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Thailandia: pace, ordine e deriva autoritaria?

A distanza di quasi un anno dal colpo di stato in Thailandia – il diciannovesimo tra tentati e riusciti dal 1932, anno della nascita della monarchia costituzionale nel Paese – che ha portato al potere l’ex generale dell’esercito Prayuth Chan-ocha, è stata elaborata la nuova Costituzione. La bozza preparata è stata presentata dal Consiglio nazionale per le riforme - composto da 250 membri – all’organo consultivo per una verifica finale che dovrà essere consegnata entro oggi, 27 aprile, alla giunta militare con le relative valutazioni del caso.

Bangkok, Thailand - Thailand's Prime Minister Prayuth Chan-ocha - April 2, 2015. Under the new constitution being drawn up by a committee appointed by Thailand's junta and tasked with protecting the country from "parliamentary dictatorship", the architects of last year's military coup would enjoy immunity from prosecution. The Constitution Drafting Committee, which began work in January, has held daily, closed-door, meetings at Parliament House in Bangkok, with only limited public consultation despite promises of a "people's charter". REUTERS/Damir Sagolj

Secondo il generale Lertrat Ratanavanich, responsabile del Comitato per la stesura della nuova Costituzione, questa servirà a «chiudere definitivamente un decennio di conflitti politici». Ma i dubbi restano tanti. Secondo molti analisti, infatti, questa nuova Costituzione, servirebbe solo ad impedire il ritorno della politica attiva dell’ex capo del governo Yingluck Shinawatra - sorella di Thaksin Shinawatra, per anni primo ministro thailandese, attualmente in esilio - unica donna premier nella storia del «Paese dei sorrisi», ora messa fuorigioco e interdetta dallo svolgere qualsiasi attività politica. Ma che continua a far paura perchè gode ancora del consenso di gran parte della popolazione, soprattutto di quella più povera del nord-est del Paese, troppo spesso dimenticata dall'oligarchia.

Lo scorso 2 aprile la giunta militare ha revocato la legge marziale. La decisione, dopo l’autorizzazione chiesta al Re Bhumibol Adulyadej, è stata annunciata in diretta tv. Anche in questo caso, però, secondo diversi osservatori, non sarebbe una buona notizia e potrebbe aprire le porte a situazioni ben peggiori. Infatti, la legge marziale, è stata sostituita con l’articolo 44 della Costituzione ad interim, che concede a Prayuth Chan-ocha di scavalcare qualsiasi posizione del governo per salvaguardare la sicurezza nazionale. Il che significa un potere quasi assoluto che permette al premier di emettere qualsiasi decreto o, addirittura, di far arrestare persone senza il bisogno di un mandato e tenerle imprigionate per sette giorni senza accuse formali.

Anche molte associazioni in difesa dei diritti umani attive in Thailandia sostengono il pensiero degli analisti. Questa mossa confermerebbe la volontà di centralizzare il potere dell’ex generale. Un potere che, dal maggio scorso ad oggi, ha fatto arrestare più di 500 attivisti dissidenti e giornalisti e ha fatto chiudere centinaia di radio locali e siti web vicine alla famiglia Shinawatra.

«Alcuni possono definire aggressivo il mio governo, ma voglio dire che tutto viene fatto per il bene della Thailandia», si è tutelato l’ex generale ora a capo del Paese. «Vi prego di capire che il mio governo deve fare quello che stiamo facendo per risolvere i problemi critici in Thailandia. Per ristabilire la pace e l’ordine».

Intanto, mentre i timori di una deriva autoritaria si fanno sempre più concreti, nei giorni scorsi, il premier Prayuth Chan-ocha , ha rilanciato i punti che guidano l’azione di governo, in particolar modo quelli per la sicurezza nazionale, la protezione della monarchia, la lotta alla corruzione e l’uguaglianza sociale. Ma anche per l’educazione, la sanità, l’economia e il ruolo fondamentale del Paese all’interno dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico.

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