Tangenti e corruzione: il primo rapporto dell’OECD sulla situazione mondiale

Corruzione internazionale. Si tratta di un crimine complesso e segreto per sua stessa natura. La corruzione internazionale spesso si perpetua in una serie di operazioni offshore, fa affidamento su più intermediari e su strutture aziendali complesse e per tutti questi motivi indagarne le cause e gli effetti non è semplice.

 REUTERS/Philippe Wojazer

Sono coinvolti molti attori, di solito in più paesi del mondo e quindi sottoposti a differenti legislazioni. E’ la natura stessa della corruzione internazionale che spesso ostacola la corretta applicazione delle normative anticorruzione nazionali.

L’ OECD ha diffuso oggi il primo rapporto che fa il punto sulla diffusione e sulle misure di contrasto alla corruzione internazionale dopo l’entrata in vigore della Convenzione sulla corruzione straniera dei funzionari pubblici nelle transazioni commerciali internazionali del 1999.

Senza citarli, il rapporto analizza 427 casi di tangenti e corruzione avvenuti tra febbraio 1999 e giugno 2014 e venuti alla luce e dunque contrastati grazie alle normative anticorruzione, incrementate dopo l’entrata in vigore della Convenzione.

Dalle statistiche emerge che i settori più avvezzi alle tangenti sono: l’estrattivo (19%), quello delle costruzioni (15%), i trasporti (15%), informazione e comunicazione (10%) e infine il manifatturiero (8%).

Le tangenti sono state promesse, offerte o date più frequentemente ai dipendenti delle imprese statali (27%), seguiti dai funzionari delle dogane (11%), i funzionari della sanità (7%) e quelli della difesa (6%).

Capi di stato e ministri  sono stati corrotti nel 5% dei casi ma hanno incassato l’11% del totale delle tangenti. Più della metà dei casi (su 427) ha coinvolto funzionari pubblici provenienti da economie molto sviluppate (57%) fugando quindi il luogo comune delle tangenti come pratica diffusa soprattutto tra le economie in via di sviluppo. Un 6% ricorre alle tangenti per ottenere trattamenti fiscali privilegiati. Nel 41% dei casi il management aziendale è a conoscenza delle mezzette ma non le ha percepite come una pratica poco trasparente e nel 12% dei casi gli stessi amministratori delegati sono stati direttamente coinvolti.

In ogni caso un episodio su tre è venuto alla luce grazie alle denunce di aziende o compagnie che, denunciando, avrebbero approfittato di vantaggi in termini legali; il 13% invece è emerso dalle indagini delle autorità nell’ambito della cooperazione giuridica tra i paesi, mentre fino a oggi hanno avuto scarsa incidenza i rapporti dei whistleblower o le inchieste dei giornalisti investigativi (rispettivamente il 2% e il 5%).

Le informazioni sui casi sono state raccolte da una varietà di fonti, tra cui: le decisioni dei tribunali, gli accordi transattivi disponibili sui siti web delle autorità nazionali incaricate dell'applicazione della legge anticorruzione; le informazioni fornite dalle autorità nazionali, la ricerca open source, le relazioni di Transparency International e  della Banca Mondiale. 

La preferenza è stata data sempre alle informazioni contenute in decisioni giudiziarie ufficiali o accordi transattivi, ma questi dati sono disponibili solo nel 58% dei casi. In un altro 40% di casi le fonti provengono dalle autorità nazionali preposte all’applicazione della normativa anticorruzione, mentre in uno scarno 2% di casi dalle indagini dei media.

Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, c’è stato un significativo aumento delle sanzioni a partire dal 2003 con un picco nel 2011, dopodiché la tendenza è stata a calare, ma questo dipende da diversi fattori. Innanzitutto il tempo medio per portare avanti un processo di corruzione internazionale è aumentato nel corso degli anni e oggi è di oltre sette anni. Ci vuole più tempo perché le tecniche di corruzione sono diventate più sofisticate e c’è una tendenza da parte delle aziende e degli individui a essere meno disponibili  a denunciare e risolvere i casi di corruzione straniera.

La maggior parte delle tangenti internazionali sono pagate dalle grandi aziende, mentre le piccole aziende sono più virtuose, anche se c’è da dire che rispetto a queste ultime ci sono meno dati. Secondo i dati analizzati dall’OECD, infine, le tangenti di solito corrispondono al 10,9% del valore totale della transazione e corrispondono al 34,5% dei profitti.

Il rapporto dell’OECD passa poi ad analizzare la figura degli intermediari che sono la figura chiave nelle tangenti e sono coinvolti in tre casi su quattro di corruzione straniera. Nel 41% dei casi si tratta di agenti di commercio, distributori o broker, mentre nel 35% gli si tratta di società controllate o imprese situate in centri offshore.

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