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Come sta andando la Banca di investimenti a guida cinese Aiib

Il progetto cinese definito “One Belt One Road”, ovvero la nuova via della seta tanto terrestre quanto marittima, ha alcuni scopi specifici, tanto di natura politica, quanto economica e finanziaria. Uno degli strumenti fondamentali è sicuramente la Asian Infrastructure Investment Bank, la cosiddetta banca mondiale a guida cinese. Di recente ha aumentato i propri membri ed ha “sfondato” quota due miliardi di dollari di prestiti a poco più di un anno dall'inizio dell'attività.

Nell'idea di Xi Jinping la nuova via della seta che dovrebbe collegare la Cina all'Europa, attraverso Medio oriente e Africa, su rotte tanto marittime quanto terrestri e soprattutto su rotaia, c'è la volontà di affermare Pechino come guida dei paesi asiatici e come paese “globale” in grado di offrire una piattaforma “win-win” a tutti i paesi, dando per scontato un controllo generale da parte della Cina.

Per compiere questo mastodontico progetto la Cina ha prima chiesto risorse politico-finanziarie, agli organi internazionali preposti, Fondo monetario e banca mondiale. L'ostruzione degli Stati uniti all'interno delle “governance” di queste organizzazioni ha spinto Pechino a fare da sé.

La Cina ha così creato, unitamente a un fondo per la via della Seta, anche una banca di investimenti nella quale Pechino riveste un ruolo di primaria importanza, con diritti di veto e grande rilevanza nelle decisioni, benché condivise con gli altri memmbri.

E dopo poco più di un anno di attività, si cominciano a tirare le prime somme. L'istituto bancario regionale di sviluppo infrastrutturale nato ufficialmente a gennaio 2016 a Pechino ha superato ufficialmente la quota di due miliardi di prestiti.

Questo è stato reso possibile dall'approvazione di due prestiti all'Indonesia, co-finanziati assieme alla banca Mondiale, e uno al Bangladesh, co-finanziato dalla Asian Development Bank, per un totale di 285 milioni di dollari.

Come previsto dal piano originario parliamo di infrastrutture: i progetti approvati dal consiglio di gestione della banca si concentrano sulla creazione di infrastrutture (una diga in Indonesia) e sull'energia, con infrastrutture per il gas naturale in Bangladesh.

Il gioco cinese è proprio legato a queste caratteristiche: la Cina si indirizza a quei paesi che in modo autonomo non potrebbero supplire ai bisogni infrastrutturali del paese. Pechino ci mette sostanzialmente i soldi, o la garanzia, permettendo il passaggio delle proprie merce e consentendo collegamenti commerciali altrimenti impensabili in precedenza.

La banca d'investimenti a guida cinese, la Aiib, ha compiuto un anno di vita il 16 gennaio scorso, e dalla sua fondazione punta a inserirsi nel panorama finanziario internazionale come partner affidabile. Pechino ha tenuto a sottolineare, sempre, soprattutto un punto: la banca non è in conflitto con gli organismi esistenti, come la Banca Mondiale e la Asian Development Bank.

Con l'approvazione dei tre nuovi prestiti, sale a dodici il totale dei progetti seguiti finanziariamente dalla Aiib, che ha erogato finanziamenti a sette Paesi (Pakistan, Bangladesh, Tagikistan, Indonesia, Myanmar, Azerbaijan e Oman). Gli ultimi prestiti sono il segnale di una crescente “spesa in infrastrutture per stimolare la crescita e migliorare la qualità della vita delle popolazioni locali”, ha affermato il vice presidente D.J. Pandian.

Dal punto di vista “politico” le cose non vanno meno bene: la settimana scorsa Aiib ha portato a settanta i membri della banca, con l'ingresso di 13 nuovi soci che si aggiungono ai 57 fondatori, tra cui l'Italia con una quota del 2,79%.

Tra i nuovi membri dell'istituto, che vede la Cina azionista di maggioranza con una quota del 32,37%, ci sono anche il Canada e Hong Kong, mentre continuano a restare fuori gli Stati Uniti, che a novembre scorso, subito dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali, avevano mandato un segnale di interesse nel nuovo soggetto finanziario regionale.

La Cina, tutto sommato, è favorevole a un ingresso statunitense nella Aiib, soprattutto dopo il ritiro statunitense dalla Trans-Pacific Partnership, l'alleanza commerciale tra dodici Paesi dell'Asia-Pacifico che escludeva laCina.

“Il Tpp sta morendo prima del lancio ufficiale, mentre la inclusiva Aiib sta facendo solidi progressi”, ha scritto il quotidiano cinese iper nazionalista Global Times che ha così incoraggiato Trump ad aggiungere gli Stati Uniti alla lista di paesi membri della banca di sviluppo infrastrutturale regionale.

Forse Xi Jinping ne parlerà direttamente a The Donald, in occasione del loro incontro in Florida a inizio aprile.

@simopieranni

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