eastwest challenge banner leaderboard

Alcune conseguenze del tonfo della borsa cinese di Shanghai

Ieri c'era il rischio di un 1929 cinese imminente, oggi «volano i mercati cinesi», a seguito dei «nuovi sforzi dei regolatori di fermare la disfatta del listino dopo i crolli degli ultimi giorni», hanno scritto le agenzie. Rimbalza del 6,8% Shanghai e del 4,9% Hong Kong. Mercoledì sera le autorità locali hanno vietato cessioni di quote ai grandi azionisti delle società quotate, mentre oggi sono intervenute misure sui prestiti bancari legati ad azioni. Nel resto dell'Asia, positiva Tokyo (+0,60%). Tutto a posto, quindi? Non proprio.

Ci sono alcune conseguenze, immediate e altre ancora tutte da verificare, che rendono quanto accaduto a Shanghai, piuttosto esemplificativo per spiegare alcune contraddizioni attualmente in corso in Cina.

Il momento per il paese è importante: la trasformazione da un'economia dedita all'esportazione ad una trainata dal mercato interno sta creando non pochi problemi alla dirigenza e alla popolazione, complice anche il rallentamento, vistoso, della propria economia.

E in questi casi, al di là dei rimedi immediati, la principale preoccupazione della dirigenza cinese è il «mantenimento della stabilità». È quella la bussola che regola decisioni, anche economiche, anche finanziarie, anche fondamentali, del Partito comunista in Cina.
Vediamo alcuni punti critici, alla luce del tonfo delle borse cinesi.

1) Sfiducia
Come quasi tutti gli osservatori hanno spiegato, il crollo di Shanghai è stato creato dal panico che avrebbe preso i tanti, 90 milioni, di piccoli azionisti, di fronte alle restrizioni dei prestiti da investire.
Un panico che in qualche modo è seguito ai primi tentativi di «aggiustamento» del governo cinese.
Significa una cosa: non ci si fida dei propri governanti.

2) Le contraddizioni
Un secondo punto negativo è lo sgorgare di ormai talmente tante contraddizioni dello sviluppo cinese, da portarci a immaginare le autorità in procinto di dover mettere pezze in troppo posti, ormai. La bolla o pseudo tale speculativa delle Borse, infatti, è stato il brillante rimedio che i politici cinesi hanno visto alla potenziale bolla immobiliare.
Messo sotto il tappeto il problema immobiliare, si è provvisto a lanciare i risparmiatori verso la borsa.

3) La politica interna

Ieri Xi Jinping è andato all'incontro dei Brics e ha lasciato gestire la patata bollente a Li Keqiang, premier e solitamente considerato responsabile degli affari economici, per quanto esista un team ad hoc super visionato da Xi per quanto riguarda le «riforme».
La mossa di Xi, secondo alcuni osservatori della Cina, potrebbe non essere piaciuta a Li. Probabilmente il premier ha sentito puzza di bruciato. E neanche questo è un buon segnale.
@simopieranni

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA