La sfida dei democratici turba la festa dei golpisti thailandesi

«In 4 anni, nessuno ha mai combattuto per la nostra libertà come abbiamo fatto oggi», dicono i pochi attivisti che hanno manifestato a Bangkok nel giorno dell’anniversario del golpe. Subito fermati dai militari. Il nuovo segno di dissenso potrebbe indurre la Giunta a rinviare il voto

L'attivista pro-democrazia Rome Rangsiman mostra una bandiera della Thailandia mentre i manifestanti anti-governativi si riuniscono durante una protesta per chiedere che il governo militare organizzi elezioni generali entro novembre, a Bangkok, Tailandia, il 22 maggio 2018. REUTERS / Athit Perawongmetha
L'attivista pro-democrazia Rome Rangsiman mostra una bandiera della Thailandia mentre i manifestanti anti-governativi si riuniscono durante una protesta per chiedere che il governo militare organizzi elezioni generali entro novembre, a Bangkok, Tailandia, il 22 maggio 2018. REUTERS / Athit Perawongmetha

Chiang Mai - Gli attivisti antigovernativi volevano marciare per le strade di Bangkok per richiedere il ripristino della democrazia e l'anticipo delle elezioni - previste nel prossimo febbraio - entro la fine del 2018, proprio nel giorno del quarto anniversario del colpo di Stato avvenuto il 22 maggio 2014 in Thailandia. Il loro intento era quello di sfilare dal campus Tha Phrachan dell'Università di Thammasat fino al Palazzo del Governo. Lo avevano annunciato e ci hanno provato ma non ci sono riusciti. La polizia, infatti, schierata con più di tremila agenti, ha bloccato subito i manifestanti e ha arrestato i principali leader della protesta.

Sin dalle prime ore del mattino, però, è sembrato subito chiaro che gli attivisti antigovernativi non potessero fare granché. Il numero dei partecipanti, secondo gli organizzatori, era intorno alle settecento persone, circa duecento, invece, quelli che hanno dichiarato le autorità. L'esercito, come avevamo già scritto su eastwest.eu nei giorni scorsi, si era preparato alla possibilità di manifestazioni e aveva avvertito che in caso di violenze le elezioni sarebbero state sicuramente posticipate.

L'arresto degli attivisti

Dopo piccoli attimi di tensione tra i manifestanti e le forze di sicurezza sono stati arrestati Nuttaa “Bow” Mahattana, Chonticha Jaengrew, Arnon Nampha e Ekachai Hongkangwa. Mentre Rangsiman Roma, Sirawith Seritiwat e Piyarat Chongthep, gli altri organizzatori della protesta, si sono consegnati spontaneamente agli agenti. «Non è mai facile prendere una decisione», ha detto Rangsiman prima di presentarsi alla polizia. «Per quattro anni, nessuno ha mai sfidato e combattuto per i nostri diritti e per la nostra libertà come abbiamo fatto oggi. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare. Ci abbiamo provato».

La deriva autoritaria

Quando nel maggio del 2014 la giunta guidata dal generale Prayuth Chan-ocha ha preso il potere aveva promesso di risolvere la crisi politica del Paese, di implementare le riforme e di tornare alle elezioni entro il 2016. Però, così non è stato. In questi quattro anni i militari hanno aumentato il proprio potere, hanno cambiato la Costituzione e hanno stroncato sul nascere qualsiasi forma organizzata di opposizione, rendendo illegale ogni tipo di raduno pubblico superiore alle cinquanta persone. Ma non solo, hanno chiuso siti internet, radio, canali televisivi e arrestato attivisti e giornalisti. Proprio per questo, la protesta di ieri, anche con numeri così irrisori, è sicuramente un segnale del progressivo risveglio del dissenso. E non è escluso che possa aumentare nel breve periodo.

Incognita elezioni

Non c'è stata ancora una dichiarazione ufficiale. Ma non sorprenderebbe se, anche in questo caso, le elezioni previste nel febbraio 2019, già promesse più volte e sistematicamente rinviate, slittassero ancora. A far venire più che un dubbio, sono le parole rilasciate qualche giorno fa da Suthep Thaugsuban, personaggio molto vicino alla giunta militare, leader dell'ormai sciolto Comitato per la riforma democratica popolare (Pdrc) che a cavallo tra il 2013 e il 2014 ha portato in piazza per diversi mesi centinaia di migliaia di persone per manifestare contro il governo guidato da Yingluck Shinawatra, spianando la strada, di fatto, al golpe avvenuto nel maggio 2014.

Sul Bangkok Post, infatti, si legge che Suthep Thaugsuban, pur credendo che le elezioni si svolgeranno regolarmente come promesso, ha dichiarato che «potrebbero essere posticipate in caso di eventi di forza maggiore». Quando gli è stato chiesto di essere più preciso, il politico ha dichiarato che «potrebbero esserci circostanze impreviste causate da persone o altri incidenti inevitabili».

Comunque vada, è bene ricordare che il premier Prayuth Chan-ocha ha più volte lasciato intendere che vorrebbe rimanere al potere anche dopo le consultazioni, cosa che sarebbe possibile proprio in base alla costituzione modificata dai militari, la quale permetterebbe ad un outsider di essere nominato primo ministro.

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