Traffico di avorio: nuovo maxi sequestro a Nairobi

Continuano i maxi-sequestri di avorio, diretto ai mercati asiatici e soprattutto a quello cinese e thailandese. L'ultima confisca in ordine di tempo è avvenuta la settimana scorsa all'aeroporto internazionale Jomo Kenyatta (Jkia) di Nairobi, dove sono stati sequestrati 260 chilogrammi di avorio, per un valore di 33.8 milioni scellini kenioti (pari a oltre 385mila euro).

Secondo quanto riportano i media locali, i funzionari doganali sono riusciti a scoprire il materiale di contrabbando nell'ambito delle ordinarie procedure di controllo bagagli con lo scanner. L'avorio era accuratamente custodito all'interno di dodici scatole contenenti sculture pronte per essere imbarcate su un volo cargo della Turkish Airlines diretto a Kuala Lumpur, in Malesia.

Lo scalo di Nairobi, negli ultimi anni, è già stato teatro di ripetuti sequestri. A Ferragosto dello scorso anno, una trentenne cinese è stata arrestata al Jkia e poi condannata a 31 mesi di carcere per aver tentato di imbarcare 6,9 chili di avorio su un volo diretto a Hong Kong, nascondendolo all'interno di cassette che avrebbero dovuto contenere noci di macadamia. Mentre nel luglio 2013, la polizia portuale di Mombasa sequestrato ben 3,3 tonnelate di avorio imballate ed etichettate come sacchi di arachidi.

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc), i porti e gli aeroporti del Kenya, insieme a quelli della Tanzania, sono le principali vie d'uscita dell'avorio contrabbandato in Asia.

Nonostante le dure sanzioni messe in atto per arginare il bracconaggio in Kenia, dove vivono in totale libertà circa 30mila elefanti e 850 rinoceronti, si è registrato un forte aumento della caccia di frodo. La notizia ha suscitato vibranti protese da parte delle associazioni animaliste Rhino Ark e Save the Rhino, che hanno accusato le autorità di Nairobi di avere perso la battaglia per prevenire il massacro di questi pachidermi.

Un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) e dell'Interpol ha rilevato che lo scorso anno i sequestri di avorio su larga scala hanno raggiunto livelli record, molti dei quali si verificano proprio in Kenia.

Stando ai dati riportati nello studio congiunto, il numero di elefanti uccisi annualmente in Africa è compreso tra 20mila e 25mila, su una presenza stimata tra 420mila e 650mila esemplari. Gli esemplari di elefante della foresta, sono diminuiti di circa il 62% tra il 2002 e il 2011. Il contrabbando di zanne di elefante africano in Asia può fruttare, come avorio grezzo, un valore compreso tra 165 e 188 milioni dollari.

Per quanto riguarda il rinoceronte, il 94% degli atti di bracconaggio avvengono nello Zimbabwe e in Sudafrica, dove è presente oltre il 90% della popolazione mondiale di questi possenti animali. Dai cinquanta episodi di caccia di frodo registrati nel 2007 si è passati a oltre mille nel 2013. Solo nello scorso anno, il fatturato prodotto dal commercio di corno di rinoceronte è stato stimato tra i 63 e i 192 milioni di dollari.

Un altro preoccupante dato giunge dalle stime dell'International Fund for Animal Welfare (Ifaw), secondo le quali nel mondo si riesce a sequestrare circa il 10% dell'avorio contrabbandato.

Il terminale principale di questo indegno commercio è il sud-est asiatico, in particolare la Thailandia, diventata una tappa fondamentale dei trafficanti, anche grazie a una legislazione molto permissiva che consente agli intagliatori locali di ricorrere a facili escamotage per riciclare l'avorio illegale.

Solo lo scorso anno, all'aeroporto di Bangkok sono state sequestrate circa quattro tonnellate e mezzo di avorio, mentre negli ultimi diciotto mesi è quasi triplicata la disponibilità di oggetti fabbricati con questo materiale, in vendita nella capitale tailandese.

A complicare ulteriormente la situazione si è aggiunta, l'autorizzazione per importare l'avorio concessa sei anni fa dalla Cites (la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) alla Cina.

Una scelta alquanto discutibile, originata dal fatto che la Cites ha consentito l'importazione trovando convincenti i risultati di Pechino nel prevedere misure che provano la tracciabilità del materiale. Da tempo, il gigante asiatico, grande partner commerciale di Sudafrica e Zimbabwe, pubblicizza il suo impegno nella lotta al commercio illegale di animali protetti, ma continua a detenere il primato di consumatore mondiale di avorio proveniente da traffico illegale.

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