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Una scelta fondamentale per l’esercito canadese: Guerra o Pace?

A settembre 2015, un sondaggio dell'Angus Reid Institute ha chiesto ai cittadini canadesi quali pensano debbano essere le priorità militari del loro paese. Il 74% ha risposto ‘il mantenimento della pace', il 26% ‘l’addestramento militare'.

Master Bombardier Nathan Cousineau (C) of the Canadian Armed Forces smiles after returning from operation ATTENTION at 17 Wing in Winnipeg, Manitoba, January 20, 2014. REUTERS/Lyle Stafford

Il risultato è in linea con la tradizione militare canadese, ma contrasta con la profonda trasformazione che l’esercito canadese ha vissuto durante il governo conservatore di Stephen Harper. Attualmente il Canada dispone di soli 100 militari circa nonostante la crescente domanda di personale per le operazioni delle Nazioni Unite.
Fino al 1996 il Canada era una superpotenza di peacekeeping, sosteneva regolarmente le missioni delle Nazioni Unite con l'invio di truppe ed equipaggiamenti, e forniva ufficiali al comando delle forze. Il Canada fu al comando della prima operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite durante la crisi di Suez del 1956, e ne fu anche promotore vincendo un Nobel per la pace, assegnato a Lester B. Pearson. Il Nobel per la pace vinto dall’Onu nel 1988, è stata nuova fonte di orgoglio per i militari canadesi. I canadesi sono stati protagonisti della grande espansione delle operazioni di peacekeeping degli anni ‘90, guidata da Kofi Annan, che si è però conclusa con un fallimento, che ha colpito profondamente il Canada. Il Generale canadese Romeo Dallaire, comandante dell'UNAMIR, durante la missione in Ruanda del 93-94, è stato costretto dal suo mandato a restare a guardare i massacri nelle strade, senza poter intervenire. Anche la missione nella ex Jugoslavia, UNPROFOR, è andata storta, e come effetto del crollo internazionale della fiducia, il Canada ha smesso di fornire truppe (in grandi quantità) per le missioni ONU.
Dopo il 9/11 il mondo è entrato in una nuova fase militare con le successive operazioni a guida Usa in Afghanistan e poi in Iraq. Il Canada ha partecipato alla cooperazione internazionale, soprattutto sostenendo le operazioni di coalizione guidate dagli americani contro i talebani e Al-Qaeda. Dieci anni in Afghanistan hanno trasformato l'esercito canadese, ha spiegato Il tenente generale Andrew Leslie, un veterano delle operazioni di peacekeeping in Croazia, nominato 'Capo della Trasformazione' nel 2010.
Parlando alla televisione canadese, il Gen. Leslie dichiara che il ruolo primario delle forze militari canadesi è stato 'proteggere i deboli e gli innocenti.' Anche nel contesto dell'operazione di coalizione in Afghanistan, il Canada è entrato in guerra con un ruolo di 'mantenimento della pace rafforzato... per separare i signori della guerra', ma questo ruolo si è trasformato come conseguenza del 'sangue versato da questi straordinari giovani canadesi che si sono sacrificati, soprattutto nel periodo 2006-2010'. L'esperienza delle perdite umane durante la campagna afghana ha trasformato l’esercito canadese, il suo addestramento, le attrezzature e la dottrina, fino a quando, secondo molti dei suoi ufficiali e anche molti politici conservatori, non è più stato fornitore di forze di pace internazionali, ma, secondo le parole del Gen. Leslie, 'superbamente attrezzato, uno dei migliori piccoli eserciti del mondo ".
Tuttavia, l'operazione della coalizione in Afghanistan - per non parlare dei più ampi sforzi americani nel mondo arabo, in cui il Canada non ha giocato un ruolo importante - non è stata un gran successo, ed è difficile descrivere queste operazioni come promotrici della pace. Il Canada ha deciso di rimanere a bordo della giostra della guerra che gira sempre più velocemente? Non proprio. Anche l'interpretazione militarista della politica del Canada, quella di Harper, si e’ fermata bruscamente davanti all’ipotesi di combattere sul terreno l’ISIS, e il contributo del Canada si è limitato a operazioni di volo a basso rischio e ad alcuni contributi simbolici.
Gira il vento di nuovo? Il Gen. Leslie, artefice di gran parte della trasformazione militare canadese, è entrato nel nuovo governo liberale, come consulente di Justin Trudeau, che ha promesso che il Canada tornerà al peacekeeping.
