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Stragi in Egitto: l’ISIS punta a rafforzare la sua presenza nel Sinai

Dopo gli attentati terroristici che ieri hanno insanguinato l’Egitto, per la prima volta dal 2013, anno della rivolta di piazza che depose il presidente islamista Mohamed Morsi, in tutto il territorio nazionale è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Uccelli volano sulla croce di una chiesa copta nel giorno dei funerali delle vittime degli attentati nella domenica delle Palme. REUTERS/Amr Abdallah Dalsh
Uccelli volano sulla croce di una chiesa copta nel giorno dei funerali delle vittime degli attentati della Domenica delle Palme. REUTERS/Amr Abdallah Dalsh

Lo ha annunciato, il presidente Abdel Fatah al-Sisi, rendendo noto che la misura sarà in vigore per tre mesi e che nel contempo sarà ripristinato l’Alto consiglio della resistenza al terrorismo e all’estremismo.

Il governo egiziano ha inoltre decretato tre giorni di lutto per le vittime del duplice attacco che ha colpito la chiese copte di Tanta, nella regione del Delta del Nilo, e di Alessandria d’Egitto.

Il bilancio provvisorio delle vittime è di 27 morti e 78 feriti per l’attacco di Tanta, dove un attentatore suicida si è introdotto indisturbato nella chiesa copta di Mar Girgis durante la messa celebrata per la Domenica delle Palme.

Il secondo attentato ha colpito la cattedrale copta di San Marco ad Alessandria d’Egitto, dove l’attentatore è stato fermato all’ingresso della chiesa dal capo della stazione di polizia di Atareen, riuscendo tuttavia a farsi saltare in aria.

Nell’esplosione hanno perso la vita 16 persone, tra cui tutti gli uomini della sicurezza posti a guardia dell’edificio, mentre i feriti sono 41. Il numero delle vittime sarebbe stato maggiore se fossero esplosi gli altri due ordigni trovati nelle vicinanze del luogo dell’attacco.

Secondo il quotidiano locale Al Ahram, l’obiettivo del terrorista sarebbe stato il papa copto Teodoro II, centodiciottesimo patriarca di Alessandria, che aveva appena tenuto un sermone nella cattedrale. La strage arriva tre settimane prima della visita in Egitto di papa Francesco, che durante la messa della Domenica delle palme ha condannato gli attacchi.

Entrambe le azioni sono state rivendicate dalla Provincia del Sinai dello Stato islamico (Wilayat Sinai) attraverso un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa Amaq, affiliata all’organizzazione terroristica.

Dopo l’attacco è stato diffuso un video con le immagini dei kamikaze, di cui è stata resa nota anche l’identità: Abu al-Baraa al-Masri ad Alessandria e Abu Ishaaq al-Masri a Tanta. Probabilmente si tratta dei nomi di battaglia da jihadisti (in arabo al-Masrī significa ‘egiziano’). Nel filmato non mancano le minacce ai cristiani con la promessa che «il sangue dei figli dei miscredenti scorrerà a fiumi».

Il livello degli attentati di ieri mostra che le cellule dell’ISIS attive nella regione si sono rafforzate da quando, nel dicembre 2014, il gruppo jihadista Ansar Bayt al-Maqdis ha giurato fedeltà al califfo Abu Bakr al-Baghdadi, diventando la Provincia del Sinai dello Stato Islamico.

Dopo l’affiliazione al Califfato, il gruppo islamista, che in passato aveva subito significative perdite per mano dei militari egiziani, ha modificato la sua strategia sferrando attacchi anche contro obiettivi internazionali.

Tra questi, figurano l’attentato del 31 ottobre 2015 contro l’Airbus A321 della russa Metrojet, partito da Sharm el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo, schiantatosi  sulle alture centrali del Sinai, provocando la morte di tutte e 224 le persone a bordo.

L’11 luglio 2015, Ansar Bayt al-Maqdis rivendica l’esplosione di un’autobomba davanti al Consolato italiano al Cairo, provocando la morte di due persone. Pochi giorni dopo, rapisce alla periferia occidentale del Cairo l’ingegnere trentenne croato Tomislav Salopek, chiedendo in cambio del suo rilascio la liberazione delle donne musulmane richiuse nelle carceri egiziane. Il 7 agosto 2015, Salpoek viene decapitato con un coltello e la barbara esecuzione viene ripresa in un video.

Tuttavia, la maggior parte delle azioni della Wilayat del Sinai sono attacchi mordi e fuggi volti a fiaccare la controffensiva dell’esercito egiziano. Inoltre, alcuni analisti prevedono che le perdite territoriali dello Stato Islamico in Siria e in Iraq potrebbero comportare il ritorno della maggior parte dei jihadisti locali nella parte settentrionale del Sinai, dove andrebbero arafforzare le attività degli insorti di Ansar Bayt al-Maqdis.

Questo eleverebbe il livello di scontro da parte dell’esercito egiziano, che dal 2014 è impegnato con trentamila uomini nel contrasto degli islamisti, i quali possono anche contare sulla copertura di tribù beduine del deserto.

Il duplice attentato di ieri ha inferto un colpo durissimo alla strategia di Al-Sisi, basata sulla sicurezza, sulla convivenza di cristiani e musulmani in un regime laico. Il tema della sicurezza è particolarmente sentito dai cristiani, alleati indispensabili per il presidente egiziano.

Con cadenza sempre più frequente si registrano attacchi alle chiese, soprattutto durante le ricorrenze importanti, come avvenuto a Capodanno del 2011, quando furono uccise 21 persone mentre nella chiesa dei Santi (Al-Qiddissine) ad Alessandria si celebrava la tradizionale Messa di mezzanotte.

L’attentato più recente contro i cristiani copti risale allo scorso 12 dicembre al Cairo, nel complesso della cattedrale copta di San Marco nel quartiere di Abbassia, dove durante la preghiera comune con i musulmani, morirono 25 persone.

Infine, tra gennaio e febbraio, sette copti di al-Arish, cittadina del Sinai, sono stati uccisi. Una serie di violenze perpetrate casa per casa dai seguaci dello Stato islamico, che hanno costretto decine di famiglie cristiane alla fuga dalla penisola.  

@afrofocus

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