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Anche Erdogan fa campagna in nome della Lira e contro Berlino

La Germania lascia manifestare “i terroristi del Pkk”, ma chiude le porte all’Akp, accusa Erdogan, che trova spazio per la sua campagna solo in Bosnia. E la partita del voto si fa sempre più complicata, mentre la caduta della moneta nazionale preoccupa mercati ed elettori

Il presidente turco Tayyip Erdogan annunci il suo manifesto elettorale ad Ankara. REUTERS/Umit Bektas
Il presidente turco Tayyip Erdogan annunci il suo manifesto elettorale ad Ankara. REUTERS/Umit Bektas

Ankara - A ormai meno di un mese dal voto del 24 giugno, il clima politico in Turchia è arroventato da una campagna elettorale che ha ripercussioni anche all’estero.

Martedì la cancelliera tedesca Angela Merkel a margine della commemorazione della strage neo nazista di Solıngen avrebbe invitato il presidente turco a recarsi in Germania dopo le elezioni. Mossa conciliatoria, ma difficile che sia sufficiente a riportare un po' di serenità nei rapporti con il potere turco. L’apertura fa seguito alle critiche di Erdoğan e del suo Akp al Bundestag per aver autorizzato il Partito Democratico del Popolo (Hdp) a tenere una manifestazione politica a Colonia, nonostante il precedente bando ai comizi elettorali di Paesi terzi.

«Non permettono ai nostri amici di partecipare alle riunioni in Germania, anche per doveri statali, ma lo permettono al Pkk», ha dichiarato lunedì scorso il presidente turco aggiungendo «Ci stanno mentendo. Permettono ai terroristi di organizzare manifestazioni sotto la protezione della polizia».

Secondo il governo turco l’Hdp sarebbe il braccio politico del fuorilegge Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) e a quanto avrebbe riferito un portavoce della polizia tedesca all’agenzia di stampa turca Anadolu in piazza tra i manifestanti ci sarebbero stati anche un migliaio di aperti sostenitori del Pkk. Ma non solo, oltre alle accuse di concedere riparo ai terroristi, la tensione è figlia agli avvenimenti di un anno fa, quando in occasione del referendum sul sistema presidenziale, le autorità tedesche vietarono le campagne politiche dell’Akp, impedendo ai ministri turchi di partecipare ad attività di mobilitazione sociale a favore del Sì.

«I turchi si sentono a disagio per l'intromissione nei loro affari interni. Usiamo il voto per dare la più grande risposta alla Germania. Con un esito che il 24 giugno piacerà alla Turchia e sconvolgerà la Germania; tutti i loro sforzi contro la Turchia andranno a finire nel nulla» ha commentato il portavoce del governo Bekir Bozdağ.

Nella primavera 2017 le tensioni hanno raggiunto picchi pericolosi quando alcune cancellerie europee hanno vietato ai ministri turchi di indire comizi elettorali. E in Olanda – dopo ave impedito ai politici turchi di accedere al proprio consolato a Rotterdam - è seguito il divieto di atterraggio per il ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu e l’espulsione del ministro della Famiglia e degli Affari Sociali Fatma Betül Sayan Kaya.

La reazione turca non si fece attendere con la condanna di «pratiche naziste in seno all’Europa». Quest’anno il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha pubblicamente confermato il divieto, e da parte sua l’Akp si è limitato a una sola trasferta elettorale: a Sarajevo il 20 maggio scorso, dove alcune migliaia di persone provenienti da diversi Paesi europei si sono riunite in supporto a Erdoğan e al suo progetto presidenziale.

«In un momento in cui Paesi europei che affermano di essere la culla della civiltà hanno sbagliato, la Bosnia Erzegovina permettendo di riunirci qui ha dimostrato di essere una vera - non cosiddetta - democrazia». Con queste parole il presidente turco, ha aperto la propria campagna elettorale, salutando la folla dei turchi europei «Ci hai sempre sostenuto con un ampio margine. Ora abbiamo bisogno del tuo sostegno nelle elezioni del 24 giugno».

