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Turchia: l'inferno di Soma, tra ispezioni taroccate e condizioni di lavoro da XIX secolo

Turni di lavoro massacranti, scarsa sicurezza, sfruttamento intensivo e condizioni di lavoro da XIX secolo. Etienne Lantier, il celebre personaggio di Germinal di Emile Zola, avrebbe potuto essere infatti uno delle centinaia di minatori della miniera di Soma (situata a circa 130 km da Smirne, nell'Ovest della Turchia) dove si è consumata la più grande tragedia della storia mineraria della Turchia.

La Confederazione dei Sindacati Progressisti (Disk) e la Confederazione dei sindacati dei lavori pubblici (Kesk) - i quali hanno proclamato la giornata di sciopero generale chiedendo anche le dimissioni del ministro del Lavoro – hanno subito evidenziato che non si è trattato affatto di un incidente ma di “un vero e proprio massacro”.

Operai sfruttati, ispettori del Ministero corrotti per non ravvisare irregolarità

In un'intervista concessa al quotidiano online turco HaberVesaire, Mehmet Utkan, ingegnere minerario specializzato in sicurezza nelle miniere che ha lavorato a Soma, ha  spiegato che alle origini del disastro, al di là delle cause contingenti che hanno provocato l'esplosione, è non solo la pressione enorme messa sui minatori per garantire una superproduzione a discapito della sicurezza di quest'ultimi ma anche l'inadeguatezza delle ispezioni sullo stato delle gallerie, della strumentazione, delle fortificazioni, dei cavi etc. Secondo Utkan gli stessi ispettori del Ministero del lavoro ricevono regolarmente tangenti per chiudere un occhio sulle irregolarità o sul carente stato di sicurezza delle strutture. Le ispezioni inoltre sono effettuate su invito della compagnia mentre dovrebbero essere effettuate senza alcun avvertimento, alla stregua di veri e propri raid improvvisi. A riprova di quanto affermato Utkan ricorda che ad ogni ispezione, una settimana prima dell'arrivo dell'ispettore, già si sapeva dove e come sarebbe stata effettuata l'ispezione. Insomma la sicurezza garantita dalla stessa compagnia che sfrutta la miniera con ispettori al soldo per chiudere un occhio è un cane che si morde la coda.

Un rapporto critico del 2011 ignorato dal governo, Assemblea Nazionale rigetta commissione su sicurezza miniere

Secondo il quotidiano Aksam, il Consiglio d'Ispezione dello Stato (DDK), la più grande autorità di controllo della Repubblica Turca, aveva stilato un rapporto sullo stato delle miniere in Turchia nel 2011. In esso si evidenziavano “flagranti lacune a livello di valutazione delle misure sistematiche concernenti la gestione della sicurezza e della salute sul lavoro e sulla prevenzione dei rischi”. In particolare il rapporto indicava nelle disfunzioni dovute alla mancanza di ventilazione e di fortificazioni sotterranee l'origine della maggior parte dei disastri nelle miniere. Ed è proprio ciò che è probabilmente accaduto a Soma. L'esplosione nella miniera è stata causata infatti da un cortocircuito del sistema elettrico che ha provocato un crollo e un incendio in fondo alla miniera. A causa del black out elettrico gli ascensori si sarebbero fermati (impossibile dunque per i  minatori risalire in superficie) e nelle gallerie bloccate sarebbe stato il propagarsi di monossido di carbonio ad uccidere le centinaia di minatori intrappolati nel ventre della terra, visto che il sistema di ventilazione era già oramai fuori uso.

Il numero dei morti supera i 300, Turchia non ha ratificato Convenzione OIT

Circa tre settimane fa l'Assemblea Nazionale Turca aveva rifiutato di formare una commissione per fare uno stato dei luoghi sulla sicurezza delle miniere in Turchia. I principali partiti d'opposizione (il Partito Repubblicano del Popolo CHP, il nazionalista MHP ed il pro-curdo BDP) avevano avanzato diverse proposte, rispedite però al mittente dal partito al potere, l'AKP. In particolare il deputato del MHP Erkan Akçay aveva ricordato al partito di maggioranza che nel solo 2013 a Soma c'erano stato oltre 5.000 incidenti. Insomma gli elementi per una catastrofe di maggiore portata c'erano tutti. Dal canto suo sia il Soma Kömür Isletmeleri (la società che gestisce la miniera) sia il Ministero del Lavoro hanno rifiutato qualunque responsabilità nella catastrofe. Il Soma Kömür Isletmeleri, accusato di aver costretto gli operai a turni massacranti e di aver economizzato sulle misure di sicurezza, ha ribadito che tutte le condizioni di sicurezza erano riunite prima dell'incidente. Il Ministero s'è invece difeso affermando che un controllo sulla miniera era stato effettuato nel mese di Marzo e che nessuna violazione delle regolamentazioni era stata ravvisata. Affermazioni che hanno fatto titolare ironicamente al giornale Taraf “Una catastrofe conforme alla legge”.  E a poco sono servite le affermazioni del ministro dell'energia turco Taner Yildiz, che si è sforzato di ribadire che la Turchia, nonostante l'immane tragedia, “non ha motivi per arrossire”.  A ricordare invece perché la Turchia ha motivi per arrossire è il leader del principale partito d'opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), Kemal  Kılıçdaroğlu, che ha ricordato al premier Erdogan che la Turchia è prima nella lista di incidenti sul lavoro in Europa ed ha il più alto tasso d'incidenti minerari se comparata alle altre nazioni europee. E mentre il  bilancio dei morti continua a salire (oltre trecento secondo gli ultimi aggiornamenti, ci sarebbe stata in mattinata un'altra esplosione che porterebbe il numero totale dei morti a 302) ci si interroga sulle ragioni per le quali la Turchia non abbia ratificato la convenzione internazionale sulla sicurezza e la salute nelle miniere stilata dall'Organizzazione Internazionale del lavoro (OIT), un accordo entrato in vigore addirittura nel 1998 per tutti i paesi firmatari tra i quali anche la Turchia.

 

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