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Volontari occidentali che combattono ISIS

Crescono di numero e si organizzano in gruppi i volontari europei e nordamericani che partono per andare a combattere contro gli uomini del Califfo. Tra loro molti ex-militari, ma anche civili pronti a combattere la loro personale guerra santa.

Brett, a Westerner who has joined the Iraqi Christian militia Dwekh Nawsha to fight against Islamic State militants, poses at the office of the Assyrian political party in Dohuk, northern Iraq February 13, 2015. REUTERS/Ari Jalal

BEIRUT. Partire da Toronto per andare a morire in un minuscolo villaggio nel nord-est della Siria. È la parabola di un giovane canadese che aveva lasciato le nevi del suo Paese per andare a combattere ISIS e che pochi giorni fa è morto nel deserto siriano. 

Un fenomeno poco conosciuto, ma in crescita costante quello dei volontari occidentali che partono per il Medio Oriente con l’obiettivo di combattere i jihadisti. In Siria e in Iraq sono molti meno rispetto a quelli che si sono uniti all’ISIS, ma sono ormai una realtà soprattutto nelle file dei battaglioni curdi e delle diverse milizie cristiane.

Il più celebre si fa chiamare Brett Felton, veterano dell’esercito degli Stati Uniti in Iraq dal 2006 al 2007. Sul suo profilo Facebook racconta delle battaglie condotte con gli assiri della "Brigata Dwekh Nawsha” (Colui che è pronto al sacrificio. ndr). Lo sguardo deciso, i tanti tatuaggi, con l’immagine di Cristo e passi della Bibbia, Brett Felton è diventato l’uomo immagine degli occidentali che combattono il Califfato.

La “Brigata Dwekh Nawsha” è uno dei primi gruppi di resistenza armata a essere presente sistematicamente sui social network, oggi conta più di 20.000 persone che la seguono su Facebook. Questa milizia armata cristiana è stata creata nell’agosto 2014 dal Partito Patriottico Assiro per la difesa delle popolazioni cristiane della piana di Ninive in Iraq. Questa zona l’estate scorsa è stata occupata dagli uomini di ISIS, che hanno ucciso centinaia di persone e costretto all’esilio decine di migliaia di cristiani.

Un’altra stella occidentale della Brigata è un britannico famoso come Tim Locks. Uomo d’affari di 38 anni, si unisce al gruppo armato addirittura nel febbraio 2014, prima dei massacri degli assiri e dei yazidi, che scandalizzarono il mondo.

Tuttavia, molti dei volontari occidentali che raggiungono le milizie per combattere in prima linea restano delusi perché spesso si ritrovano relegati nelle retrovie. I comandanti delle milizie, anche se felici del loro supporto, preferiscono evitare la cattiva pubblicità che arriverebbe dalla morte di uno di loro.

La maggioranza dei volontari arrivano dagli Stati Uniti, ma sono in crescita combattenti e aspiranti da Canada, Gran Bretagna, Australia e Francia. Una filiale di “Dwekh Nawsha” è sorta in Francia, dopo l’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo. L’apposito gruppo su Facebook contava 500 persone nel mese di aprile e 3.000 alla fine di settembre. Un membro di “Dwekh Nawsha France” ha detto

“Sono stato contattato da molti francesi desiderosi di capire cosa è ISIS e cosa fare per fermarlo. Si tratta di persone molto diverse tra loro. Molti sono ex-soldati, alcuni cristiani, ma tutti, uomini e donne, disposti ad agire prima che sia troppo tardi. Non accettiamo tutti, rifiutiamo l’affiliazione a gruppi o individui estremisti e razzisti.”

Almeno 600 francesi hanno dato la loro disponibilità a partire, non tutti come combattenti “Stiamo lavorando anche per costituire un settore umanitario e di attività sociali nei nostri territori.”

Per ora l'organizzazione non è stata in grado di inviare uomini sul campo, i collegamenti e la logistica sono complessi da avviare. “Speriamo di essere operativi entro la fine dell'anno.”

Se Dwekh Nawsha e la sua filiale francese mostrano chiaramente la loro motivazione religiosa, non è così per tutti i gruppi.

Il battaglione “Unità 732”, nato pochi mesi fa da un gruppo di ex soldati francesi, dichiara di essere apolitico e aconfessionale, anche se la scelta del nome genera qualche dubbio. 732, infatti, si riferisce alla data della battaglia di Poitiers, dove i Franchi guidati da Carlo Martello sconfissero gli arabi, il simbolo per alcuni movimenti di estrema destra della lotta dell’Europa cristiana contro i musulmani.

