Storia di Otto Skorzeny e del suo ruolo nel Peronismo

Era considerato l’uomo più pericoloso d’Europa durante la II Guerra Mondiale. Otto Skorzeny per i nordamericani era “lo sfregiato”, per quella cicatrice sulla guancia prodotto di un duello Mensur - un combattimento schermistico rituale molto in uso nelle grandi università - che esibiva orgogliosamente.

Fu uno dei soldati favoriti di Hitler e l’uomo che guidò il commando che liberò Benito Mussolini confinato sul Gran Sasso dopo il 25 luglio.

Otto Skorzeny però non fu solo questo. Dopo il conflitto scappò prima nella Spagna del dittatore Franco e poi in Argentina ma, a differenza degli altri nazisti, non rimase nell’ombra. Divenne consigliere dell’uomo che rivoluzionò la storia politica d’Argentina, il generale Juan Domingo Peron. E, soprattutto, divenne la guardia del corpo della donna che rese possibile quella rivoluzione, Eva Peron, detta Evita: la ragazza di umili origini divenuta moglie del generale Perón e anima del movimento politico nato il 17 ottobre del 1945, il Peronismo. I più pettegoli sostengono addirittura che Evita ebbe una relazione amorosa con Skorzeny, prima che quest’ultimo si trasferisse definitivamente in Irlanda dove divenne un fattore e allevatore di cavalli, per poi morire di tumore nella sua residenza di Madrid nel 1975.


«Se siente, se siente, Evita está presente» era il coro cantato

poco dopo la scomparsa di Eva Perón (aveva 33 anni quando morì), una delle figure politiche più incisive d'Argentina. E, ancora oggi, il Peronismo è così vivo nella società da costringere ogni politico a confrontarsi in qualche modo con queste figure, alimentate - e forse mitizzate - nel corso degli anni. Se da un lato significano ancora lotta politica e diritti per i più deboli, nei fatti i simboli del peronismo stanno perdendo il loro significato politico, mantenendo però in vita il populismo che le contraddistinse e che ancora oggi ipnotizza il paese.


La coppia presidenziale che ha preso in mano il destino dell’Argentina dopo la crisi del 2001, Néstor e Cristina Kirchner, ha fatto per anni leva proprio sull’immagine di un amore che con la sua forza stava risollevando le sorti di un paese messo in ginocchio da colpi di Stato, dittature e politiche economiche dissennate, procedendo a una totale sostituzione nell’immaginario collettivo con le figure appunto di Evita e Perón.

Obiettivo che ora - dopo la morte di Néstor Kirchner il 27 ottobre 2010 - Cristina sta portando avanti sola. «Néstor con Perón e Cristina con il popolo» è il motto, ripetuto in continuazione su striscioni e graffiti. E poi dipinti, opere teatrali, libri: il romanzo del peronismo argentino sembra non avere mai fine. Dopo l’elezione di Papa Francesco, il partito kirchnerista Frente para la Victoria (FpV) ha diffuso manifesti in cui, guardando dal cielo Cristina mentre abbraccia il Papa, Perón dice a Néstor: «Guarda un po’ ragazzo dove siamo arrivati».

Il progetto peronista dei Kirchner però adesso si trova di fronte a un bivio. La presidente ha raggiunto i due mandati e non può ricandidarsi alle prossime elezioni previste per ottobre 2015, nonostante il tentativo (fallito) di modificare la costituzione per poter accedere a un terzo mandato. Come pre-candidato è stato presentato Florencio Randazzo, attuale ministro dell’Interno e dei Trasporti del FpV. Sempre che venga eletto alle primarie obbligatorie del 9 agosto contro quello che lui stesso ha definito il “candidato del gruppo Clarin nel Fpv”, Daniel Scioli, attuale governatore della provincia di Buenos Aires, il bacino elettorale più importante del paese con 18 milioni di abitanti (su un totale di circa 40milioni di argentini). Senza contare gli altri pre-candidati principali, come Sergio Massa, attuale deputato della Nazione per la provincia di Buenos Aires ed ex capo di Gabinetto del governo fino alla rottura con il kirchnerismo, avvenuta nel 2009, in seguito alla quale fondò del partito Frente Renovador. Altro pre-candidato importante è l’attuale sindaco conservatore della città di Buenos Aires, Mauricio Macri, ex presidente del club Boca Juniors, che da anni cerca di farsi largo nella corsa alla presidenza.

Ad agosto si saprà chi correrà alle presidenziali di ottobre e, soprattutto, se il progetto kirchnerista avrà un seguito. Nella decisione degli argentini peserà anche il modo in cui il governo di Cristina Kirchner porterà avanti la questione degli Hedge Funds - i fondi avvoltoio - che ha il suo prossimo importante appuntamento il 3 marzo, data fissata dal giudice americano Thomas Griesa, che gestisce il contenzioso.L’incontro ha una grande importanza macro-economica e sociale, perché dall’andamento del negoziato per risarcire i tango bond scaduti con la crisi del 2001, dipende ora la possibilità argentina di tornare a essere appetibile sui mercati esteri e quindi di usare questi capitali per le politiche di contenimento cambiario del 2015 e, in generale, per mitigare il dissenso di un popolo storicamente vittima dell’inflazione.

@GiuliaDeLuca82

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