Le elezioni locali danno il via allo storico decentramento del potere in Tunisia. Ma l’astensione sfonda il 60% per via della diserzione dei giovani. E le liste indipendenti ormai spodestano i partiti tradizionali, indebolendo anche il governo. Così la transizione si fa più accidentata

Passage a Tunisi, uno dei luoghi simbolo della capitale. Photo credit Roberto Ceccarelli
Passage a Tunisi, uno dei luoghi simbolo della capitale. Photo credit Roberto Ceccarelli

Le elezioni municipali in Tunisia, celebrate domenica, hanno restituito due immagini che più di altre segnalano la transizione del Paese: la prima è l’affermazione delle liste indipendenti che hanno spodestato i partiti tradizionali, scompaginando il duopolio Ennahda-Nidaa Tounes; la seconda è la disaffezione dei giovani verso la politica e le istituzioni. Sono loro ad infoltire le schiere dei non votanti che si sono attestate intorno al 64%.


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Ora si apre una fase interlocutoria; a livello municipale perché i 350 comuni dovranno eleggere i presidenti dei consigli comunali (carica corrispondente a quella di sindaco), imbastendo accordi tra le liste o disputando i ballottaggi; a livello politico perché il voto rimette in discussione l’operato del governo Chahed, ormai da tempo sotto il tiro incrociato delle critiche, con un possibile rimpasto all’orizzonte. Richiesta rilanciata a gran voce dall’Unione générale tunisienne du travail.

Le liste indipendenti (860 su un totale di 2.024) hanno raggiunto, secondo le stime dell’Instance supérieure indépendante pour les élections, il 32,27% dei voti seguite dal partito islamico Ennhada (28,64%) e da Nidaa Tounes (20,85%), il movimento fondato dal presidente della repubblica Essebsi che appare come lo sconfitto di questa tornata elettorale. Arranca anche la sinistra. Se Courante démocrate ha raccolto il 4,18% dei consensi, il Front populaire si è arrestato ad un modesto 3,95%. Solo briciole per gli altri con Machrou’ Tounes, generatosi per scissione da Nidaa Tounes, fermo all’1,44%, mentre l’esperienza di sintesi di Union civile – che raggruppava undici partiti – si è rivelata fallimentare (1,77%). Va anche evidenziato l’elevata presenza di schede bianche di chi, probabilmente, ha preferito non disertare le urne, mantenendo tuttavia un orientamento critico.

«È evidente che l’astensionismo è rivolto soprattutto contro la classe politica, le élite del Paese e le loro strategie, incapaci di stimolare una ripresa economica. Ma anche contro gli impegni disattesi, come quelli di Ennahda che nel 2011 aveva promesso la creazione di nuovi posti di lavoro. Non è accaduto e i giovani hanno smarrito la fiducia. Né la destra né la sinistra hanno saputo proporre le ricette giuste. La nostra democrazia ha radici poco profonde e può essere un problema se si disperde l’entusiasmo» spiega a eastwest.eu Hamadi Redissi, professore di scienze politiche all’università di Tunisi e presidente onorario dell’Osservatorio tunisino sulla transizione democratica, autore del recente pamphlet “L’Islam incertain. Révolutions et islam post-autoritaire” (Cérès).

Sull’ascesa delle liste indipendenti Redissi ricorre alla categoria dell’ambivalenza: «Sono cresciute costantemente dal 2011 ad oggi, ampliando l’offerta e rendendo meno statico il quadro politico. L’aspetto negativo è che ciò certifica la crisi dei partiti politici tradizionali. Più nello specifico la loro ascesa nelle elezioni amministrative è legate a due aspetti: il primo è politico e riguarda, come dicevo, la disaffezione verso i partiti, in particolare Nidaa Tounes; il secondo è tecnico perché le liste indipendenti sono state usate, in alcuni casi, come escamotage per eludere la disposizione sull’alternanza di genere in cima alle liste elettorali. Le liste indipendenti erano, infatti, dispensate. La loro collocazione? Sono assolutamente trasversali e hanno posizioni e origini differenti. Alcune sono riconducibili anche a Ennahda e Nidaa Tounes».

