Il trionfo del reis Erdogan

Erdogan vince al primo turno e si dota dei super poteri del nuovo presidenzialismo. Il suo Akp conserva anche la maggioranza in Parlamento grazie alla destra del Mhp. Male l’ex partito egemone kemalista Chp, ma il buon risultato del partito filo-curdo Hdp è un segno di vita dell’opposizione

Un sostenitore di Erdogan tiene la sua foto davanti a una bandiera turca, di fronte al quartier generale dell'AKP, Turchia, 24 giugno 2018. REUTERS / Goran Tomasevic
Un sostenitore di Erdogan tiene la sua foto davanti a una bandiera turca, di fronte al quartier generale dell'AKP, Turchia, 24 giugno 2018. REUTERS / Goran Tomasevic

Ankara - Il 24 giugno ha ufficialmente sancito l’inizio di una nuova era per la Turchia, anche se in fondo era stato preannunciato. "Yaparsa AKP Yine Yapar" (Se lo fa, l’Akp lo fa ancora) è lo slogan che come un mantra è stato ripetuto da Recep Tayyıp Erdoğan durante la campagna elettorale e la promessa è stata mantenuta. Con il 52.5% dei consensi il presidente turco si conferma alla guida del Paese, dando formalmente avvio al nuovo sistema presidenziale.

Tra le proteste dei partiti di opposizione che hanno gridato a manipolazioni mediatiche dei risultati effettivi, è stato lo stesso presidente ad annunciare poco prima della mezzanotte la sua rielezione «Secondo i risultati non ufficiali», sottolineando che il suo Akp ha mancato l'obiettivo di una maggioranza parlamentare, mantenuta comunque grazie alla coalizione con il Mhp. Tradotto in seggi parlamentari, l’Alleanza del Popolo tra Akp e Mhp, con quasi il 54% di voti totali, è rappresentata da 342 membri (293 Akp e 146 Mhp), 191 vanno al fronte opposto e verranno redistribuiti tra Chp (146) e IYI (45), mentre rimane fuori il Saadet partisi che, secondo la logica del metodo d’Hondt, non ha abbastanza consensi da redistribuire.

Riuscendo a sorpassare la soglia di sbarramento con l’11,2% del supporto popolare il partito filo-curdo Hdp avrà 67 rappresentanti della Grande Assemblea Nazionale Turca. Il successo, per nulla scontato date le dinamiche degli ultimi anni e la forte polarizzazione sociale, è dovuto in gran parte ai voti confluiti nel suo bacino ma provenienti da elettorali non Hdp che, grazie al voto disgiunto, hanno sostenuto il gruppo di Selahattin Demirtaş con lo scopo di contrastare la maggioranza assoluta a firma Akp. Con l'8.3% dei consensi, il leader curdo dal carcere di Edirne ha visto così svanire il proprio sogno presidenziale.

In questa luce si spiegherebbe la deludente performance del Chp, principale partito all’opposizione, che capitalizza il 22.6% dei consensi, ben al di sotto del 25% ottenuto nelle scorse elezioni. Con un certo disappunto dai settori più laici e secolari della società che confidavano nel ripristino dello Stato di diritto e il mantenimento del sistema parlamentare, la corsa del candidato presidenziale, Muharrem Ince, presentato come il principale rivale di Erdoğan, si è fermata al 30.6%. E anche le aspettative riposte in Meral Akşener, alla guida del partito Iyi, fondato recentemente con lo scopo di sottrarre voti all’Akp, sono svanite con la deludente prestazione del 7.3%.

L’analisi geografica dei voti conferma la polarizzazione del Paese tra componente anatolica rurale a marchio Akp e le zone costiere dell’Egeo baluardo del Chp mentre il sud est anatolico si riconferma il principale bacino dell’Hdp.

Contrariamente al referendum del 2017, invece, le grandi città del Paese con una considerevole maggioranza hanno conferito un solido mandato ad Erdoğan che, già prima della fine dello spoglio, ha commentato: «Con un’affluenza alle urne di quasi il 90% abbiamo dato una lezione di democrazia a quelli che aspettano che la Turchia si inginocchi», aggiungendo «Non ci inchiniamo mai davanti a nessuno, a parte Dio».

«Il vincitore di questa elezione è la democrazia, la volontà della gente, ognuno dei nostri 81 milioni di cittadini», ha dichiarato il presidente e sembra proprio che su questi presupposti le promesse di fare della Turchia un Paese sempre più forte (güçlü Türkiye) verranno mantenute sia attraverso il piano infrastrutturale e tecnologico, con l’implementazione di grandi opere e progetti, che tramite l’applicazione di specifiche politiche a corollario della rivendicata grandezza del Paese.

In un momento in cui la Turchia è sempre più criticata dal mondo esterno per il deterioramento degli standard liberarli e per le discrepanze in politica estera con gli alleati occidentali, la maturità democratica da domani si espliciterà in un presidenzialismo esecutivo che, oltre a rappresentare la Repubblica di Turchia e l’unità della nazione turca, conferisce al Capo di Stato il compito di assicurare l’attuazione della Costituzione e il funzionamento degli organi dello Stato, decidere sulle materie di politica interna ed estera e promulgare le leggi.

In pratica il Presidente avrà il potere di dare linee di politica interna ed estera, nominare e rimuovere vicepresidenti, ministri e ufficiali di alto livello, incluso il capo di Stato Maggiore. Tra le sue funzioni è poi contemplato il ricorso di annullamento delle disposizioni promulgate per legge presso la Corte costituzionale, il regolamento interno della Grande Assemblea nazionale della Turchia, sulla base del fatto che siano incostituzionali nella forma o nel contenuto. Inoltre, il presidente nomina e licenzia i funzionari statali di alto livello e regola le procedure di ingaggio con decreti presidenziali.

In ogni caso il super presidente turco, riconosciuto ad apprezzato come vero e proprio Reis oltre che come Rab (Signore) dai settori più conservatori del suo elettorato, riconferma la propria forza politica proiettandosi al 2023 – data del centenario della Repubblica di Turchia - con l’iambizione di sorpassare in gloria anche il padre della patria Atatürk.

Vista la costante diminuzione di consensi dell’Akp, la sua forza politica si deve in parte anche al risultato del movimento nazionalista Mhp. La resilienza del Mhp e il suo ergersi ad attore chiave è una delle sorprese di questa elezione. L’Alleanza Nazionale Iyi-Chp-Saaedet messa in piedi dalla fuoriuscita del Mhp Akşener ha invece fallito nel suo tentativo di sottrarre voti sia al Mhp che all’Akp di Erdoğan, contrastandone il dominio assoluto.

L’unica donna leader di queste elezioni non si è mostrata un’efficace capo di coalizione, anche per le difficoltà materiali della campagna elettorale, ma ha comunque ottenuto una sua rappresentanza in parlamento grazie all’alleanza con un Chp in netto calo. İ dati denotano la grande urgenza per il tradizionale partito repubblicano di avviare una seria riflessione in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.

Certamente, in un momento storico in cui l’opposizione ha dimostrato un certo fermento e capacità di cooperare e coalizzarsi, l’augurio è che la tendenza venga mantenuta anche nei tempi a venire, dimostrando che oltre alla monolitica visione del presidente vi è un composto di anime pronto a farsi sentire e darsi manforte. Grazie ai voti socialdemocratici, il ritorno in parlamento dell’Hdp è, infatti, l’esempio concreto di una capacità di pensiero non irrigidito da istanze identitarie, ma mosso da spirito liberale.

@valegiannotta

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA