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L’esodo venezuelano accende una crisi migratoria (e politica) continentale

Il Sud America fa i conti con l’emigrazione venezuelana. In Brasile gli accampamenti dei profughi sono stati assaltati. Ecuador, Cile e Perù provano a sbarrare loro la strada. E l’Oea convoca una riunione d’emergenza. La linea dura potrebbe accelerare il collasso del regime chavista

Un migrante venezuelano tiene in mano il suo passaporto in coda fuori all'ufficio immigrazione a Lima per ottenere un permesso di soggiorno temporaneo. Perù, 20 agosto 2018. REUTERS / Mariana Bazo
Un migrante venezuelano tiene in mano il suo passaporto in coda fuori all'ufficio immigrazione a Lima per ottenere un permesso di soggiorno temporaneo. Perù, 20 agosto 2018. REUTERS / Mariana Bazo

La terra trema, la moneta cambia e il Tribunale in esilio condanna Maduro a 18 anni di carcere. Il contesto venezuelano si modifica ma la crisi migratoria rimane grave. La situazione, in costante peggioramento dal 2014, ha recentemente innescato le reazioni dei Paesi vicini.

In Brasile, gli abitanti dello Stato di Roraima si sono rivoltati contro i profughi, bruciando i loro accampamenti di fortuna in seguito a una presunta aggressione. L’Ecuador, pur non essendo confinante con il Venezuela, ha bloccato i migranti in viaggio verso sud al confine con la Colombia, annunciando che da ora servirà il passaporto – non solo la carta d’identità - per entrare nel Paese. Una misura simile a quella che entrerà in vigore in Perù. Per vivere e lavorare in Cile, invece, è necessario da aprile il “visto di responsabilità democratica”. Può essere richiesto solo nei consolati cileni e ha un costo, talvolta, insostenibile per chi fugge da una crisi economica devastante. Anche Panama chiede maggiori garanzie economiche dai venezuelani che vogliono fermarsi per massimo 30 giorni.

Le misure sembrano volte a una regolazione dei flussi migratori ma implicano invece volontà politiche. Il cerchio si stringe e Caracas rischia di rimanere più isolata di quanto non sia già.

La decisione del governo ecuadoriano va in questa direzione. L’estate scorsa Quito non si era schierata con il Gruppo di Lima, tantomeno firmando la Dichiarazione di Lima, il documento in cui 12 paesi latinoamericani hanno riconosciuto la mancanza di un assetto democratico in Venezuela, chiedendo una soluzione pacifica della crisi. Adesso, invece, il governo di Lenin Moreno, riconoscendo l’esistenza di una crisi migratoria, ammette un problema istituzionale del governo di Nicolas Maduro. L’Ecuador prende le distanze dal Venezuela, non è un mistero.

«Circa 250.000 persone sono rimaste nel Paese, ma abbiamo ricevuto circa un milione di venezuelani. Molti rimangono solo sei mesi, bisogna controllarli in qualche modo. Se in Ecuador abbiamo 500.000 (venezuelani, ndr) o un milione, gli ecuadoriani, così come gli stessi venezuelani residenti, non riceveranno determinati servizi», ha spiegato Mauro Toscanini, il Ministro degli Interni dell’Ecuador, in un’intervista a El Comercio. I minori, se accompagnati da genitori o tutor, potranno continuare a entrare senza passaporto. C’è chi giudica la misura illegale ed è probabile che, dopo una serie di proroghe, si arrivi a una posizione più morbida verso i migranti.

In Brasile, il governo statale di Roraima ha chiesto la chiusura temporanea della frontiera con il Venezuela, ma l’avvocatura dello Stato ha già trasmesso un parere contrario alla Corte Suprema di Brasilia. L’argomento è divenuto prioritario a livello continentale, spingendo Luis Almagro, segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (Oea), a chiedere una riunione urgente entro due settimane.

Al momento è difficile tracciare un quadro esaustivo dei migranti venezuelani: l'ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) stima che, fino al giugno 2018, in 2,3 milioni abbiano lasciato il Paese. Secondo l’istituto venezuelano Consultores 21 ritiene invece che 4 milioni di venezuelani vivano all’estero, mentre l’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’agenzia collegata all’Onu) ritiene che la cifra più credibile sia di 1,6 milioni di emigrati. Prediligendo l’Oim come fonte, è possibile notare che rispetto al 2015 gli emigrati venezuelani nel mondo sono più che raddoppiati. Erano 697.562 nel 2015, divenendo 1.642.442 nel 2017, secondo i dati del rapporto di aprile 2018. La cifra è ancora più impressionante se relativa agli emigrati nel solo Sud America: nel 2015 erano 88.975, nel 2017 sono divenuti 885.891.

Le destinazioni principali rimangono Colombia, Stati Uniti e Spagna ma crescono i flussi verso Panama, Argentina, Cile, Perù e isole dei Caraibi. Si stima che in Ecuador vivano 39.519 venezuelani, mentre in Brasile sarebbero 35.000. A Panama sono 36.365e in Perù 26.239. In Italia, per fare un paragone, la comunità venezuelana conta 49.831 individui. Sono invece ben altre le cifre per Colombia (600.000), Cile (119.051), Spagna (208.333), Stati Uniti (290.224 al 2016) e Argentina (57.127).

Si tratta di statistiche che non comprendono l’immigrazione irregolare, le persone in transito e coloro che si recano nei Paesi confinanti solo per acquisire beni non reperibili in Venezuela. La crisi è dunque incontrollabile o la richiesta di passaporti cela un segnale al governo Maduro? I venezuelani chiedono di rivedere le politiche migratorie, poiché rinnovare un passaporto è lungo, difficoltoso e dispendioso.

Esiste, infine, una questione centrale in questi flussi migratori: i venezuelani sono migranti economici o rifugiati che scappano da una dittatura? I due aspetti - pur essendo differenti a livello migratorio - si fondono nella vita di coloro che scappano da un Paese, dove il regime ha limitato le possibilità lavorative e democratiche.

Secondo lo studio di Consultores 21, il 63% emigra a causa della situazione economica, il 29% lo fa a causa dello scenario politico. Il 56% degli emigranti vorrebbe vivere in Sud America, così da poter fare ritorno se le condizioni di vita dovessero migliorare nel breve termine. Il 50% di coloro che vogliono andarsene ha fra i 25 e 44 anni e il 74% di loro non riceve sussidi dal governo. Secondo l’87%, invece, il governo è responsabile della crisi economica.

«Il totale degli sfollati venezuelani potrebbe aver raggiunto i 4 milioni su una popolazione totale di 30 milioni. Il deflusso potrebbe superare i 6 milioni di persone che sono fuggite dalla Siria per la guerra civile», scrive The Economist tracciando uno scenario tendente al pessimismo. Gli studi indicano molteplici i motivi per abbandonare - volontariamente o forzatamente - il Venezuela.

In questo contesto, la risposta migratoria del Sud America potrebbe essere fondamentale per accelerare il collasso del regime chavista.

@AlfredoSpalla

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