Il primo ministro della Nuova Zelanda, John Key, ha annunciato che il suo paese presenterà un candidato per la carica di Segretario Generale delle Nazioni Unite: Helen Clark, anche lei ex primo ministro, e attualmente a capo del programma di sviluppo delle Nazioni Unite .

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L’incarico sarà disponibile il 31 dicembre 2016, quando scade il secondo mandato di Ban Ki-Moon. Molti considerano Ban come 'l'uomo invisibile', un Segretario Generale che ha avuto un impatto discreto sulla scena mondiale, e che non è riuscito ad agire in modo significativo in crisi importanti come la guerra civile siriana e i conseguenti flussi migratori in Europa. Si fa spesso un confronto sfavorevole con il suo predecessore, Kofi Annan. Si suggerisce pertanto che qualcuno più dinamico potrebbe essere più adatto.
Helen Clark è certamente dinamica. E’ cresciuta in una fattoria dove erano quattro figlie femmine, quindi ha conosciuto il lavoro fisico duro, e anche dopo si è dedicata all’alpinismo e altri passatempi fisicamente impegnativi, ha una presenza fisica imponente e un'energia che è l'opposto dello stile burocratico e zen di Ban.
Ma non è chiaro se la Clark potrebbe risultare molto diversa. Se si considera ciò che Ban dice piuttosto che il modo in cui lo dice, non c'è molto da criticare. E' stato attivo nel promuovere l'azione contro il riscaldamento globale, ad esempio, e anche se non è stato efficace in Siria, quest'anno ha provocato grandi proteste in Marocco, dove ha parlato contro le mancanze del governo marocchino nel lungo conflitto nel Sahara occidentale. La semplice verità, che qualsiasi funzionario delle Nazioni Unite vi spiegherà, è che le Nazioni Unite sono solo l'espressione dei desideri degli Stati membri. Se gli Stati membri non vogliono agire attraverso le Nazioni Unite, non ci sarà alcuna azione. Non è una forza indipendente. E ‘ vero che le Nazioni Unite sono state originariamente concepite come un mezzo di intervento collettivo nelle crisi internazionali, e molte persone vorrebbero vedere quella promessa soddisfatta: ma la sua incapacità nel farlo non rende l’organizzazione del tutto inutile. Le agenzie - l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'UNESCO e così via – svolgono il loro lavoro anno dopo anno. E' piu’ difficile vedere il lavoro dell'Assemblea generale, anche perchè non esiste un meccanismo per far rispettare le decisioni prese lì (cioè, se cominciasse a prendere decisioni… ), ma l'idea generale di un corpo politico mondiale è valida, quindi non c'è nessun motivo per eliminarlo. Quando si tratta di gestione delle crisi, la volontà politica si esprime attraverso il Consiglio di Sicurezza, e i suoi membri permanenti mantengono un equilibrio di potere stabilito nel 1945. Tutti sanno che questo è ridicolo, ma nessuno riesce a trovare una formula di riforma che piaccia a tutti. Il Brasile dovrebbe avere un seggio permanente? L’India? Che dire del fatto che tutta l'Africa è esclusa? Per il momento, ancora una volta, sembra che non ci sia molto da fare per migliorare la situazione.
Tutto questo perpetua quello che si potrebbe chiamare una 'cultura dello veto'. I membri permanenti del Consiglio di sicurezza sono in grado di mettere il veto sulle decisioni delle Nazioni Unite. Un esempio rilevante fu il veto vergognoso degli Stati Uniti alla rielezione di Boutros Boutros-Ghali come segretario generale nel 1996. La spiegazione data da Madeleine Albright, ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite che ha lanciato il veto, era che Boutros non era impegnato nella riforma. Una spiegazione più probabile è che si stava facendo troppo di rumore circa il fatto che gli Stati Uniti avevano costantemente omesso di versare il loro contributo alle operazioni delle Nazioni Unite. Con questo veto, gli Stati Uniti hanno segnalato che anche nel mondo del dopo-Guerra Fredda, non erano disposti a tollerare critiche: e poichè era ancora il turno dell’Africa (Boutros era egiziano) hanno trovato un più gradito africano, Kofi Annan, architetto delle peggiori catastrofi nella storia dell'organizzazione. Come capo del dipartimento di operazioni di mantenimento della pace (DPKO) aveva diretto le operazioni in Bosnia e Ruanda - ma è stato attento a non criticare gli Stati Uniti, nonostante il loro evidente disprezzo per il concetto di Nazioni Unite.
