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Se una milizia neonazista marcia nel cuore di Kiev

Lo squadrone della Natsionalnyi Korpus promette di “riportare l’ordine ucraino”. È l’ennesimo segno di vitalità dei gruppi paramilitari di estrema destra, reduci da una guerra in cui si sono macchiati di gravi crimini. Nelle urne non sfondano, ma l’Ucraina non riesce a liberarsene

Un'immagine dal video della marcia del Natsionalnyi Korpus tenuta a Kiev.Video pubblicato su Facebook.
Un'immagine dal video della marcia del Natsionalnyi Korpus tenuta a Kiev.Video pubblicato su Facebook.

Oltre 600 uomini appartenenti alla formazione di estrema destra Natsionalnyi Korpus hanno giurato fedeltà all’Ucraina durante una spettacolare manifestazione nel centro di Kiev, lo scorso 28 gennaio. Il gruppo, che si fa chiamare “Unità della milizia nazionale” ed è una derivazione del battaglione Azov, promette di “riportare l’ordine ucraino” per le strade del Paese.

L’avvenimento ha sollevato immediatamente molte perplessità, non solo tra i difensori dei diritti civili. Tanto che a stretto giro è dovuto intervenire il ministro dell’Interno, Arsenyi Avakov, per prendere le distanze dalla formazione paramilitare, che aveva annunciato di voler collaborare con la polizia. "L’uso della forza in Ucraina è monopolio dello Stato: guardia nazionale, polizia e forze armate. Tutte le altre entità paramilitari che cercano di occupare le strade delle città non sono autorizzate", ha scritto Avakov sul sito del ministero.

L’intervento del ministro è stato sollecitato anche dalla grandiosità dell’evento. In divisa mimetica i 600 hanno marciato in formazione ordinata dalla Maidan nelle vie del centro di Kiev, fino alla sommità di una collina illuminata dalle torce, brandendo bandiere nere e cantando inni patriottici.

La marcia è stata ripresa in un video pubblicato sulla loro pagina Facebook. "Non esiteremo a usare la forza per stabilire l’ordine e portare prosperità alle famiglie ucraine", è uno degli slogan che compare nel video.

Ma tra i motivi di maggior preoccupazione c’è il fatto che in testa allo squadrone marciava Andriy Biletsky, ex comandante del discusso battaglione Azov ed ex leader del movimento neonazista “Alleanza social-nazionale”.

Un problema annoso

L’argomento in Ucraina è sensibile. Allo scoppio della guerra nel 2014, quando l’esercito regolare si trovò impreparato a fronteggiare la minaccia di un conflitto armato sostenuto dalla Russia, fu determinante il supporto di battaglioni volontari. Si trattava nella maggior parte dei casi di giovani votati a sacrificare la propria vita per la difesa del Paese. Ragazzi che non ci hanno pensato due volte a lasciare le proprie case per il fronte. Molti di questi battaglioni erano privi di qualunque addestramento militare, alcuni anche di disciplina. Di sicuro mancava un reclutamento degno di questo nome. E questo ha reso possibile la formazione di gruppi paramilitari che si sono macchiati di crimini gravissimi contro la popolazione civile, come nel caso del famigerato battaglione Tornato, un ricettacolo di ex galeotti accusati di rapimenti, torture, estorsioni e associazione a delinquere. La formazione è stata sciolta e otto dei suoi componenti sono stati condannati da un tribunale di Kiev.

Anche il battaglione Azov, il cui ex comandante è ora a capo della “Milizia nazionale”, è fortemente sospettato di aver commesso crimini di guerra in Donbass. Di sicuro si trattava di una formazione che non faceva segreto della propria ispirazione di estrema destra né lesinava l’uso di simboli cari all’iconografia nazista. A cominciare proprio dallo stemma con il Wolfsangel, la “zanna di lupo” usata dalle SS.

Un problema delicato

La “Milizia nazionale” si presenta ora come una formazione indipendente. Peraltro, finché si asterrà dall’uso della forza, sembra possa operare nel pieno rispetto della legge. Anzi, proprio la legge del 2016 “Sulla partecipazione dei cittadini alla protezione dell’ordine pubblico e dei confini di Stato” può essere l’ombrello sotto cui la milizia si può riparare dalle accuse della comunità internazionale.

A quattro anni dalla rivoluzione della Maidan e lo scoppio della guerra, l’Ucraina è però ancora alle prese con milizie o formazioni paramilitari di estrema destra. Una macchia che rischia di indebolire il supporto dell’Occidente nell’accidentato percorso del Paese verso la democrazia piena e lo Stato di diritto.

Un problema soprattutto di immagine, dal momento che il Natsionalyi Korpus non arriva nemmeno a sfiorare la soglia di sbarramento del 5% per entrare in parlamento. Stessa sorte toccata a Pravyi Sektor, famigerato partito di estrema destra spesso portato dai media occidentali a esempio del pericolo neonazista in Ucraina, rimasto fuori alle ultime elezioni.

@daniloeliatweet

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