Cina, anti-corruzione: 210mila persone punite solo nella prima metà del 2017

La campagna anti corruzione di Xi Jinping in Cina – lanciata con impeto fin dall'inizio del suo mandato – è subito apparsa ben più determinata che nel passato. Secondo i dati forniti dalla Commissione centrale per l'ispezione disciplinare (CCDI) «Nella prima metà del 2017 le istituzioni anti-corruzione di tutti i ranghi hanno ricevuto un totale di circa 1,31 milioni di segnalazioni e hanno aperto 260 mila casi di violazioni disciplinari»

In Cina, un segno distintivo delle recenti leadership cinesi è costituito sicuramente dalla denuncia della corruzione, spesso all'interno di organismi amministrativi o legati alle attività dello stato e del partito. La corruzione è talmente endemica in Cina, che talvolta si manifesta anche nella vita quotidiana. Ma quella praticata «in alto» costituisce da sempre un motivo di disaffezione popolare nei confronti della politica e una pericolosa perdita di prestigio da parte del partito comunista.

Hu Jintao, il presidente della Repubblica popolare, dal 2002 al 2012 aveva più volte dichiarato di voler combattere la corruzione. Intento dichiarato ma mai veramente perseguito; come conseguenza, quando Xi Jinping – appena nominato presidente – ha ribadito la stessa volontà, erano stati in pochi a crederci.

Ma Xi Jinping ha dimostrato ben presto la propria determinazione e non solo su questo argomento: da oggetto misterioso, una volta giunto al potere è emersa la sua vena decisionista, molto autoritaria e intenzionata a risolvere davvero alcuni problemi.

Ha così istituito un apposito team anti corruzione, guidato da un suo uomo, Wang Qishan, considerato al di sopra di ogni sospetto, e ha fatto partire una macchina terribile a caccia «di mosche e tigri», come a dire: colpiremo tutti, dal funzionario più in alto grado fino ai livelli più bassi della burocrazia.

E così è stato. Secondo la commissione centrale per l'ispezione disciplinare (CCDI). «Nella prima metà del 2017 le istituzioni anti-corruzione di tutti i ranghi hanno ricevuto un totale di circa 1,31 milioni di segnalazioni e hanno aperto 260 mila casi di violazioni disciplinari. Sono state punite 210 mila persone per aver violato il codice di condotta».

Tra questi almeno 38 sono funzionari di alto livello delle amministrazioni e dei ministeri provinciali e circa un migliaio di vari dirigenti impiegati dalle istituzioni statali. Nel 2016 Pechino ha riferito di aver punito quasi 300 mila funzionari come parte della campagna anti-corruzione lanciata dal presidente Xi Jinping dopo essere salito al potere, cinque anni fa.

Sono stati colpiti tutti: funzionari, militari, amministratori, dirigenti d'azienda, miliardari. Alcuni sono scappati e sono ancora oggi una potenziale scheggia impazzita per gli equilibri del partito e del paese. È il caso di Guo Wengui, miliardario fuggito negli Usa che di recente ha attaccato la dirigenza, lasciando intendere un grado di corruzione molto elevato, e attaccando direttamente proprio Wang Qishan.

Secondo il miliardario alcuni membri della famiglia di Wang avrebbero accumulato fortune, ma non sarebbero stati toccati dalla campagna. Tanto che, secondo Guo Wengui, lo stesso Xi Jinping avrebbe messo sotto indagine Wang. Eventualità che ad oggi non ha ancora trovato conferme.

Ovviamente la campagna anti-corruzione di Xi Jinping non ha colpito solo funzionari corrotti: come ogni tipo di attività di questo genere, ha finito per andare a indebolire anche potenziali avversari politici di Xi, persone appartenenti a correnti che Xi ha percepito come dannose per la sua leadership che proprio a breve, al diciannovesimo congresso autunnale, dovrà consacrarsi con la nomina di un ufficio politico del Politburo formato da suoi «fedelissimi».

@simopieranni

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