Boutros Boutros-Ghali, come molti altri segretari generali, era prima stato ministro degli affari esteri, ma ci sono diversi tipi di ministri degli affari esteri. Ban è stato ministro degli affari esteri della Corea del Sud, ma era conosciuto nel suo paese come 'il Burocrate': uno che amministra in modo efficiente la politica statale; Boutros-Ghali aveva avuto una carriera molto più attiva e creativa, giocando un ruolo importante nei negoziati di pace tra Egitto e Israele, per esempio. E' stato anche professore di diritto internazionale – una figura considerevole.
Quindi la domanda rivolta alla candidatura di Helen Clark è questa. I membri permanenti del Consiglio di sicurezza, e in particolare gli Stati Uniti, vogliono veramente un segretario generale dinamico e politicamente attivo? Non preferirebbero forse un altro burocrate senza volto? Il fatto che la Clark è una donna è una questione secondaria. Ora ci sono sette altri candidati, (altri ancora possono apparire nei prossimi mesi) e quattro di loro sono donne. Vi è una generale accettazione dell'idea che il prossimo Segretario generale potrebbe essere di sesso femminile. Ma Helen Clark è l'unico candidato a combinare due fattori: l'esperienza personale politica di leadership ad alto livello internazionale, e l'esperienza come insider delle Nazioni Unite. Ha trascorso gli ultimi sette anni come amministratore di una delle più importanti agenzie delle Nazioni Unite, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e può legittimamente pretendere di essere un burocrate qualificato delle Nazioni Unite. Ma questo sarebbe la prima volta che un ex capo di governo diventa segretario generale, ed è difficile vedere che questa Kiwi di mentalità indipendente e grintosa accetterebbe un atteggiamento di disprezzo da altri leader mondiali, se avesse quel posto. Durante la sua carriera politica ha visto il suo indice di gradimento personale scendere al 2% ad un certo punto, ma ha sempre insistito e ha completato due mandati come primo ministro con enorme successo.
La cultura del veto potrebbe sostenere la sua candidatura. I sei finora candidati sono dell'Europa dell'Est (Bulgaria, Montenegro, Slovenia, Macedonia, Croazia e Moldavia), e la logica di questo è che non c'è mai stato un segretario generale dall'Europa orientale. Come Helen Clark, alcuni di questi candidati sono ex politici, tra cui due primi ministri e un presidente. C'è anche António Guterres, sulla carta un candidato piuttosto simile a Helen Clark, essendo stato il primo ministro del Portogallo e poi capo dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Tuttavia, tutti i paesi dell'Europa orientale sono anti-Russia, avendo sperimentato occupazione e/o dominio politico sovietico, e quali che siano le personalità o capacità dei candidati, è del tutto possibile che la Russia dia un veto a tutti loro. Queste cose sono fatte a porte chiuse, per evitare l'imbarazzo di un veto vero e proprio. Se la Russia o un altro membro permanente rende noto che un candidato particolare non è accettabile, quel candidato viene ritirato in silenzio. In realtà il meccanismo è sempre stato che i membri permanenti del Consiglio di sicurezza decidono un candidato accettabile tra di loro, senza discussione pubblica.
Se guardiamo i risultati e le politiche di Helen Clark durante la sua carriera in Nuova Zelanda, si vede un profilo eccellente per la cultura delle Nazioni Unite: alloggi per i poveri, contro la guerra e contro le arme nucleari, ma il supporto ai militari della Nuova Zelanda in ruoli di mantenimento della pace, e naturalmente di sostegno per le popolazioni indigene, la rappresentanza speciale per il popolo Maori che ora è parte integrale del sistema della Nuova Zelanda.
L'ONU ha sempre resistito l'idea di avere un segretario generale da paesi di lingua inglese che componevano l'originale 'Nazioni Unite' - era il termine usato per indicare 'Gli Stati Uniti, più l'impero britannico' durante la seconda guerra mondiale. Ma è difficile capire come qualcuno possa vedere la Nuova Zelanda oggi come uno strumento dell'imperialismo anglo-americano. In realtà, qualsiasi imperialista angloamericano si troverebbe di fronte a un problema ben diverso: un segretario generale che non solo parla la loro lingua, ma ha una lunga esperienza nell’ottenere ciò che vuole.

I libri di Christopher Lord comprendono “Politics” e “Parallel Cultures”. Il suo giornalismo viene pubblicato a livello internazionale. Ha vissuto in 9 paesi e parla 7 lingue.

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