Proprio i due principali competitor e alleati nel governo nazionale sembrano perdere credibilità agli occhi dell’elettorato. «Dal 2011 ad oggi Ennahda ha dissipato un milione di voti, qualcuno sostiene che la sua attrattività si sia ridimensionata. Rimane il primo partito e questo è comunque un dato importante. Nidaa Tounes è arretrata ancora di più, pagando le divisioni interne e la polemica sul ruolo del figlio di Essebsi: la chiave di volta è nelle mani dello stesso presidente. Senza una ricomposizione Nidaa Tounes (che alle legislative del 2014 aveva ottenuto il 37,56% dei voti contro il 27,79% di Ennahda, ndr) rischia di frammentare ancora di più il suo consenso» analizza Redissi.

Il presidente di Ennahda, il carismatico Rachid Ghannouchi, si è affrettato dopo i primi exit poll a confermare la liason con Nidaa Tounes fino al 2019, data delle elezioni politiche e presidenziali. «Ghannouchi vuole sicuramente mantenere aperto il dialogo con Nidaa Tounes perché nei vari consessi municipali occorre comunque tessere delle intese per eleggere i presidenti. E poi c’è la questione del governo: dovranno decidere se formalizzare una crisi che porti al cambio del premier Chahed oppure se continuare con qualche aggiustamento. In un’eventuale trattativa e alla luce del voto amministrativo, credo che Ennahda possa rivendicare un peso maggiore. La situazione economica è terribile, ma licenziare il governo sarebbe rischioso» argomenta il politologo.

Il partito della Rinascita islamica ha perseguito, anche in queste consultazioni, il suo obiettivo di riposizionarsi nell’area moderata, seguendo il modello dei movimenti cattolico-democratici europei. Souad Abderrahim, capolista a Tunisi, è stata uno degli emblemi – insieme all’ebreo Simon Slama a Monastir – di questa strategia. Farmacista e senza velo, spesso vestita con tailleur, Abderrahim è una figura elegante, una militante islamica dai tempi dell’università (è stata anche 15 giorni in prigione nel 1985) che Ghannouchi volle esibire già nel 2011 quando fu eletta nell’assemblea costituente. Difficilmente potrà insediarsi nella carica più prestigiosa della capitale, cheikh della Medina, perché Nidaa Tounes (seconda classificata con 17 seggi contro i 21 di Ennahda, la maggioranza è fissata a 31) la rivendica.

La legge elettorale prevede che se una lista non raggiunge il 50% più uno dei voti, alla carica di presidente del consiglio comunale possano concorrere tutti i capilista eletti. Se non si raggiunge una maggioranza, dunque un’alleanza tra liste, si procede attraverso un secondo turno di ballottaggio che impegnerà i due partiti più votati.

«L’incarico di sindaco di Tunisi è uno dei più rilevanti in assoluto, credo che Nidaa Tounes intenda ottenerlo magari patteggiando il sostegno a candidati di Ennahda in altre municipalità. Quanto a Abderrahim ha effettivamente una funzione simbolica, partecipa alla nuova immagine che Ennahda intende assegnarsi. La questione del velo è, invece, secondaria nel senso che è cambiato il suo statuto. Oggi osserviamo figure istituzionali e politiche di Ennahda svelate e militanti del Front populaire marxista con il velo. Non gli attribuirei più il significato politico che poteva avere in precedenza».

Infine, la gauche. Nonostante una tradizione di monopolio intellettuale, la sintonia con la società tunisina post-benaliana è ridotta. «Il messaggio del Front populaire non è più efficace, il partito è prigioniero di strategie sbagliate e di un posizionamento all’estrema sinistra che non è attrattivo per l’elettorato. Anche alle amministrative, dove erano presenti in 120 municipalità, hanno dimostrato di non possedere soluzioni per il livello comunale» sintetizza Redissi.

Rimane, in conclusione, la certezza che saranno numerosi i presidenti donna o giovani in virtù di una legge elettorale che ne promuoveva la presenza nelle istituzioni. Tra gli eletti 3.385 sono donne (47,5%) e 3.809 uomini. Il 37,16% ha meno di 35 anni, il 25,87% un’età compresa tra 36 e 45 anni. Anche da loro passerà il rafforzamento della democrazia tunisina e il riscatto di una classe dirigente rivelatasi fino ad oggi e nei fatti assai modesta

@simonecasalini

Hamadi Redissi. Photo credits Roberto CeccarelliHamadi Redissi. Photo credits Roberto Ceccarelli

Murales con la bandiera tunisina nel quartiere francese della Marna. Photo credits Roberto CeccarelliMurales con la bandiera tunisina nel quartiere francese della Marna. Photo credits Roberto Ceccarelli

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