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In Venezuela il governo Maduro spazza via il Parlamento

A mezzanotte di martedì 29 marzo il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsg)  –  il massimo potere  giudiziario venezuelano – ha reso note le sentenze con cui dissolve  l'Assemblea  Nazionale, il corpo legislativo venezuelano,  e si assume tutte le sue competenze. Tutto ciò  violando l’Art. 1 della Costituzione.

I sostenitori dell'opposizione gridano slogan durante una protesta contro il governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro a San Cristobal, in Venezuela il 31 marzo 2017. REUTERS / Carlos Eduardo Ramirez
I sostenitori dell'opposizione gridano slogan durante una protesta contro il governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro a San Cristobal, in Venezuela il 31 marzo 2017. REUTERS / Carlos Eduardo Ramirez

I giudici supremi del Tsg sono politicamente fedeli all'esecutivo, il governo di Nicolas Maduro, anche lui militare  come il fondatore del  "socialismo bolivariano", Hugo Chávez – nel 2010 Chávez però disse che sciogliere l’An equivaleva a  un colpo di Stato.

Maduro ha perso il controllo dell'An (Assemblea Nazionale) a dicembre dopo una schiacciante vittoria elettorale dell'opposizione. Da allora, ha ignorato ogni decisione legislativa  e fatto annullare da una servizievole Commissione elettorale un referendum che lo poteva  deporre.

I parlamentari  da mercoledì non godono più della immunità; Maduro, che è sostenuto solo dal 18-20% della popolazione, accentra su di sé poteri illimitati in tutti gli ambiti;  e si prolunga lo stato di emergenza in vigore dal gennaio 2016. Campione dei "fatti alternativi", il governo continua ad addurre la necessità di contrastare "il nemico interno" e  prevenire "interventi stranieri”.

La fine della divisione dei poteri in Venezuela è stata condannata dalla Ue, dall'Onu, dal Canada, dagli Stati Uniti e dalla maggior parte dei paesi latinoamericani ma soprattutto dall'Organizzazione degli Stati americani  (Oea) per la quale è la decisione di "un regime autoritario per eliminare ogni sembianza di democrazia". 

È  un colpo di Stato, né più né meno,  secondo la grande maggioranza dei paesi latinoamericani, l'opposizione, la stampa indipendente dal regime e quella estera.

A far sentire Maduro messo all’angolo  è  stata una risoluzione dell'An che esigeva in Venezuela l'applicazione della Carta dell'Oea, difatti una Costituzione dei paesi americani che li impegna a rispettare la democrazia – conquistata, come si sa, in decenni a un prezzo di vite umane altissimo. 

Per il segretario dell'Oea, l'uruguaiano Luis Almagro, "restare in silenzio di fronte a una dittatura  è l'indecenza più bassa in politica". Così, dopo l'annullamento di due elezioni è tornato a presentare a marzo un documento molto duro sul Venezuela che ne chiede  “l’immediata sospensione” se non ci saranno elezioni entro un mese, si libereranno i prigionieri politici e si sostituiranno   le autorità corrotte del Consiglio nazionale elettorale e del Tsg (il cui presidente, Maikel Moreno, è un condannato per assassinio e sospettato di un altro).

La crisi venezuelana è difatti ormai una crisi politica latinoamericana. Per il dirigente dell’opposizione incarcerato, Leopoldo López, il principale terreno di scontro deve essere quello internazionale.  Perù, Cile,  Argentina, Brasile, Guatemala, Paraguay, Uruguay, Costarica,   Panama, Colombia e Messico hanno tutti in misura maggiore o minore protestato, alcuni richiamando l'ambasciatore in maniera definitiva.

Non hanno condannato il golpe i paesi che ricevono petrolio a prezzi di vantaggio, Nicaragua, Bolivia, Antigua y Barbuda, El Salvador, San Vicente e Granadine. La Repubblica Dominicana, El Salvador e Haiti hanno ricevuto, invece, un messaggio dagli Usa: se non voteranno   per il ripristino della democrazia in Venezuela, Washington taglierà aiuti.

Il governo potrebbe voler sfruttare il golpe, o auto-golpe, per distogliere l’attenzione dalle  carestie, della più alta inflazione al mondo e da tassi record di  delinquenza  e corruzione. Qui, però, forse ha fatto male i calcoli perché,    per esempio, a garanzia di un prestito di 500 milioni di dollari della  Corporazione andina di stimolo di cui ha disperatamente bisogno, ci vuole una conferma dell’An. Russia e Cina hanno limitato il credito persino a tassi da strozzini.

L’effetto boomerang del golpe quanto alla stabilità dell’establishment chavista è arrivato subito. A livello internazionale ha tolto la maschera a Maduro che va a ingrossare le file dei dittatori e dei dittatorucci latinoamericani.

Internamente, forse è troppo anche per i fedeli al chavismo.   Nelle ultime ore, si sono pronunciati contro alcuni ex ministri e generali di alto rango, oltre a giornalisti del regime. La defezione è importante è quella di Luisa Ortega Díaz, la ministra della Giustizia che considera le sentenze   "violazioni dell'ordine costituzionale".

Che ci siano crepe  nella cupola di governo  si deduce anche dall’insistenza di Maduro perché il generale  in capo e ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, faccia schierare a suo favore  l'alto comando militare.

Maduro sa che non vincerà mai una elezione e che appena sconfitto lui e molti dei suoi finiranno in carcere per violazione dei diritti umani, corruzione e narcotraffico tra altri reati. 

Anche se stesse assistendo “all’ultimo respiro del moribondo",  come insinuano alcuni commentatori, a causa dell'arbitrarietà che consente lo stato di emergenza, è seria la minaccia alla sicurezza dei deputati, dell’opposizione, degli studenti, delle donne scese in piazza ieri con le  pentole e dei giornalisti. Numerosi sono stati picchiati e un video testimonia come la giornalista di Radio Caracol, Elyangélica González, sia stata assalita da dieci  uomini della Guardia Bolivariana, spinta a terra e presa a calci.

Alla frontiera con la Colombia sono in strada i carri armati. Il rischio è che nelle prossime manifestazioni, come quella proclamata per sabato 1 aprile,  la repressione contro i manifestanti si faccia ancora più dura e allarghi la lista delle centinaia di prigionieri politici.

In questo clima appare surreale la  distanza tra la realtà e  le misure del governo per alleviare, per esempio, la fame da scarsità. Pochi giorni fa, un anziano è morto d'infarto dopo quattro ore di coda per comprare della farina: le altre persone pur di non andarsene a mani vuote sono rimaste in  coda accanto al cadavere per quasi un'ora.  Maduro non ha detto "se non hanno pane mangino brioches", ma ha proposto – seriamente - dei "pollai  verticali da appartamento da tre galline" da completare con una vasca per i pesci.   Nessuno in Venezuela direbbe di no a qualche uovo la settimana e  forse un pesciolino al mese. Peccato che manchi anche il mangime per i polli.  

@GuiomarParada

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