Il disgelo olimpico tra le due Coree spiazza gli Stati Uniti

L’apertura di Kim verso Moon va a buon fine. Già oggi verrà riaperto il canale di contatto tra Pyongyang e Seul, premessa di un dialogo diretto (per ora sui giochi invernali) che ridurrebbe il peso di Washington nella penisola. A prescindere dalla grandezza dei pulsanti nucleari

Un uomo sbircia attraverso il filo spinato che segna il confine tra le due Coree decorato con messaggi di speranza di unificazione.  REUTERS/Kim Hong-Ji
Un uomo sbircia attraverso il filo spinato che segna il confine tra le due Coree decorato con messaggi di speranza di unificazione. REUTERS/Kim Hong-Ji

Come siamo arrivati all'ultimo tweet di Trump sulla questione coreana? Il discorso di capodanno di Kim Jong-un benché contenesse le consuete minacce e retorica anti americana era un chiaro segnale di apertura nei confronti della Corea del Sud. Non a caso, il primo gennaio, Seul ha risposto. E oggi Pyongyang avrebbe ripristinato il collegamento diretto con la Corea del Sud.

Tutto risolto dunque? La tensione e la paura di una guerra nucleare sono quindi svaniti alla prima alba del 2018? No di certo, ma il prossimo incontro che Corea del Nord e Corea del Sud dovrebbero effettuare il 9 gennaio, anche se riguarderà principalmente la partecipazione alle Olimpiadi del team di pattinaggio del Nord è un chiaro segnale distensivo.

Alle parole di Kim, infatti, Moon Jae-in e la sua amministrazione hanno risposto confermando quella grande apertura al dialogo che Moon aveva ostentato durante la sua campagna elettorale. Seul ha dunque proposto un incontro il 9 gennaio a Panmujon dove venne firmato l’armistizio nel ’53 (la guerra di Corea non si è mai conclusa con un trattato di pace). L'oggetto dell'incontro, come specificato, sarà «sportivo»: la squadra di pattinaggio della Corea del Nord si è qualificata per i giochi invernali sud coreani ma non si è mai iscritta.

Può ancora farlo, ma serve un accordo tra i due Paesi e un invito formale, a quel punto, del Cio. Ma è chiaro che questo eventuale incontro e accordo metterebbe su altri binari anche la recente crisi legata ai test missilistici e nucleari di Kim Jong-un.

Pyongyang sa bene che dichiarandosi «potenza nucleare» (anche se la comunità scientifica internazionale non è assolutamente certa di questo status) raggiunge, almeno a parole, uno scopo storico che ha contrassegnato tutta la dinastia dei Kim. E sa bene che a quel punto un dialogo potrebbe partire da una condizione indubbiamente favorevole. Non a caso dunque ieri Kim Jong-un ha ordinato di riaprire il canale di contatto tra Pyongyang e Seoul.

Ri Son Gwon, capo dell'agenzia della Corea del Nord che gestisce gli affari coreani ha spiegato: «Sono stato incaricato di aprire il canale di contatto di Panmunjom tra Nord e Sud alle 15:00 al fine di risolvere le questioni relative all'ospitalità dei giochi olimpici di Pyeongchang , incluso l'invio della delegazione della Corea del Nord ai Giochi» (i giochi olimpici invernali del 2018 si terranno a Pyeongchang e in altre due città vicine, Gangneung e Jeongseon, in Corea del Sud a partire dal 9 febbraio. La località turistica della Corea del Sud si trova a soli 80 chilometri dal confine con la Corea del Nord).

Moon Jae-in dal canto suo accettando di rispondere all'apertura di Kim ha confermato l’indole e il programma pacifista annunciato durante la campagna elettorale che lo avrebbe portato alla presidenza. Stamattina l'Ufficio della Presidenza di Seul ha specificato di aver accolto positivamente l'annuncio di Pyongyang di riaprire il canale intercoreano di comunicazione diretta, definendo la mossa come la base del dialogo diretto e frequente tra le due Coree. «Credo segnali un passaggio verso un ambiente di comunicazioni possibili in ogni momento», ha affermato Yoon Young-chan, il capo della segreteria per i rapporti con i media.

Ovviamente questo riavvicinamento, molto gradito a Cina e Russia, non può essere visto con grande ottimismo da Trump. Alla notizia del potenziale incontro l'inquilino della Casa Bianca aveva specificato di esserne in qualche modo soddisfatto, dando il merito di questo «passo» alle sanzioni e alle pressioni esercitate su Kim.

Poi è tornato a ironizzare sul Kim - «Rocket man» - come lo ha chiamato con un tweet quasi incommentabile nel quale ha specificato che «Il mio pulsante nucleare è più grande e potente del suo. E il mio funziona».

Chiaro che un'ipotetica penisola coreana riappacificata permetterebbe all'Asia di tornare a concentrarsi sul futuro delle relazioni commerciali ed economiche e ridurrebbe e non di poco il peso americano in termini di vendita di armi e di «garante» della sicurezza nella regione. Nei giorni scorsi, infatti, Seul ha ribadito la necessità di interrompere le esercitazioni congiunte con gli Usa.

Se Moon e la sua primavera erano parse in grave difficoltà durante la fase più complicata della crisi coreana, è bastato un piccolo segnale di apertura per far tornare a galla la volontà del nuovo presidente coreano di trattare con Kim e di poter dire – come affermò in campagna elettorale – anche dei «no» all'amico americano.

@simopieranni

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