando l'ex-premier José Maria Aznar di aver tirato le fila durante il fallito golpe del 2002 a Caracas. Gli aveva dato del «fascista» aggiungendo che  «un serpente è più umano di un fascista». A rappresentare la Spagna c'erano proprio José Luis Zapatero (allora primo ministro) e il re ancora sul trono Juan Carlos. La scena è celebre.

Tirato in causa, Zapatero aveva preso la parola, col suo modo sempre pacato, per chiedere rispetto. Tuttavia Chavez continuava a interromperlo finché il re non perse le staffe e sbottò con una frase diventata subito virale: «Por qué no te callas?». Mai si era visto qualcosa di simile in un summit diplomatico del più alto livello. In una manciata di secondi tutti i capi di Stato latinoamericani si guardarono col fiato sospeso. Persino Chavez finse di non aver capito. E i gesti: Zapatero sussurrando «un momento» al re, per calmarlo e avvicinando la mano senza toccarlo, mentre il sovrano puntava le dita contro il Comandante, gli occhi pieni d'ira. Perché non taci, gli aveva appena detto rabbioso, dando del tu a un capo di Stato di un Paese che era stato a lungo una colonia sotto il trono della sua famiglia.

Chavez avrebbe detto poi di non aver sentito, «sennò gli avrei lanciato l'intera cavalleria». Maduro con Rajoy è stato più brutale, com'è nel suo stile. «Ponte a cuatro paticas, compadre, que este pueblo lo que te va a dar es pela», come dire: mettiti a quattro zampe, amico, che questo popolo ti va a sculacciare, ma con una accezione molto più volgare. Se questo sia solo l'inizio di un'escalation o se sia stato l'apice dello scontro fra due Paesi che hanno relazioni tanto profonde, è tutto da vedere.

In realtà quello che in molti si chiedono a Caracas è se il governo chavista stia valutando rappresaglie economiche contro le imprese spagnole che operano nel Paese, dalla Bbva nel settore bancario alla telefonica Movistar fino alla potente Repsol. Sempre oggetto di minacce, finora hanno resistito alla bufera politica ed economica, aspettando tempi migliori come hanno sempre detto. Neanche Iberia, la compagnia aerea, seppur presa di mira con mille angherie burocratiche, non ha mai interrotto o limitato i voli, preferendo solo non far scendere l'equipaggio nella capitale e inviandoli a riposare invece in Repubblica Dominicana.

Tuttavia il quadro commerciale tra i due Paesi è eloquente. Dal 2013 gli scambi  sono andati sempre più contraendosi. Secondo l'Icex, l'istituto di commercio estero iberico, quello è l'anno chiave: «si concludevano opere pubbliche di grandi dimensioni portate avanti da imprese spagnole (metro, centrali termo-elettriche e linee elettriche), cui è seguita la crisi con minori importazioni e difficoltà finanziarie e cambiarie», dichiara ufficialmente. Tra il 2013 e il 2016 i dati sono sconfortanti: l'export spagnolo è caduto in tutte le voci tradizionali, dai semifatturati (-61,28%) alla manifattura (-45,29%), così il settore automobilistico (-40,50%) e persino alimentare (-52%). Quello che Madrid importava, petrolio essenzialmente per il 96%, è diminuito del 73%. «Un trend nel quadro di quello che avviene nel resto della Ue», sottolinea comunque l'Istituto.

La crisi diplomatica, dunque, arriva alla fine di una lunga relazione ormai sfibrata. L'unico che sembra capace di resistere è lui, José Luis Zapatero. L'unico che ormai tiene la porta socchiusa e che sta tentando l'impossibile.

@fabiobozzato

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