Cina, commercio e sicurezza: il giro del mondo della marina cinese

A metà maggio, il 14 e il 15, si svolgerà a Pechino un grande evento collegato alla nuova via della seta, il mastodontico progetto lanciato da Xi Jinping a sancire l'approccio globale della Cina. Saranno presenti 28 capi di stato e di governo, compreso il premier italiano Gentiloni, 1200 delegati. E mentre Pechino lavora diplomaticamente, per attirare investitori e partecipanti, rinforza la sua marina, in giro per il mondo a concretizzare importanti rapporti diplomatici e commerciali.

In questi giorni una flotta della marina dell'esercito popolare cinese, sta iniziando un tour che dovrebbe toccare almeno 20 paesi inseriti nel più generale piano della Nuova via della Seta. Si tratta di un duplice messaggio da parte di Pechino: da un lato la dimostrazione di una grande capacità commerciale, dall'altro, soprattutto, quella di potenziale difesa anche militare degli snodi più «rischiosi» di tutto l'intero progetto (il quale nonostante le roboanti presentazioni ha ancora molti punti insoluti, tra questioni di sicurezza in certe aree e questioni legati al ritorno di ingenti investimenti previsti).

Non a caso da qualche tempo la Cina ha costituito un punto importante della sua attenzione, unitamente a una vera e propria base militare a Gibuti. Luogo fondamentale per il canale di Suez e l'arrivo nel Mediterraneo e soprattutto per lo Stretto di Bab al Mandeb, da cui passa un quarto delle importazioni cinesi di petrolio. Questo snodo fondamentale, però infestato da pirati.

Pechino ha dispiegato la sua forza, tanto militare, quanto commerciale, cambiando per sempre Gibuti, precedentemente legata a potenze occidentali, come gli Usa e la Francia. E con l'arrivo dei giapponesi, orami, l'area è definita al centro di un «nuovo grande gioco». Per Pechino si tratta di una mossa a seguito della strategia definita del «filo di perle»: un insieme di porti e sbocchi nell'Oceano Indiano in grado di permettere alla Cina di arrivare in Africa.

Tornando alla flotta cinese in giro per il mondo, secondo il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, «L'obiettivo principale della flottiglia cinese è quello di costruire relazioni con le altre marine militari dei paesi in Asia, Africa, Europa e Australia», secondo quanto rilasciato al giornale dall'esperto di marina militare Li Jie. Si tratta infatti di nazioni «che sono interessati a far parte dell'iniziativa della Cina compreso il Pakistan, Malesia, Indonesia e Filippine».

Il viaggio della flotta cinese, secondo gli esperti, dimostrerebbe un approccio che non è solo «pacifico» da parte della Cina, ma teso anche a dimostrare una sua forza muscolare, nel caso sia necessario, è iniziato lo scorso 24 aprile, un giorno dopo il 68 ° anniversario della fondazione della marina.

«Le visite sono effettuate per trasmettere l'amicizia, per approfondire le comunicazioni militari e la cooperazione, oltre a presentare una buona immagine della marina cinese», ha dichiarato l'ammiraglio Miao Hua, commissario politico della Marina, citato dall'agenzia di stampa Xinhua.

Negli ultimi tempi la Cina ha posto parecchia attenzione alla propria marina, proprio in virtù dell'espansione del paese su nuovi mercati. Mentre in precedenza si teneva in considerazione la marina militare solo per quanto riguardava le questioni legate al Pacifico, la nuova visione globale della Cina avrebbero spinto Xi Jinping ad aumentare e non di poco il numero di marines a bordo delle flotte cinesi.
Secondo indiscrezioni della stampa, si tratterebbe di un aumento considerevole: i corpi marines del Pla (fondati nel 1950 dopo la sconfitta dei nazionilisti) dovrebbero diventare da 20mila unità a 100mila, un aumento di cinque volte, proprio per consentire a Pechino di dispiegare le proprie navi garantendo sicurezza ai propri commerci.

Analogamente per l'esercito tradizionale sarebbe prevista una diminuzione di personale, perché Pechino sarebbe intenzionata a sviluppare un esercito molto più professionale di quello attuale, basato su corpi specializzati.

@simopieranni

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