La Russia flette i muscoli con la madre di tutti i wargame

Da aprile Mosca moltiplica wargame e manovre navali. Martedì darà il via a Vostok (est), le esercitazioni militari più imponenti dalla caduta dell’Urss. Con la Cina. La Nato vigila e prepara una risposta sul Baltico. Ma la guerra è lontana. Anche perché sarebbe disastrosa per il Cremlino

Dei caccia lanciano razzi durante i wargames Zapad 2017 vicino alla città di Borisov, in Bielorussia, il 20 settembre 2017. REUTERS / Vasily Fedosenko
Dei caccia lanciano razzi durante i wargames Zapad 2017 vicino alla città di Borisov, in Bielorussia, il 20 settembre 2017. REUTERS / Vasily Fedosenko

 “Vostok dimostra che l’attenzione della Russia è su esercitazioni militari per conflitti su larga scala. Si inserisce in un modello che abbiamo visto da un po’ di tempo: una Russia più assertiva, che aumenta significativamente il budget della difesa e la sua presenza militare".

È quanto comunica la Nato a pochi giorni da Vostok (“Est” in russo), la nuova grande esercitazione che coinvolgerà le Vooružënnye Sily Rossijskoj Federacii e, stando ad un flash dell’agenzia Tass, anche le Forze armate cinesi e mongole. Il ministro della Difesa della Federazione Russa non si è, però, ancora espresso con comunicati o altre notizie in merito alla partecipazione cinese. Da notare anche che, a differenza di Zapad 2017 che si era svolta a Kaliningrad (Zapad significa “Ovest”) l’area geografica interessata è quella della Russia asiatica, dunque molto lontana dai confini europei orientali e anche fuori dalla portata di eventuali osservatori occidentali. 

Proiettata verso l’Asia centrale e il teatro Pacifico e programmata in concerto con due nazioni politicamente molto vicine al Cremlino, Vostok pare avere le carte in regola per essere un wargame molto più articolato del già citato Zapad che pure, nel settembre scorso, aveva tenuto col fiato sospeso media e analisti occidentali. Tuttavia, scorrendo le immagini pubblicate in rete - in particolare su YouTube - non si notava un dispiegamento di mezzi e tecnologie tali ad offendere, seriamente, gli alleati Nato più orientali - Repubbliche baltiche, Svezia e Polonia -. Piuttosto l’esercitazione sembrava ricorrere a fanteria leggera appoggiata da autoblindo e “tecniche” - pick up Uaz con montata una mitragliatrice Kapvd - e sorvolati da elicotteri da combattimento Mil Mi 24. In altre parole una esibizione muscolare che mira unicamente a ricordare all’Alleanza Atlantica che Kalingrad è proprietà di Mosca e che i russi non intendono perderla. 

Vostok, al contrario, metterebbe in campo forze maggiori e mezzi più sofisticati come il Sukhoi Su 57 - risposta made in Russia all’americano F22 Raptor - e il MiG 35 ormai in circolazione da una decina d’anni, capaci di essere davvero incisivi in un eventuale conflitto. 

A tal proposito ecco cosa afferma a Tass il titolare della difesa Sergei Shoigu: «Si tratta della più grande esercitazione dai tempi di Zapad 1981 - quindi dai tempi dell’Urss - sarà senza precedenti in termini di portata geografica e della forza dei centri di comando e controllo e per le forze che vi parteciperanno. Saranno coinvolti, infatti, i distretti orientali e centrali, la Flotta del Nord, le truppe aviotrasportate e gli aerei da trasporto militare a lungo raggio, nonché i centri di comando e le forze armate cinesi e mongole». 

