Italia al vertice NATO fra il 2% di Trump e i problemi di bilancio

Ci siamo. I Paesi membri dell'Alleanza Atlantica si riuniscono a Bruxelles per discutere dell'evoluzione della Difesa NATO e dei nuovi standard del dopo Obama. C'è poco da fare: uno dei punti cardine del summit sarà “il pagare di più, pagare tutti”, cavallo di battaglia e tormentone di Donald Trump già in campagna elettorale e nei primi 100 giorni di mandato. Ma pagare non è certo una cosa che si fa a cuor leggero. Come la prenderanno le nazioni dell'Alleanza? Intervistiamo il generale Mario Arpino.

Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg partecipa un convegno prima della riunione dei leader a Bruxelles, il 24 maggio 2017. REUTERS / Christian Hartmann
Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg partecipa un convegno prima della riunione dei leader a Bruxelles, il 24 maggio 2017. REUTERS / Christian Hartmann

Come ricordato la Norvegia corre alle armi. E intanto testa il Boeing “Poseidon” con americani e tedeschi, Oslo ha assicurato al Segretario Generale Soltenberg (e indirettamente al tycoon) piena disponibilità all' aumento delle spese difensive, sottolineando come il paese stia cercando anche di superare il 2% e di adeguare gli armamenti alla necessità di un controllo, più stretto, del Mare di Norvegia frontiera naturale con il Mare di Barents che bagna le coste russe. Quanto a Stoccolma, le esercitazioni militari dell'estate scorsa e l'annuncio del governo di un piano di ammodernamento di mezzi e strutture lascia presagire che la “cara vecchia” neutrale Svezia miri ad assumere oggi un ruolo di rilievo nel teatro Baltico. Alcuni network suggeriscono che Putin non sarà argomento di discussione a Bruxelles, ma l'ipotesi che la parola “Mosca” non sia pronunciata è da scartare: fra i primi a raggiungere soglia 2, infatti, ci sono Estonia e Polonia paesi che si affacciano sul Baltico, vicini di casa della Federazione (la Polonia lungo i confini con l'exclave Kaliningrad) e da secoli avversi ad una Russia che, oggi, esercita un'influenza politico-militare che va ben oltre i suoi confini più settentrionali, raggiungendo gli instabili teatri siriano e libico nel Mar Mediterraneo. Restando nel Mare Nostrum, va da sé che durante il vertice non si mancherà di affrontare la questione profughi connessa alla sicurezza e alle difficoltà che il governo “amico” di Sarraj incontra nel gestire la situazione interna della Libia, nonché le partenze che impinguano le casse di organizzazioni criminali e terroristiche.

Ma in uno scacchiere nel quale è fra le pedine più importanti, cosa risponderà l'Italia alle richieste di Stoltenberg?

“In un quadro in cui si sta verificando un lieve (se non solo apparente) incremento del bilancio della Difesa, il nostro Paese si è trovato a dover fare delle promesse sia all'Unione Europea (Ue Global Strategy), sia alla NATO. In effetti, un incremento c’è già stato, ma è “drogato” dalla presenza nel bilancio che viene presentato alla Nato delle pensioni provvisorie, della componente Carabinieri dedicata alla sicurezza interna del territorio (quella “combattente” – Msu, missioni all’estero, attività addestrative, paracadutisti del Tuscania, ecc., è circa un quinto della forza totale), di alcuni fondi che, senza passare dal bilancio ordinario, vanno direttamente all’industria per la Difesa” spiega il generale Mario Arpino, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1999 al 2001, secondo il quale l'aumento del 2% del PIL per la difesa imposto ai paesi dell'Alleanza non sia un vero standard, quanto un tentativo di spingere i membri a lavorare di più sui singoli bilanci, al fine di meglio ripartire gli oneri.

Ad aprile 2017, le uniche nazioni che hanno raggiunto (o superato) il 2 sono gli Stati Uniti, le già citate Estonia e Polonia e la Gran Bretagna. C'è anche la Grecia, malgrado la difficile situazione economica.

Ma com'è possibile?

Arpino: “La cosa andrebbe guardata in termini monetari, più che percentuali: i paesi, anche grandi, che hanno un PIL molto basso, possono trovarsi a pagare un contributo inferiore a quello di Paesi più piccoli, ma con PIL molto alto. Ad esempio la Grecia ha già raggiunto il target del 2%, mentre l’Italia è a metà strada, spendendo all’incirca il 70% delle risorse per il personale. Sono conti molto difficili da fare, essendo le regole del bilancio NATO e quelle dei singoli Paesi membri assai poco omogenee. Quanto alla richiesta di aumento beh, altro non è che la riproposizione di un progetto già avanzato sotto altre amministrazioni americane, da Eisenhower (1953-1961, nda) a Obama (2009-2017, nda), ma che viene accolto solo adesso nell' era Trump”.

Quale futuro, dunque, per la Difesa italiana? Secondo il generale Arpino il 70% delle risorse viene speso per il personale che, stando all'ultimo decreto (10 febbraio 2017) firmato dal Ministro Roberta Pinotti, dovrebbe subire un ridimensionamento di 40 mila unità (da 190 a 150 mila) entro il 2024. Ma, probabilmente, non sarà sufficiente: organico a parte, a cambiare deve essere la governance di un comparto che svolge un ruolo fondamentale sia nell'Alleanza, sia nell'affrontare i problemi legati alla crisi migratoria e alla sicurezza del Paese ma che, suo malgrado, incontra ancora difficoltà nel gestire i fondi disponibili. Difficoltà che non verranno certo superate a Bruxelles in 3 giorni di vertice, né con l'arrivo all'agognato 2% ma solo con un oculato lavoro di gestione interna del settore pubblico.

@marco_petrelli

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