Venezuela: la mancanza d'informazione soffoca l'economia

In Venezuela non mancano solo i prodotti nei supermercati, manca anche l'informazione, quella ufficiale: dati sull'inflazione, indicatori economici credibili e cifre reali sulle riserve. Nei paesi democratici sono di dominio pubblico, perché è sulla base dei dati economici che le banche erogano credito, le aziende piccole e grandi programmano la produzione e le assunzioni, arrivano investimenti esteri e si aprono linee di finanziamento da organismi multilaterali.

REUTERS/Carlos Garcia Rawlins

In Venezuela, da più di dieci anni, cittadini, organizzazioni e aziende vivono in un limbo dell'informazione. Un recente grave esempio è il "colpo" con il quale il presidente Nicolás Maduro ha sottratto al Parlamento la capacità di nominare il presidente della Banca Centrale del Venezuela e i suoi alti funzionari. Lo ha fatto il giorno prima che scadesse la legge – Ley Habilitante – che gli dava pieni poteri "per difendere il Venezuela dall'attacco dell'imperialismo".

Inoltre, la nuova legge sulla Bcv stabilisce che essa possa tenere classificate una serie di informazioni e, in particolare, quelle "segrete o riservate che anticipando l'azione [del governo] (...) potrebbero arrecare danno agli interessi generali", quando "per circostanze interne o esterne sia minacciatala sicurezza nazionale e la stabilità economica".

Da inizio anno il Partito socialista venezuelano ha perso il Parlamento ora controllato dall'opposizione, come non succedeva da 15 anni. Il decreto ora dà al pupillo di Chávez carta bianca per decidere quali dati economici segretare "in condizioni di emergenza", che sono quelle che il paese conosce da vari anni.

"Sospendere il rilascio dei dati è una decisione grave. Le informazioni sono essenziali per una diagnosi economica e per individuare soluzioni a breve, medio e lungo termine", ci spiega Carlos Alvarez, capo economista di Eco analitica, una società di ricerca economica di Caracas.

"A ciò si somma la difficoltà a interpretare i dati che sì sono rilasciati perché, per esempio nel caso dell'inflazione, la Bc vorrà utilizzare una metodologia di analisi non nota. Tutta questa opacità finisce per influenzare negativamente le aspettative degli agenti, un punto fondamentale nell'economia", aggiunge Alvarez.

Opacità è una delle parole che più ricorrono in Venezuela quando si parla della situazione economica. "Calcoliamo che le riserve internazionali ammontino a 15 miliardi di dollari, di cui 14 di obbligazioni spazzatura e solo uno di liquidità, e abbiamo l'inflazione più alta al mondo, ma è da più di un anno che la Bcv mantiene l'opacità informativa, anche se dovrebbe comunicare il rialzo dei prezzi e le scarsità ogni mese e il Pil ogni tre mesi", commenta a East il giornalista Héctor Landaeta. "La realtà è che il Venezuela in questo momento è un disastro".

Che disastro sia lo ha confermato il governo quando ha tentato di fare approvare un decreto per la "Emergenza economica". La causa secondo il governo sarebbe però una "guerra economica" contro il Paese da parte della borghesia, degli imprenditori, dell'opposizione, dei commercianti, dell'Impero [gli Usa], del contrabbando e della triplice alleanza Miami-Bogotá-Madrid. Tramite "attori interni ed esterni", essi starebbero "inducendo l'inflazione, condizionando il prezzo del petrolio e cercando di destabilizzare il Venezuela".

Anche le cifre dell'attività della Pdvsa, la società statale del petrolio sono un'altra zona opaca. Si sa invece che il paese dipende per il 90% dalle esportazioni di idrocarburi. A fine gennaio il crudo venezuelano è sceso a 21 dollari il barile a fronte di un costo di produzione di circa 20 dollari, mentre il bilancio è stato programmato con il greggio a 40 dollari al barile. Il paradosso – o "la cosa più triste" come commentano i venezuelani – è che il debito estero sia lievitato di più di sette volte dal 1999, proprio durante gli anni dei maggiori introiti dal petrolio della storia delVenezuela.

Proprio a causa della caduta dei prezzi del petrolio l'economia continuerà a contrarsi, secondo il Fondo Monetario Internazionale, dopo il -10% dell'anno scorso.

La richiesta di poteri speciali per l'emergenza economica è stata respinta dal nuovo Parlamento proprio perché il governo non ha potuto dimostrarne la necessità con dati economici, perchè l'anno scorso non li ha pubblicati. Anche così il decreto ha generato timori di un blocco del cambio valutario e dei depositi bancari bloccati per la mancanza di trasparenza sulle possibili mosse del governo.

Il presidente del partito di opposizione Un tiempo nuevo, Elias Matta, spiega che "i ministri sono abituati a non affrontare i giornalisti o chicchessia. La gente ha votato per l'opposizione per rendere le cose trasparenti. Noi non abbiamo paura dei media o del dibattito".

La stampa critica ha combattuto negli ultimi anni una dura battaglia per continuare a informare secondo i propri criteri. "L'opacità nella gestione pubblica è una costante in Venezuela", ci dice il giornalista Javier Mayorca. "Basta consultare i rapporti delle ong Espacio Publico e Ipys. Neanche le loro richieste di informazione sono state mai assolte correttamente. Le violazioni e le denunce riguardanti la libertà di stampa e di espressione sono andate aumentando negli ultimi anni talvolta del 16% l'anno.

"Non c'è alcun tipo d'informazione che giustifichi l'essere tenuta nascosta, al contrario", ci dice Alvarez. "Tutte le informazioni riguardanti la situazione economica del Paese dovrebbero essere pubblicate e discusse. Occorre spiegare come si è arrivati a questo punto e conoscere in dettaglio lo stato dell'economia per farsi un'idea della portata della crisi e trovare soluzioni strutturali e non puntuali".

Se da palazzo Miraflores il leader del chavismo riuscirà a vendere il messaggio che il prezzo del petrolio è crollato per una congiura "contro il Venezuela" a più di quel 20% dei venezuelani che lo ha votato a dicembre, si vedrà nei prossimi sondaggi.

Nel frattempo, almeno una delle priorità del governo è stata comunicata. Stando alla dichiarazione del 22 gennaio del ministro della Difesa, generale Vladimiro Padrino Lopez, essa sarebbe di "rendere autosufficiente il settore delle Forze Armate". Il generale ha annunciato quindi lo sviluppo di una fabbrica per produrre una radio,fucili e polvere da sparo.  

@GuiomarParada

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