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Vietnam, proteste contro la nuova legge sull’assicurazione sociale

In Vietnam migliaia di operai sono scesi in strada per sei giorni consecutivi per protestare contro una nuova legge varata dal governo che regola l’assicurazione sociale nei casi di malattia, infortunio, invalidità e disoccupazione. A promuovere la protesta, iniziata il 26 marzo scorso, sono stati i dipendenti della «Pou Yuen Vietnam», situata nel parco industriale di Tan Tao, alla periferia di Ho Chi Minh City, un’azienda di proprietà della multinazionale cinese «Pou Chen Group», che produce calzature per noti marchi mondiali come l’Adidas, la Nike, la Converse, la Lacoste e la Reebok.

Almeno 90 mila sono stati gli operai che hanno aderito alle manifestazioni di protesta contro la norma voluta dal governo di Hanoi, stazionando senza lavorare dentro e fuori la fabbrica e bloccando pacificamente il traffico in diverse zone. La legge, che dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio del 2016, impedisce di fatto ai lavoratori di ricevere un pagamento forfettario dell’assicurazione, in caso di cessazione del rapporto.

«La nuova legge è un passo indietro per i diritti di tutti i lavoratori», ha spiegato l’avvocato Le Thi Cong Nhan dell’associazione locale Viet Labor, non riconosciuta dal governo. «In passato gli operai avevano due scelte, potevano prendere una somma forfettaria una tantum, a conclusione di un rapporto di lavoro, o aspettare l’età della pensione». Adesso, invece, Hanoi ha di fatto bloccato questa possibilità. «Il problema – spiega il legale - è il diritto di scegliere. Solo i lavoratori sanno cosa è giusto per loro». Le Bach Hong, ministro vietnamita del Lavoro, ovviamente, la pensa in maniera diversa: «Gli operai che protestano non hanno capito la legge. Questa legge assicura molti benefici nel lungo periodo».

In Vietnam - dove quasi il 70 per cento della popolazione ha meno di 40 anni e fornisce un’importante forza lavoro per molte aziende multinazionali mondiali – gli scioperi e le proteste dei lavoratori sono un evento molto raro. Il Paese - guidato dal partito unico comunista - solitamente reprime con forza ogni tipo di dissidenza. Soprattutto nella produzione del tessile, perché c’è una forte rivalità con la vicina Cina e Cambogia, gli altri due leader del settore.

Attualmente la situazione sembra tornata calma, grazie ad un annuncio diramato sul canale ufficiale di Stato «Vtv», dove il governo ha garantito che, in caso di dimissioni, il dipendente potrà scegliere se ricevere la buonuscita in un’unica somma o a rate dopo il pensionamento. Ma i lavoratori, fanno sapere i sindacati, tengono alta la guardia e, se la promessa del governo non fosse mantenuta, potrebbero nascere nuove proteste. «Negli ultimi anni – precisa l’avvocato Le Thi Cong Nhan - sono cresciuti il livello di consapevolezza e attenzione dei lavoratori, i quali non hanno paura di scioperare e protestare per far valere i propri diritti fondamentali».

In questo momento, il governo di Hanoi, che è nelle fasi finali dei colloqui di libero scambio con l’Unione europea, non vuole certo problemi. La sua speranza è quella di diventare presto un partener del Pacific Trans (TPP), in un’area che copre circa il 40 per cento del PIL globale.

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