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Cina, crescita al 6,9 ma aumentano i servizi

La Cina ha rilasciato i dati economici che dimostrano una crescita del 6,9, la più bassa da 25 anni, ma in linea con le aspettative del governo. Infatti la borsa cinese ha reagito positivamente a questi dati, anche in virtù delle voci di un nuovo intervento economico del governo.

Il dato conferma quanto sapevamo: la nuova normalità cinese si appoggia sulla diminuzione delle esportazioni e il rallentamento della cosiddetta fabbrica del mondo, in favore di un'economia trainata dai servizi. Dai risultati di queste due tendenze, si arriva al dato di crescita del 6,9.

Numero sul quale è bene soffermarsi: come sappiamo, addirittura è stato il premier Li Keqiang a metterli in dubbio, i numeri che escono dall'ufficio di statistica cinese non sono credibile al 100 % perché c'è il forte sospetto che siano «ritoccati» per apparire meno dannosi.

Dando fiducia all'Ufficio il 6,9 non è un numero negativo, se è vero che il governo aveva previsto una crescita intorno al 7 per cento.

Altro dato rilevante: il settore dei servizi (all'interno dei quali rientrano anche assicurazioni sanitarie e altre voci) sarebbe cresciuto al 50,5, un bel salto dal 48,2.

È questo il dato più interessante perché conferma quanto desiderato dalla dirigenza cinese: trasformare la propria economia. Da un modello basato su investimenti statali e le esportazioni, ad uno basato sui servizi e gli investimenti privati.

Il rallentamento dunque, dovrebbe essere un elemento da tenere in considerazione per agevolare questo passaggio, rosicchiando via via posizioni di dominio alle aziende di stato.

A questi dati, infatti, non può non affiancarsi la terribile campagna anti corruzione che ha continuato a mietere vittime.

Vediamo i dati nello specifico: la crescita annuale della Cina è scesa al 6,9%. Si tratta del livello più basso dal 3,8% del 1990 (ma di mezzo c'erano le sanzioni dopo la Tiananmen). Il dato ottobre-dicembre è stata la crescita trimestrale più bassa dalle conseguenze della crisi finanziaria globale, quando l'espansione dell'economia si accasciò al 6,1% nel primo trimestre 2009 (la crescita del trimestre luglio-settembre 2009 fu del 6,9%).

La crescita degli investimenti in fabbriche, abitazioni e altri beni immobili, si sarebbe indebolita al 12% nel 2015: un calo di 2,9 punti percentuali rispetto al 2014.

Le vendite al dettaglio sono cresciute del 10,6%, rispetto al 12% registrato nel 2014.

Le esportazioni di dicembre si sono ridotte dell'1,4% rispetto all'anno precedente, mentre le esportazioni sono diminuite del 7,6% su base.

La spesa per il commercio online è cresciuta del 33,3% rispetto al 2014. La crescita è stata in linea con le previsioni del settore privato e l'obiettivo ufficiale del Partito Comunista di circa il 7% annuo.

Pechino ha risposto al calo della crescita tagliando i tassi d'interesse sei volte da novembre 2014 e varando misure per aiutare gli esportatori e altre industrie. Gli economisti si aspettano per quest'anno un'ulteriore diminuzione della crescita cinese, con il Fondo monetario internazionale (Fmi) che mira a un'espansione del 6,3%.

@simopieranni

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