Ci sono alcuni problemi tecnici – nel 2013 i conservatori hanno cancellato il finanziamento e quindi chiuso il Centro Lester B. Pearson, principale istituto di peacekeeping a livello mondiale, e l’esercito canadese avrebbe bisogno di un nuovo addestramento per essere pronto alle operazioni di pace di oggi. I cittadini canadesi sono chiaramente a favore di un ruolo umanitario dei loro militari, e il nuovo esercito, rafforzato dal combattimento, sarebbe una risorsa straordinaria per una struttura di pace internazionale che attualmente ha seri problemi.
L'ONU paga agli Stati 1028 dollari al mese a persona per le forze di pace. Già questo produce una divisione tra paesi ricchi e poveri. Per il Canada o i paesi scandinavi, questo è un budget ragionevole di finanziare le operazioni, una paga accettabile per i soldati e il personale civile. Nei paesi poveri (i principali fornitori di personale delle Nazioni Unite sono attualmente Bangladesh e Pakistan) le cose sono diverse. La paga base di un Sainik (il rango più basso) in Bangladesh è 4500 Taka, cioè 56 dollari al mese. Un capitano prende tre volte tanto. La partecipazione alle operazioni delle Nazioni Unite diventa per i governi un modo per fare cassa. In un mondo perfetto, la grande quantità di denaro pagato ai ministeri nazionali della difesa dalle Nazioni Unite sarebbe tutta spesa per attività connesse al mantenimento della pace. Ma qualunque cosa accada veramente con quel denaro, di certo non arriva ai soldati.
Questo ha prodotto un generale degrado di motivazione del personale ONU, con corrispondente perdita di qualità delle operazioni. Un peacekeeper del mondo ricco si offre volontario per una missione in cui crede; un peacekeeper del mondo povero, vede solo una possibilità di essere ucciso. Il morale è danneggiato anche dai ricorrenti casi di stupro e violenza da parte del personale delle Nazioni Unite, in gran parte, ma non esclusivamente, da forze del terzo mondo.
Quindi un corpo di peacekeeping dell’Onu più forte e più intelligente, con il Canada in primo piano, sembrerebbe una buona idea. In Canada i critici conservatori ridicolizzano l'idea, è pensabile che ISIS possa rispettare i caschi blu sul terreno, chiedono?
Un esempio della necessità della partecipazione dei paesi ricchi nel mantenimento della pace è fornito dalla Repubblica Centrafricana, dove il rischio di collasso completo, di guerra civile e conflitto etnico è stato impedito dalla presenza internazionale. In questo caso l’iniziativa è stata francese. La Francia è intervenuta da sola nella sua ex colonia, e questo ha permesso lo schieramento di MINUSCA, che si è concentrato non solo su fermare il conflitto, ma su una serie di attività a sostegno della giustizia e democrazia, oltre a migliorare le infrastrutture e i rifornimenti. Queste sono missioni che il Canada potrebbe fare, oltre a una cosa specifica che solo i paesi ricchi sono in grado di offrire, fornire gli elicotteri. La missione delle Nazioni Unite nella RAC è stato danneggiata da casi di abuso, lo scorso agosto il capo senegalese della missione si e’ dimesso, assumendosi la responsabilità di presunti casi di stupro e omicidio da parte di soldati provenienti dal Camerun e Rwanda.
Il problema fondamentale non è militare, ma morale e politico: quale deve essere il ruolo di una potenza militare del mondo ricco nel 21° secolo? Per 15 anni, il Canada si è trovato coinvolto nel progetto americano di portare la pace mediante la guerra, soprattutto in Afghanistan, ma anche in Iraq, Libia e Siria, che ha portato al crollo di questi stati e alla creazione del mostro jihadista. Tutti sanno che il piano non ha funzionato, e anche gli Stati Uniti dichiarano oggi di sostenere le Nazioni Unite nelle operazioni militari (con soldi e attrezzature, piuttosto che truppe). La popolazione canadese ha improvvisamente seguito Justin Trudeau, e anche se non risolve il problema di cosa fare in Medio Oriente, la proposta di Trudeau del ritorno delle forze armate del Canada alle operazioni internazionali di pace è stata accolta da tutti.
Al momento la questione è in discussione nel Parlamento canadese.

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