Strage a Dacca: la complessa rete del jihadismo in Bangladesh

L’ultimo bagno di sangue compiuto a Dacca da un nucleo di fanatici jihadisti probabilmente legati allo Stato Islamico è stato operato con il chiaro intento di fare strage di occidentali, che frequentavano abitualmente il caffè-pasticceria Holey Artisan Bakery.

Bangladeshi soldiers and security personnel sit on top of armoured vehicles in a diplomatic zone of capital Dhaka. Photo Afp

Il caratteristico locale è situato nel quartiere di Gulshan, uno dei più protetti della capitale del Bangladesh, dove, tra venerdì sera e le prime ore di sabato, sette terroristi bangladesi hanno prima eliminato due agenti delle forze di sicurezza locali per poi fare irruzione all’interno del caffè-pasticceria, dove hanno ucciso venti clienti, tra cui nove italiani e sette giapponesi, che stavano cenando nel locale molto frequentato da diplomatici e occidentali.

Le rivendicazioni dell’attacco

Il sito web del SITE Intelligence Group, la società statunitense con sede a Bethesda nel Maryland, che monitora regolarmente account e forum del jihadismo internazionale, ha riferito che l’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico.
Il ministro dell’Interno del Bangladesh, Asaduzzaman Khan, ha però seccamente smentito che gli autori dell’assalto all’Holey Artisan Bakery fossero membri dell’ISIS. Khan ha affermato che i responsabili della strage appartenevano al gruppo jihadista bengalese Jamaeytul Mujahdeen Bangladesh (JMB), dichiarato illegale nel Paese da più di dieci anni.
Secondo Khan non esiste “nessun legame” tra questo gruppo e lo Stato Islamico, del quale il governo di Dacca continua a negare la presenza sul proprio territorio. Resta però il fatto che secondo gli esperti la pista che conduce a un gruppo bangladese legato allo Stato Islamico è quella più accreditata.
L’ISIS ha rivendicato l’azione sia attraverso i suoi canali ufficiali sia attraverso Amaq, l’agenzia stampa vicina al Califfato, che ha pubblicato le immagini degli uomini che hanno condotto l’azione e alcune fotografie che sembrano state scattate all’interno del locale attaccato.
Inoltre, come già avvenuto in altri attentati in Africa occidentale e in Asia sud-orientale, c’è stata anche una rivendicazione immediata da parte di un gruppo filo-qaedista, in questo caso Ansar al Islam Bangladesh, affiliato ad al Qaeda nel subcontinente indiano (AQIS).

La contrapposizione tra IS e al Qaeda

Nell’attesa di stabilire con certezza chi abbia armato la mano dei sette assassini è ormai appurato che con i suoi attacchi brutali e spettacolari, lo Stato Islamico è stato in grado di proiettare se stesso come un potente movimento terroristico transnazionale anche in Bangladesh. 
Dal momento che l’ISIS ha dichiarato la costituzione del suo Califfato nel giugno 2014, molti membri dei locali gruppi radicali islamici hanno deciso di sostenerne la causa rivendicando le proprie azioni in nome dello Stato Islamico. Mentre alcuni di essi sono stati anche reclutati per combattere nei territori siro-iracheni.
Il gruppo si è dimostrato capace di contrastare anche al Qaeda, che però in questi territori è profondamente radicata, grazie alla creazione di estese e consolidate reti regionali, sviluppatesi dall’inizio degli anni ottanta, quando i militanti dell’Asia meridionale combatterono insieme ai qaedisti in Afghanistan.
E’ in quest’ottica, che l’annuncio formale della nascita di AQIS, pronunciato nel settembre 2014 dal leader di Al Qaeda, Ayman Zawahiri, aveva l’obiettivo esplicito di far emergere una piattaforma comune per i movimenti militanti islamici in Pakistan, India, Bangladesh e Myanmar.
Una mossa strategica orientata in primis a mantenere saldi i tradizionali legami nella regione, dove l’ISIS sta guadagnando sempre più consensi. In secondo luogo, mirata a sfruttare il diffuso malcontento tra le popolazioni dei Paesi sopra elencati per mantenere inalterata la propria nicchia di supporto.

Rischio calcolato

Con simili premesse, è evidente che la strage di sabato segna un salto di qualità nell’offensiva jihadista in Bangladesh e indica che la risposta anti-terrorismo del governo è arrivata a un punto critico, marcato dal fatto che malgrado le autorità di Dacca avessero ricevuto inequivocabili segnali riguardo il rischio di imminenti attacchi su larga scala non siano riuscite ad evitare la carneficina di Gulshan.
Varie sigle operative da tempo come Ansarullah Bangla Team (ABT) e Harkatul Jihad al Islami Bangladesh (HuJI-B), insieme a gruppi di recente formazione come Jund al-Tawhid wal Khilafah (JTK), erano stati attenzionati dai servizi di sicurezza bangladesi come latente minaccia di possibili attentati.
E tra questi figurava anche il Jamaeytul Mujahdeen Bangladesh, proprio il gruppo che secondo il ministro degli interni bangladese sarebbe coinvolto nella strage dell’Holey Artisan Bakery.
@afrofocus

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