La diaspora turca in Europa con i suoi 3 milioni di aventi diritto al voto, inclusi il milione e mezzo che vive in Germania, ha da sempre costituto una grossa base elettorale per l’Akp e oggi più che mai la conferma del loro supporto potrebbe essere vitale per i progetti di Erdoğan.

Gli ultimi sondaggi indicano che l’Alleanza del Popolo costituita dall’Akp e dalle forze nazionaliste del Mhp si attesterebbe sul 38% mentre al fronte all’opposizione andrebbe il 35%, con una certa incertezza sull’Hdp e la sua possibilità di sorpassare la soglia di sbarramento del 10%. Le stime rifletterebbero anche le preferenze sul candidato presidenziale per cui se si andasse a votare oggi il sostegno ad Erdoğan si aggirerebbe attorno al 36%, Ince (Chp) e Akşener (Iyi) otterrebbero rispettivamente il 21% e il 15%, invece Demirtaş (Hdp) sarebbe sul filo di lama del 9.9%.

Mentre i manifesti elettorali di tutti i partiti politici sono stati rivelati, per la prima volta in sedici anni la propaganda dell’Akp fa ricorso a tre loghi che - oltre al simbolo tradizionale del partito - si riferiscono a Erdoğan presidente e alla centralità del popolo turco.

Sotto lo slogan «Vakıt Tükiye Vakti - È tempo Turchia!» la nazione è chiamata a provare la propria grandezza portando a compimento l’opera di ristrutturazione istituzionale, accordando fiducia al programma presidenziale, e a rilanciarsi nello scenario internazionale come attore chiave.

Indipendentemente dal colore politico, i punti comuni a tutti gli schieramenti sono la rivitalizzazione dell’agenda europea e la piena normalizzazione delle relazioni transatlantiche, oltre che la profonda preoccupazione verso il dato economico in continuo declino.

Nell’ultima settimana la Lira turca (TL) ha raggiunto il livello più basso di svalutazione nei confronti del dollaro e dell’euro, destando le preoccupazioni di tutti i settori della società che hanno iniziato a scongiurare l’eventualità di un tracollo economico simile a quello del 2001, superato grazie all’intervento del Fondo Monetario Internazionale.

Il 23 maggio in una mossa emergenziale la Banca Centrale turca ha aumentato i tassi di interesse di 300 punti base, continuando ad applicare ulteriori strumenti e misure per contenere l'elevata volatilità della valuta. E lo stesso Erdoğan, facendo leva sul concetto di fratellanza e sui risultati concreti ottenuti dall’Akp nei suoi mandati, ha esortato l’elettorato a credergli ancora una volta, sollecitando a convertire in lire tutti risparmi in valuta straniera.

Gli incentivi alla liquidità finanziaria sarebbero una priorità del governo al punto che durante una recente telefonata con l’omologo russo, Erdoğan avrebbe avvallato l’ipotesi di effettuare transazioni commerciali in valuta locale.

Tuttavia, benché i nomi garanti della stabilità finanziaria siano scomparsi dalle nuove liste dei candidati, recentemente si è registrata una lieve ripresa confermata dal governatore della Banca Centrale Murat Çetinkaya e dal vice primo ministro Mehmet Şimşek, che in un incontro a Londra hanno rassicurato gli investitori.

Le dichiarazioni però non convincono l’opposizione che accusa Erdoğan di indebitare la Turchia con i suoi grandi progetti mentre lo stesso condanna le potenze straniere di complottare contro la Lira. Questo spirito di protesta è ben riflesso dalla decisione di Kemal Kılıçdaroğlu, leader del partito popolare (Chp), di sostenere qualsiasi candidato contro Erdoğan nel secondo turno previsto l’8 di luglio, in caso nessuno ottenga il 50% +1 alla prima tornata .

Nel nuovo cleavage politico l’attuale presidente - oltre ad affrontare un'alleanza che all’opposizione racchiude diversi tipi di ideologie - ha davanti a sé la grande sfida di tranquillizzare i mercati e riaffermare l’immagine della Turchia anche all’estero.

@valegiannotta

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