Un’interpretazione che Laurence, uno dei soldati dell'”Unità 732”, respinge con decisione. “Non è così, la battaglia di Poitiers fu combattuta contro un invasore, non contro una religione. 732 rappresenta la lotta di un popolo contro l’invasore, come avviene oggi in Iraq e in Siria. Combattiamo ISIS, che non rispecchia la religione islamica. Non siamo nuovi crociati, come molti ci descrivono, non partiamo per conquistare qualcosa o combattere la religione. Il nostro unico scopo è sconfiggere lo Stato Islamico e la sua barbarie.”

Per i veterani dell’Iraq che hanno aderito all’“Unità 732” la motivazione è molto forte.  “Crediamo che il nostro posto sia lì, per proteggere la popolazione e ridare loro la dignità a cui hanno diritto”, ha detto ancora Laurence.

“La lotta è quella di ridare speranza - ha detto Clement, un altro membro del gruppo - preferisco essere laggiù a difendere una causa giusta, invece di stare sulla mia poltrona a guardare la gente massacrata in televisione.” Clement racconta che “Il reclutamento è stato molto rigoroso. Come unità di combattenti, accettiamo solo ex-soldati e siamo molto riservati.” Quasi tutti i membri dell’Unità arrivano dalle forze speciali e dalla Legione Straniera.

Laurence, che ha prestato servizio nei caschi blu dell’ONU in Libano prima della liberazione del Sud nel 2000, conferma che molti membri del gruppo hanno combattuto nella prima guerra del Golfo, in ex-Jugoslavia o in alcuni paesi dell'Africa.

“Non andiamo lì per contare i granelli di sabbia o per raccontare che ci siamo stati – conclude Clement - ma per combattere chi martirizza e umilia la popolazione. Non aspetteremo che questo accada da noi.”

Un altro gruppo di volontari occidentali anti ISIS di cui si ha notizia è “Task Force Lafayette” (TFL). Uno dei suoi fondatori si fa chiamare Jaco e come gli altri aderenti al gruppo è un reduce dell’Afghanistan. “Ci vogliamo occupare di formare, teoricamente e sul campo, chi combatte ISIS. Vogliamo mettere a disposizione la nostra esperienza, non pensiamo di entrare in combattimento.” Jaco, però, aggiunge “La nostra è una missione di addestramento, ma in caso di attacco reagiremo.”

La TFL conta su una quindicina di membri, tutti provenienti dalle forze speciali e scelti per cooptazione dai fondatori del gruppo.

“Siamo come i medici di MSF – dice Jaco – abbiamo conoscenze per salvare vite umane e le mettiamo a disposizione.”

TFL cerca di essere molto visibile, soprattutto in Francia, sia per la raccolta dei fondi per finanziare la spedizione sia per comunicare all’opinione pubblica il loro messaggio “Bisogna intervenire prima che il pericolo si diffonda e arrivi nei nostri paesi.”

Nel frattempo hanno ultimato i preparativi e completato l’acquisto di attrezzature e, secondo Jaco, grazie ai contatti con gruppi combattenti curdi in loco dovrebbero essere operativi entro dicembre per una missione di addestramento che durerà dai sei mesi a un anno.

La scelta di questi uomini può sorprendere, soprattutto se si pensa che partono per l’Iraq o la Siria come volontari e quasi sempre a loro spese. Le dimensioni crescenti del fenomeno lo hanno reso visibile e portato al centro del dibattito tra chi segue le questioni del Medio Oriente.

Recentemente, Mathieu Guidère esperto francese di Islam e gruppi islamisti, ha scritto “La scelta dell’uso della violenza e della guerra privata è un segno chiaro di radicalizzazione, qualunque siano le ideologie e le logiche sottese. La Francia e gli altri paesi occidentali hanno governi ed eserciti per la difesa, non sono Stati feudali.”

Myriam Benraad, dell’Istituto di Ricerca e Studi sul mondo arabo e musulmano, ha parlato di simmetria tra i combattenti volontari di ISIS e quelli del fronte opposto. “Esiste una sacralità dei combattenti su entrambi i lati. Li accomuna uno spirito crociato, la ricerca di una grande avventura in nome della religione.”

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