Washington minaccia sanzioni, arresti o peggio qualora la Corte dovesse aprire un’indagine per crimini contro l’umanità in Afghanistan. Il falco Bolton lancia l’offensiva contro la Corte anche per colpire le odiate istituzioni della “governance globale”. Ma può essere un boomerang

Giudici durante una pausa fuori dalla Corte dell'Aja. REUTERS/Damir Sagolj
Giudici durante una pausa fuori dalla Corte dell'Aja. REUTERS/Damir Sagolj

L’Aja - Un attacco frontale come quello degli ultimi giorni dagli Usa, all’a Corte penale internazionale (Icc)  di sicuro non lo ricordano: «Gli Usa proteggeranno con ogni mezzo necessario i suoi cittadini e quelli di Stati alleati dagli ingiusti procedimenti di questo tribunale illegale», ha detto il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Usa, John Bolton. Agitando lo spettro di sanzioni o addirittura l’arresto per funzionari della Corte dell’Aja che osassero risucchiare nei processi per crimini contro l’umanità anche ufficiali Usa. 


LEGGI ANCHE : La retorica anti-Iran di Trump che punta al regime change


Le parole, seguono il monito del pubblico ministero de l’Aja, Fatou Bensouda, che lo scorso novembre si era espressa per indagini ad ampio raggio su crimini contro l’umanità in Afghanistan, nel 2003, senza esclusione di funzionari, militari e membri dell’Intelligence Usa. Una dichiarazione di guerra, secondo il falco Bolton, che non ha esitato - in una risposta a stretto giro sul Wall Street Journal - senza tanti complimenti a dire la sua sul tribunale: “l’America dovrebbe cogliere l’occasione - come disse Churchill sul Bolscevismo - per strangolare l’Icc nella culla”. 

Perchè un discorso tanto “politically uncorrect” contro un’istituzione fragile, spesso ignorata dagli stessi Stati membri e che in 16 anni di vita, ha ottenuto ben pochi risultati? In primis, la ragione è proprio questa: la Corte offre agli Usa dell’amministrazione Trump un eccellente capro espiatorio low-cost per colpire l’odiata “governance globale” e le organizzazioni internazionali senza timore di ripercussioni significative, accanendosi con una delle meno prestigiose.

È poi quest’ultima circostanza a prestare il fianco ad una risposta muscolare: fu di John Bolton, all’epoca della prima amministrazione Bush, l’idea dei trattati bilaterali di immunità dall’Icc, ossia di accordi con i singoli Stati firmati, nell’anno di istituzione della Corte, per scongiurare l’ipotesi che funzionari americani ricercati fossero arrestati ed estradati a l’Aja. Le dichiarazioni della pubblico ministero Fatou Bensouda, sono in questo senso un vero e proprio affronto perché aprono una possibilità, remota certo, ma non da escludere a priori: Washington non è parte dello Statuto di Roma, tuttavia la giurisdizione della Corte, qualora un mandato di cattura fosse spiccato contro un cittadino americano, potrebbe valere se quest’ultimo si trovasse a camminare sul suolo di un dei 123 Stati parte. 

Indipendentemente dall’ipotesi, che rimane di scuola, il dato politico è che l’Icc sta cercando da tempo di scrollarsi di dosso l’immagine di “tribunale coloniale”, che negli anni, parte dell’Unione africana gli ha appiccicato addosso, sfidando gli equilibri politici e diventando un faro per la tutela universale dei diritti umani, sostenuta in primis da Canada e Francia in opposizione alla Casa Bianca.

Bolton, poi, ha da sempre il dente avvelenato con il primo Tribunale permanente per crimini contro l’umanità della storia e la sua è una vera e propria guerra personale che rischia, tuttavia, di rendere più solide le istanze di quella parte della società civile americana che da anni chiede a gran voce la ratifica dello Statuto di Roma; in primis la Coalition for the Icc con sede a New York, un’organizzazione ombrello che raccoglie centinaia di ong e ha promosso a fine anni ‘90 la nascita della Corte.

L’offensiva contro l’Aja – tribunale - inoltre potrebbe rivelarsi un boomerang: dopo la chiusura totale del Bush I e un approccio più conciliante del Bush II, l’amministrazione Obama aveva inaugurato un nuovo approccio, più tattico: cooperazione con il tribunale, utilizzato nei casi di Sudan e Libia con un mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza, ma senza compromettersi con la sua giurisdizione. Un modo per confermare l’immunità degli Usa dallo scrutinio dell’Icc, aprendo tuttavia un canale di dialogo.

Così, invece, si torna indietro al 2002 e al muro contro muro di Bush con la neonata Corte che si concretizzò in un singolare comma inserito nell’American Service-members’ Protection Act, introdotto per garantire a funzionari civili e militari americani l’immunità dalla sua giurisdizione: in un passaggio è previsto l’uso “di tutti i mezzi necessari e appropriati” da parte degli Stati Uniti per liberare i soldati americani, o di un Paese alleato, detenuti su richiesta dell’Icc nella località di Scheveningen, presso il carcere del Tribunale. Tale è stata l’ironia che il comma ha sollevato tra gli addetti ai lavori, da essersi riguadagnato l’appellativo di “The Hague Invasion Act”.

@msfregola 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE