Aung San Suu Kyi in visita a Pechino

Su invito del Partito Comunista Cinese (PCC), Aung San Suu Kyi, la presidente della Lega nazionale del Myanmar per la democrazia (NLD), si recherà in Cina dal 10 al 14 giugno guidando una delegazione del partito. «Suu Kyi – ha scritto la stampa locale - è una figura influente in Myanmar. La sua esperienza agli arresti domiciliari per oltre 10 anni ha plasmato la sua immagine politica». Ma Pechino ha bisogno del suo assenso per alcuni progetti importanti in Myanmar e c'è da credere che la visita della Lady sarà più che mai pratica.

Il Global Times, quotidiano ufficiale del governo cinese (spin off dell'organo ufficiale, il Quotidiano del popolo) ha messo le cose in chiaro al riguardo: «dopo che il Myanmar ha iniziato le sue riforme democratiche nel 2010», ci sono state molte discussioni in Occidente.

Quasi tutti hanno sostenuto che ci si trovava di fronte a un passaggio di responsabilità storica: il paese sarebbe finito sotto l'influenza Usa. «Tali pareri – ricorda il Global Times - sono stati sostenuti da battute d'arresto in importanti investimenti cinesi in dighe e miniere di rame in Myanmar».

Tuttavia, specifica l'organo ufficiale del Partito comunista cinese, «una tale rappresentazione è ovviamente imprecisa ed esagerata».

Se è vero che le riforme democratiche hanno reso la politica del Myanmar molto più complicata che durante l’epoca della giunta militare, «il governo sta rapidamente perdendo il controllo sulla società. E le potenze occidentali hanno quindi guadagnato più spazio per incitare la resistenza contro i progetti finanziati dai cinesi all'interno del paese».

Ma, ricordano i cinesi, la Cina è il più grande e potente vicino del Myanmar, quindi anche ad Aung San Suu Kyi conviene ricordarlo. «Dal momento che le economie dei due paesi sono tra loro complementari, Cina e Myanmar stanno godendo di una prospettiva ottimista per la cooperazione bilaterale».

Nel frattempo, il Myanmar ha il vantaggio geografico di essere tra la Cina e l'Oceano Indiano, ovvero fattori che «rendono difficile per il Myanmar cadere tra le braccia degli Stati Uniti a costo di abbandonare la Cina».

Del resto Suu Kyi diventerà «un buona amica della Cina», dicono a Pechino. I giornalisti del Global Times ricordano alcune «osservazioni positive sulla Cina nel corso degli anni ed ha anche mostrato un atteggiamento pragmatico nelle controversie riguardo i progetti cinesi».

In particolare un progetto sembra essere considerato fondamentale da Pechino, quello della diga al confine con lo Yunnan. Il Pcc infatti, rimase sorpreso quando nel 2011 il Myanmar sospese i piani per la sua costruzione. Secondo il Wall Street Journal, la diga avrebbe fornito energia soprattutto alla provincia dello Yunnan oltre il confine.

«Aung San Suu Kyi aveva segnalato opposizione al progetto della diga di Myitsone - 3,6 miliardi di dollari».E proprio il quotidiano economico-finanziario ha ricordato un altro elemento di tensione tra i due paesi. «Più di recente, le questioni di confine hanno reso più tesi i rapporti. Le schermaglie tra i militari del Myanmar e i ribelli Kokang sul confine della Cina sono occasionalmente sconfinati nello Yunnan. Nel mese di marzo, Pechino ha detto che cinque dei suoi cittadini sono stati uccisi dalle bombe sganciate dagli aerei militari».

Il Myanmar ha accusato i «ribelli» per quelle attività, mentre Pechino come consuetudine nella sua area considerata «casa», ha annunciato che lo spazio aereo sul confine tra Cina e Myanmar «sarebbe stato chiuso perché l'Esercito popolare di liberazione aveva in programma esercitazioni di combattimento aereo nello Yunnan».

@simopieranni

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