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Terrorismo in Pakistan: qual è oggi lo stato dei fatti?

Quando lo scorso 15 giugno le forze armate pakistane avevano annunciato l'avvio di una vasta operazione anti-terrorismo nel Nord Waziristan e nelle altre agenzie tribali delle FATA (Federally Administered Tribal Areas) al confine con l'Afghanistan, in molti temevano un'escalation delle violenze in tutto il Paese, con un sensibile aumento degli attacchi terroristici, in particolare nei centri urbani, dove tali formazioni dispongono di cellule più o meno dormienti.

A supporter of religious group holds a flag during a demonstration to condemn the ongoing terrorist attacks on security forces, in Karachi. Photo REUTERS/Athar Hussain


Ad oltre due mesi e mezzo di distanza, non solo tale scenario non si è concretizzato, ma si è addirittura assistito ad una evidente diminuzione degli attentati e del numero delle vittime. Secondo i dati riportati dal South Asia Terrorism Portal, nei mesi di luglio e agosto, i morti per episodi di terrorismo tra i civili sarebbero stati 245. Nello stesso periodo del 2013 ammontavano a 464, mentre due anni prima, nel 2011, erano stati 853. Stando a questi dati, dunque, l'azione di contrasto ai gruppi attivi nel Paese si starebbe rivelando piuttosto efficace.

Secondo un comunicato stampa dell'Inter Services Public Relations del 3 settembre,dall'inizio dell'operazione “Zarb-i-Azb” (dal nome di una delle spade appartenute al Profeta Maometto) sarebbero stati uccisi 910 terroristi e varie località prima considerate roccaforti del “Tehrik-i-Taliban Pakistan” (TTP) e di altre formazioni attive nell'area sarebbero state liberate. Inoltre, parallelamente all'azione condotta nelle FATA, le forze di sicurezza pakistane avrebbero neutralizzato numerose altre cellule dislocate in varie parti del Paese, in particolare a Karachi e nella provincia del Belucistan, uccidendo 42 presunti terroristi e arrestandone altri 114.

Tuttavia, l'operazione “Zarb-i-Azb” non basta, da sola, a spiegare la diminuzione degli attacchi terroristici nel Paese, sebbene vi abbia contribuito in maniera significativa.

La galassia terroristica pakistana sta attraversando una fase molto concitata, caratterizzata da lotte di potere, scissioni e riorganizzazioni interne.

Dal 2007, anno della sua creazione, il TTP è stato il gruppo terroristico più attivo tra quelli presenti nel Paese, rivendicando una lunga serie di attentati, tra cui quello compiuto l'8 giugno all'aeroporto internazionale di Karachi, che ha definitivamente convinto le autorità di Islamabad a intervenire militarmente nelle FATA. Negli ultimi anni, però, sono emerse crescenti tensioni all'interno del gruppo, sfociate poi nella scissione di due delle sue principali componenti.

Il 28 maggio, la fazione guidata da Said Khan (detto "Sajna") aveva comunicato la nascita di una formazione con base nell'agenzia del Sud Waziristan. L'annuncio era giunto dopo mesi di forte tensione, durante i quali si erano verificati frequenti scontri tra i fedeli di Sajna, membri della tribù dei Mehsud, e la fazione capeggiata da Sheharyar Khan, che avevano portato alla destituzione del primo dalla guida della cellula del Sud Waziristan. La morte di Hakimullah Mehsud (ucciso in un attacco con un drone americano il primo novembre 2013), leader del TTP dall'agosto 2009, aveva alimentato forti tensioni all'interno del gruppo. In particolare, la nomina del mullah Fazlullah (caldeggiata in prima persona dal mullah Omar, leader supremo dei talebani afghani) aveva scontentato la potente tribù dei Mehsud, che ha da sempre costituito il nucleo del TTP e, per questo motivo, ne ha sempre rivendicato la leadership. Era subito emerso il timore (poi rivelatosi fondato) che Fazlullah, primo leader non-Mehsud, non fosse in grado di tenere unito il gruppo, anche per ragioni di distanza geografica (si trova da alcuni anni in Afghanistan), oltre che di fedeltà tribale.

Il 26 agosto, un'altra fazione ha annunciato la propria scissione e la nascita di una nuova formazione denominata “Jamaat ul-Ahrar”, il cui obiettivo è quello di sostituirsi al TTP, diventando il principale gruppo terroristico attivo del Paese. Esso è guidato da Maulana Umar Qasim Khurasani, ex-capo del TTP nello Swat, e vedrebbe la partecipazione di numerosi altri ex-membri di spicco del gruppo guidato dal Mullah Fazlullah, tra i quali, l'ex-capo del TTP nell'agenzia di Mohmand e l'ex-portavoce Ehsanullah Ehsan. In tutto, oltre il 50% dei quadri del TTP si sarebbero giù uniti alla Jamaat ul-Ahrar. Un duro colpo per la leadership di Fazlullah e per la stessa sopravvivenza del gruppo, i cui membri si troverebbero ormai in prevalenza in Afghanistan e potrebbero aver stabilito legami con l'intelligence afghana, intenzionata a controbilanciare l'influenza del governo pakistano sui talebani afghani.

L'operazione “Zarb-i-Azb” potrebbe, dunque, aver accelerato processi in atto già da alcuni anni e culminati nell'implosione del TTP. L'intervento militare, inoltre, avrebbe costretto migliaia di terroristi a stabilirsi in altri Paesi: in Afghanistan (nel caso degli elementi ancora legati a Fazlullah), oppure in Siria e Iraq, attirati dalle sirene dello Stato Islamico. Secondo un recente studio pubblicato dall'Accademia di West Point, il numero di combattenti stranieri presenti nelle FATA era pari a 8.000 nel 2008, mentre non supererebbe attualmente poche centinaia. Merito dei droni americani, oltre che del nuovo approccio del governo pakistano. A questo proposito, è interessante notare come, secondo alcuni esperti, l'operazione “Zarb-i-Azb” sarebbe stata lanciata anche per le pressioni esercitate dal governo cinese, allarmato dalla presenza di numerosi uiguri (etnia concentrata nella provincia occidentale dello Xinjiang) nelle zone tribali alla frontiera tra Pakistan e Afghanistan.

Dunque, la diminuzione degli attentati è il risultato di una serie di fattori collegati tra di loro. Tuttavia, il quadro appare destinato a peggiorare nei prossimi mesi. I gruppi nati di recente necessitano, infatti, di tempo per riorganizzarsi, ma è prevedibile che intensifichino l'attività terroristica, una volta che si saranno assestati. L'attuale frammentazione di queste formazioni complicherà, inoltre, l'attività di intelligence e renderà estremamente difficile stabilire contatti e avviare eventuali processi di riappacificazione. Un mostro a più teste molto difficile da controllare.

Infine, anche in Pakistan, i gruppi terroristici si stanno mostrando sempre più sensibili all'influenza dell'ideologia propagata dallo Stato Islamico, come evidenziato dai proclami della Jamaat ul-Ahrar: far parte di un più ampio movimento che si batta per l'instaurazione di un califfato mondiale. Al momento, non esistono formazioni che appaiono in grado di replicare i successi ottenuti da al-Baghdadi in Siria e in Iraq, ma è indubbio che l'ascesa dello Stato Islamico stia galvanizzato l'intera galassia jihadista, rendendo i numerosi gruppi che ne fanno parte più ambiziosi e aggressivi rispetto al passato, caratteristiche che hanno molta presa soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione di fede musulmana. Un grave pericolo per l'intera comunità internazionale.

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