Il giro di vite inizierà tra 90 giorni. Le misure punitive avranno effetti pesantissimi sull’intera economia iraniana, già in difficoltà. E sulla vita degli iraniani a cui Trump aveva assicurato sostegno. Nel mirino anche le aziende europee che fanno affari con Teheran

Una donna mentre tesse un tappeto a Isfahan. REUTERS/Morteza Nikoubazl
Una donna mentre tesse un tappeto a Isfahan. REUTERS/Morteza Nikoubazl

«Firmerò un memorandum presidenziale per iniziare a ripristinare le sanzioni nucleari statunitensi contro il regime iraniano. Istituiremo il più alto livello di sanzioni economiche. Qualsiasi nazione che aiuti l’Iran nella sua missione di ricerca di armi nucleari potrebbe anche essere fortemente sanzionata dagli Stati Uniti». Con queste parole l’8 maggio il presidente americano Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano – il  Joint Comprehensive Plan of Action siglato il 14 luglio 2015 tra i Paesi del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna, più la Germania), l’Unione europea e l’Iran [qui il testo completo ndr] – e il ripristino delle misure punitive contro Teheran.


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Cosa significa praticamente questa mossa per l’economia iraniana? Che effetto avrà su commerci, transazioni, aziende e soprattutto sulla vita quotidiana di milioni di iraniani (quindi sulle automobili che guidano, sulla sicurezza degli aerei sui quali viaggiano o sul rientro di fondi provenienti per esempio dalle esportazioni di cibo e tappeti)?

I tempi: le sanzioni torneranno tra tre o sei mesi

Come specificato in una nota diffusa dal Tesoro americano inizia adesso «un processo di implementazione» effettiva della durata di 90 o 180 giorni in cui verranno gradualmente «esaurite» le attività con l’Iran che erano ripartite dopo la firma dell’Iran Deal.

È importante notare che con l’intesa non tutte le sanzioni americane contro la Repubblica islamica erano state sospese e che gli Usa avevano mantenuto le cosiddette «sanzioni primarie» [qui maggiori dettagli, ndr], continuando a proibire la maggior parte delle attività commerciali con l’Iran e mantenendo dei paletti d’accesso al mercato americano per coloro che intraprendessero legami economici con alcuni attori specifici del panorama iraniano.

Dunque, le sanzioni cui Trump ha fatto riferimento nel suo discorso di addio all’Iran Deal riguardano le cosiddette “sanzioni  secondarie”, ma a partire già da luglio potrebbero tornare le restrizioni su ogni tipo di sostegno ad attività petrolifere. Stando, invece, alla road map fissata dal Tesoro americano sono due le scadenze fondamentali: il 6 agosto e il 4 novembre.

Quali settori saranno colpiti

Il 6 agosto torneranno le seguenti sanzioni: 1) sull’acquisto di dollari da parte dell’Iran; 2) sui commerci in oro e metalli preziosi; 3) sugli scambi e forniture riguardanti grafite, alluminio, acciaio, carbone e software per l’integrazione di processi industriali; 4) sulle transazioni riguardanti acquisto e vendita di rial iraniani; 5) su acquisto o sottoscrizione di debito sovrano iraniano; 6) sul settore automobilistico dell’Iran.

Quello stesso giorno verranno revocate anche le autorizzazioni, legate invece alle cosiddette sanzioni primarie, che avevano permesso dopo il Jcpoa: 1) l’importazione negli Stati Uniti di tappeti e generi alimentari di origine iraniana; 2) alcune altre operazioni finanziarie legate a queste attività.

Dal 4 novembre, invece, Washington sanzionerà nuovamente: 1) gli operatori portuali e il settore della costruzione navale, comprese la Islamic Republic of Iran Shipping Lines (Irisl) e la South Shipping Line Iran; 2) le transazioni relative al petrolio (quindi acquisto di petrolio e prodotti petroliferi provenienti dall’Iran). Saranno dunque colpite tra gli altri, la National Iranian Oil Company (Nioc), Naftiran Intertrade Company (Nico), National Iranian Tanker Company (Nitc); 3) le transazioni finanziarie con la Banca centrale dell’Iran; 4) la fornitura di servizi assicurativi; 4) il settore energetico dell’Iran.

La diplomazia punitiva di Trump contro l’Iran avrà, dunque, effetti pesantissimi sull’intera economia iraniana, già in difficoltà. Ed è qui che le strategie geopolitiche finiscono per compromettere la quotidianità di un’intera popolazione. La stessa che Trump, in svariati discorsi e tweet, aveva millantato di voler proteggere dal regime che la governa, invocando la caduta della Repubblica islamica e il regime change.

Il presidente americano che ha scatenato nuove sanzioni, decretando l’uscita dall’Iran deal – un accordo rispettato nei termini da Teheran, come certificato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e ribadito dall’Unione europea – a ottobre 2017 diceva che il Jcopa aveva «lanciato un’ancora di salvezza politica ed economica alla dittatura iraniana che ha diffuso distruzione e morte» e a gennaio twittava: «Popolo d’Iran … vedrai grande sostegno dagli Usa a tempo debito».

Un altro colpo nella guerra commerciale con l’Ue?

A quanto scritto sopra, si aggiunge un altro problema. Gli Stati Uniti di Trump, in base al principio di extraterritorialità, potranno scagliarsi contro le aziende europee che fanno affari con l’Iran, con l’effetto di isolare ancora di più Teheran, mentre si agita lo spauracchio delle multe per dirottare il business altrui verso altri Paesi, dopo averlo ovviamente duramente colpito.

Quindi, se compagnie come Boeing potranno vedere completamente sfumati contratti da miliardi di dollari, anche aziende europee come Airbus potrebbero essere lasciate senza autorizzazione per continuare a lavorare con l’Iran. La stessa sorte potrebbe toccare alla francese Total o alla Peugeot, oltre che a tutte le aziende italiane che lavorano con l’Iran. Adesso serve chiarezza legale per capire cosa succederà al made in Italy in Iran che, stando alle stime di Sace, dovrebbe toccare quest’anno i 2 miliardi di esportazioni con un più nove per centro rispetto al 2017.

Si apre, quindi, un altro fronte: quello delle implicazioni della decisione di Trump negli affari dei Paesi dell’Unione europea. Adesso tocca a Bruxelles cercare di contenere un’America aggressiva che potrebbe risvegliare la vecchia guerra commerciale sulle due sponde dell’Atlantico.

@transit_star

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