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Nadiya Savchenko, da eroina dell’Ucraina ad aspirante stragista

Eroina della guerra contro la Russia, Savchenko è accusata di aver pianificato un attentato al parlamento per sterminare l’intera classe politica e prendere il potere. Una tipica parabola ucraina, che rivela i rapporti sotterranei tra separatisti del Donbass e pezzi dello Stato

Nadiya Savchenko durante l'udienza a Kiev, in Ucraina, il 23 marzo 2018. REUTERS / Valentyn Ogirenko
Nadiya Savchenko durante l'udienza a Kiev, in Ucraina, il 23 marzo 2018. REUTERS / Valentyn Ogirenko

Dal carcere al parlamento, e di nuovo al carcere. La parabola di Nadiya Savchenko racchiude in sé i tratti grotteschi a cui la politica ucraina ci ha abituato. Donna pilota, eroina della guerra contro l’aggressore nel 2014, imprigionata in Russia per due anni, accolta trionfante in patria dopo la liberazione nel 2016, eletta alla Rada, indicata come possibile successore di Petro Poroshenko alla presidenza e ora inchiodata da "prove irrefutabili” come la terrorista che voleva far saltare in aria parlamento e presidenza uccidendo tutti i politici ucraini dal presidente in giù.

Nadiya Savchenko è tornata in carcere – questa volta un carcere ucraino – privata dell’indennità parlamentare e con un’accusa che potrebbe costarle l’ergastolo.

400mila morti

Il procuratore generale Yuriy Lutsenko aveva reso pubblico il 15 marzo di essere in possesso di “prove irrefutabili” del fatto che Savchenko avesse “pianificato, personalmente arruolato e dato istruzioni per commettere un atto terroristico” nel parlamento, usando mortai, granate e armi automatiche.

L’Sbu, il servizio di intelligence ucraino, ha poi diffuso un video di 28 minuti con le prove a supporto dell’accusa.

Il video contiene numerose intercettazioni fatte con telecamere o microfoni nascosti di conversazioni tra Savchenko e Volodymyr Ruban, il negoziatore dietro gli scambi di prigionieri con i separatisti del Donbass, egli stesso arrestato agli inizi di marzo a un checkpoint mentre cercava di trafugare dai territori separatisti un arsenale di mortai, granate, Rpg, mine e kalashnikov.

Nelle conversazioni Savchenko dice a Ruban che i separatisti hanno chiaro che la Russia non li vuole e li ridarà indietro all’Ucraina ma che loro non intendono tornare finché ci sarà Poroshenko. Per questo chiedono un cambio di potere a Kiev. Savchenko propone quindi a Ruban un colpo di Stato con l’uccisione di tutti i parlamentari, facendo saltare in aria la Rada nel giorno in cui Poroshenko tiene il suo discorso davanti alla camera e al governo. Lei stessa si offre di portare dentro le armi e lanciare le granate: “otto granate con un raggio letale di 200 metri dovrebbero bastare. E poi potremmo usare le mitragliatrici e ucciderne ancora”. Dopo il colpo di Stato sarà necessaria la pena di morte per almeno 400mila persone.

L’ex pilota più famosa d’Ucraina, che non ha rinnegato le conversazioni, si è difesa dicendo che il suo non sarebbe stato un attentato ma solo una provocazione.

È stata arrestata dagli agenti dell’Sbu all’ingresso in parlamento.

Rapporti inquietanti

Per quanto il video sembri autentico e la difesa di Savchenko decisamente debole, è presto per scrivere una sentenza. Quello che è certo è che la parabola dell’eroina ucraina più famosa all’estero non è una novità per l’Ucraina, che ha già assistito alla caduta di astri come Yulia Timoshenko o, più di recente, Mikhail Saakashvili. Storie che hanno toccato vette tra il grottesco e il farsesco.

Né la caduta di Savchenko è cominciata oggi. La sua popolarità aveva cominciato a vacillare quando aveva auspicato una dittatura per il Paese e quando aveva proposto di lasciar perdere la Crimea in cambio della riunificazione col Donbass separatista. Ma erano stati i suoi incontri segreti con i leader filorussi delle repubbliche separatiste a offrire una faccia ambigua all’opinione pubblica. Ambiguità che diventa inquietante alla luce delle intercettazioni.

In un’altra conversazione, questa volta con un agente dell’Sbu sotto copertura, Savchenko dice che i separatisti sono pronti a trattare con l’esercito ucraino. Riferisce poi un messaggio di Aleksandr Zakharchenko – il “presidente” della repubblica popolare di Donetsk – il quale chiede che gli venga consegnato Oleksandr Turchynov, capo del consiglio di Sicurezza e difesa nazionale ed ex presidente ad interim del dopo Maidan, l’uomo che diede il via alle operazioni militari contro i separatisti.

Se confermate, queste accuse andrebbero ben oltre il caso individuale di Savchenko e dimostrerebbero che i separatisti del Donbass mantengono relazioni sotterranee con pezzi dello Stato ucraino, con il tentativo di influenzare direttamente la politica di Kiev. E per far questo potrebbero trovare una sponda in quelle frange estremiste e ultranazionaliste che le pur giovani imperfette istituzioni democratiche del Paese sono riuscite finora a tenere al di fuori della politica nazionale e internazionale.

@daniloeliatweet

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