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Messico: trenta milioni di donne subiscono violenze e discriminazioni

Quasi quattro milioni e mezzo di donne messicane dai quindici anni in su hanno subìto abusi sessuali durante l’infanzia. Lo ha rivelato un’indagine dell’Istituto nazionale di statistica e geografia (INEGI), che ad agosto ha pubblicato un rapporto denso di tanti altri dati sconfortanti persino per un paese violento come il Messico.

Una ragazza durante una manifestazione contro la violenza sulle donne. "Ha detto che mi amava" sono le parole provocatorie che ha scritto sul corpo. Messico. REUTERS/Edgard Garrido
Una ragazza durante una manifestazione contro la violenza sulle donne. "Ha detto che mi amava" sono le parole provocatorie che ha scritto sul corpo. Messico. REUTERS/Edgard Garrido

Addirittura il 66,1% della popolazione femminile messicana con più di quindici anni – 30,7 milioni di donne su 46,5 – è stata vittima, almeno una volta nella vita, di discriminazione o di violenza sessuale, fisica ed emotiva in famiglia, sul luogo di lavoro e nel rapporto di coppia. Sono proprio i partner i principali aggressori: il 43,9% delle donne dichiara di essere stata picchiata, denigrata o abusata dal marito, dal compagno o dal fidanzato. Al di fuori delle mura domestiche, il 38,7% di loro – sostiene l’INEGI – ha subìto violenze in spazi pubblici (le strade, i parchi, i mezzi di trasporto urbano) da parte di sconosciuti e il 26,6% è stata molestata o discriminata per motivi di genere sul posto di lavoro. Pessimi sono anche i dati che provengono dall’ambiente scolastico: il 25,3% delle donne è stata in passato aggredita da compagni di classe e maestri. Città del Messico, ritenuta la zona più progressista dell’intera nazione, è invece risultata essere l’entità federale con il tasso di violenza di genere più alto, seguita dagli stati di Messico, Jalisco, Aguascalientes e Chihuahua. In quest’ultimo si trova Juárez, una delle storiche “capitali” mondiali del femminicidio e informalmente soprannominata «città letale per le donne»: tra il 1993 e il 2014 ne sono state assassinate almeno 1530.

L’INEGI segnala anche come la stragrande maggioranza (l’88,4%) delle donne vittime di violenza scelga di non denunciare il suo aggressore. Tra le cause di questo rifiuto ci sono la paura di ritorsioni, la sottostima della situazione (una conseguenza della narrativa machista dominante), la vergogna e la convinzione di non essere credute o di venire colpevolizzate dalle autorità. Si tratta, purtroppo, di convinzioni fondate: dal 2010 al 2015 sono state aperte 83.463 indagini per presunti reati di violenza sessuale, ma solamente 29.349 sono giunte ad una conclusione, come ricostruito da Animal Político. E la colpevolizzazione delle vittime di sesso femminile è talmente frequente che lo scorso maggio, quando la Procura della capitale accusò una ragazza assassinata di essere un’alcolista e una drogata, le donne reagirono manifestando per le strade e sui social network attraverso l’hashtag #SiMeMatan, provando ad immaginare in che modo i media avrebbero sfruttato il loro aspetto o il loro stile di vita per minimizzarne la morte o per addossargliene la responsabilità.

Nel 2016 sono stati registrati quasi 30.000 casi di violenza sessuale e l’INEGI stima che tra il 2013 e il 2014 siano state assassinate sette donne al giorno. Nel 2015 il numero di femminicidi in Messico si aggirava intorno a 2555 e dal 2007 al 2014 è aumentato del 92,9%, eppure si tratta di un crimine non ancora riconosciuto legalmente in tutto il paese. L’unico strumento adottato dalle autorità per far fronte a questa situazione è quello, emergenziale, dell’ “allerta di genere”, che dovrebbe facilitare l’implementazione e il finanziamento di misure di prevenzione e di sicurezza a tutela delle donne, ma che tuttavia non è mai riuscito a contenere né le violenze né l’impunità dei colpevoli.

Sono ventotto, in media, le bambine tra i dieci e i quattordici anni che partoriscono ogni giorno in Messico, per un totale di 10.280 nel 2015, fa sapere il ministero della Salute. L’INEGI aggiunge che il molestatore è la maggior parte delle volte uno zio, un conoscente o un cugino. Sebbene la legge consenta l’interruzione di gravidanza in questi casi, nella realtà l’aborto sui minori non viene quasi praticato a causa dell’alta concentrazione di medici obiettori negli ospedali.

@marcodellaguzzo

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