C'è un problema Isis in Cina? Sì, dice il governo

Le Nazioni unite hanno espresso preoccupazione per la repressione cinese nei confronti degli uighuri, l'etnia musulmana che popola per lo più la regione nord occidentale del paese, il Xinjiang. Secondo l'Onu sarebbero arrivate notizie di gravi atti contro questa minoranza, da parte delle autorità cinesi. La questione xinjianese è da sempre una spina nel fianco della Cina, tesa a controllare quella regione dalle spinte indipendentiste. E negli ultimi tempi si è aggiunta una nuova causa di tale controllo (per gli uighuri si tratterebbe più di una «scusa» per colpire duro): lo Stato islamico. Esiste un problema Isis in Cina? Sembrerebbe di sì, ma sono da capire le reali intenzioni del governo cinese.  

Le preoccupazioni di Pechino
Come hanno scritto i media cinesi negli ultimi mesi del 2014, secondo il commissario della prefettura di Hotan, ad esempio, «alcune persone sono state influenzate da estremisti religiosi stranieri arrivati di recente», ha detto Eziz Musar, il commissario della prefettura. Tale influenza si fa sentire anche in altre parti della regione autonoma, ha aggiunto.

«Le forze estremiste esterne – ha raccontato - utilizzano Internet per diffondere le loro idee, diffondere odio e terrore. I loro messaggi vengono scaricati da un piccolo gruppo di persone locali che utilizzano diversi strumenti di comunicazione per trasmetterli ad altri. Le autorità devono mettere questo contenuto estremista nella loro lista di controllo senza indugio e far rispettare la legge accelerando la repressione sulle persone che diffondono tali informazioni illegali».

Quindi la Cina ha due problemi: gli uighuri in Xinjiang, i predicatori pro Isis che arrivano e fanno proselitismo. Un invito a nozze per approfittare della situazione.

I precedenti
In Xinjiang gli scontri tra uighuri e polizia sono all'ordine del giorno. Quella che è in corso nella regione è una vera e propria guerra a bassa intensità. Attentati, scontri, cui seguono arresti e condanne a morte. Non solo nella regione nord occidentale, perché l'anno scorso anche alcuni attacchi a Pechino e in altre città, sono stati imputati ai separatisti uighuri.

Pericolo Isis
C'è stato un salto di qualità, però, ultimamente. Come riportato dal China Daily qualche giorno fa, «un alto funzionario della regione autonoma uigura del Xinjiang ha confermato per la prima volta che residenti del Xinjiang si sono uniti al gruppo radicale dello Stato islamico. «Alcuni residenti del Xinjiang hanno attraversato illegalmente la frontiera per unirsi all’Isis. Il gruppo ha attualmente una crescente influenza internazionale e anche il Xinjiang è influenzato da esso», ha detto Zhang Chunxian, leader della regione.

«Abbiamo recentemente sgominato una cellula terroristica gestita da chi è tornato dalla lotta con il gruppo», ha raccontato Zhang in una conferenza stampa a margine della sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo.

«Tutto sotto controllo»
Adudulrekep Tumniaz, presidente dell'Istituto Islamico del Xinjiang, ha reso noto alcuni dati: la regione ha più di 12 milioni di musulmani, che costituiscono il 52 per cento della popolazione musulmana della Cina. «Guidarli nella giusta direzione e tenerli lontano dall’estremismo religioso è una questione di sicurezza nazionale», ha specificato. Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Shohrat Zakir, presidente neoeletto del Xinjiang, che ha specificato che «ci sono state attività terroristiche nella regione a causa della situazione internazionale», ma ora tutto è sotto controllo, ha aggiunto.

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