La preoccupazione Nato sembrerebbe ben motivata: è da aprile, infatti, che si susseguono wargame e manovre navali della Voyenno-morskoy flot Rossii che nel Mar Baltico addestra gli equipaggi ad attività anti-sommergibili e al lancio di missili e ora rafforzata da unità di nuova concezione. Fra queste, la nave a supporto logistico Elbrus e il dragamine Ivan Antonov, attesi dalla Marina russa per quest’anno come parte di un piano di ammodernamento che mira più ad unità veloci capaci di sostenere le truppe di terra o di forzare le difese nemiche.

Il tutto inserito in un continuo aumento del budget per la difesa che, nel 2016, era del 5,6% del PIL e che oggi ha sforato il 6%.

Il 1° settembre Mosca ha lanciato anche un'altra operazione, stavolta nella acque del Mediterraneo sud orientale, alla quale prendono parte la già citata Voenno-morskoj Flot e velivoli da bombardamento a lungo raggio per un totale di venticinque scafi, due sottomarini e circa trenta aeromobili. Stando a quanto riportato dal giornalista Vladimir Rozanskij per Asia News vi partecipano unità di superficie e sottomarine armate con missili tipo Kalibr (3M-54 Kalibr), già ampiamente impiegati in Siria sin dal  2015, lanciati da corvette per colpire obiettivi ribelli in territorio siriano. Fra gli ultimi attacchi con Kalibr quello del febbraio scorso su Idlib città che oggi rappresenta la tappa decisiva della riconquista russo-siriana del Paese.  

La nuova esercitazione si inserisce, inoltre, nel piano per il dopo-guerra siriano già analizzato e discusso da Russia, Iran e Turchia ad Astana, a Sochi e a Istanbul con l’obiettivo di mostrare al mondo la capacità internazionale di proiezione delle forze armate russe. Alla luce di tutto questo, come vanno davvero interpretate le attività delle Vooružënnye Sily Rossijskoj Federacii da Vostok alla Siria?

Sui wargame russi l’Alleanza Atlantica ha una sua policy: "La Nato rimarrà come sempre vigile ma non modificherà la propria postura difensiva in ragione di questa nuova esercitazione russa”. Grande attenzione, dunque, malgrado dalla linea del Cremlino non sembri trasparire una volontà bellicosa, semmai il desiderio di recuperare qualcosa che è stato perso con la fine dell'Unione Sovietica.

L’intero programma politico di Vladimir Putin è incentrato sulla riconquista di una centralità della Russia nel mondo. E uno degli elementi di maggiore orgoglio per i russi è proprio il mondo militare, emblema della forza e della grandezza della madre patria. Ma si tratta pur sempre di forze armate di massa, con un bacino che trae organico sia dalla ferma volontaria - come in Occidente - sia dalla leva obbligatoria e che giustifica pertanto gli elevati numeri di personale impegnato nelle esercitazioni: per Vostok sono previsti 150 mila uomini, dei quali probabilmente molti di leva e con addestramento minore rispetto agli omologhi europei e americani. 

Affianco alla riconquista del prestigio perduto, da parte di Mosca c’è soprattutto la necessità di dare all’esterno un’immagine nuova, vale a dire di un Paese moderno, capace di stupire con le coreografie delle olimpiadi invernali, con l’efficienza dei suoi impianti calcistici e con operazioni umanitarie, oltre quelle belliche.

Nessuna guerra all’orizzonte, dunque, solo il tentativo di confermare ancora la propria libertà d’azione e il desiderio di ricostruire un’influenza internazionale all’ombra della Nato, organizzazione con la quale un confronto militare sarebbe disastroso per il Cremlino e che, comunque, ha annunciato per i mesi di ottobre e novembre Trident Juncture, wargame nel Baltico al quale parteciperanno 40 mila militari dei Paesi membri. 

“Trident Juncture è stata pianificata da tempo e non è collegata a Vostok” ricorda l’Alleanza. Lo spazio temporale fra Trident Juncture e Vostok potrebbe far ritenere il contrario ma non è importante, ciò che invece davvero interessa per un’analisi militare e geopolitica sarà l'eventuale reazione della Federazione Russa.

@marco_petrelli

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