Dopo la modifica della legge sul figlio unico, in Cina c'è davvero un baby-boom?

Benché il governo abbia posto come obiettivo per ogni anno, 3 milioni di nuove nascite in più rispetto al passato da qui al 2020 (aspettandosi un totale di 17 20 milioni di nuovi bambini all'anno in totale), solo nel 2016 si sono visti i primi effetti della modifica della legge del figlio unico, con 1.3 milioni di nuovi nati in più. Ma ancora non sarebbe abbastanza per le esigenze del paese. E secondo alcuni analisti le nuove nascite non sarebbero dovuto all'abolizione della legge sul figlio unico.

Nel 2015 la Cina ha posto fine alla discussa legge sul figlio unico approvata a fine anni '70 e prevista per evitare un sovrapopolamento che avrebbe reso delicata la crescita economica del paese.

In realtà la legge prevedeva molte eccezioni (per alcune etnie e per alcune zone geografiche e città, consentendo inoltre da sempre la nascita di altri figli accompagnate da multe economiche) mentre dove è stata applicata ha creato problemi di varia natura.

I team della pianificazione familiare – il cui stipendio e la cui carriera erano fortemente collegati all'adempimento del proprio dovere, dando luogo a zelanti e pressanti funzionari - hanno infatti imposto spesso con la forza la legge, specie nelle zone più rurali, obbligando le donne ad abortire o dando vita a un incredibile mercato di neonati.

In altre zone rurali la dura vita di campagna ha fatto il resto, portando ad aborti o omicidi nel caso di figlia femmina, perché poco utile al lavoro nel campo. Con il passare degli anni i controllo sono diventati meno ferrei, ma la memoria delle tragedie per molte famiglie sono rimaste nell'immaginario di molti cinesi.

E ora, dal 2015 questa legge è terminata: lo stato cinese desideroso di nuove vite, a causa dell'invecchiamento della popolazione, ha deciso di allargare per legge la possibilità per le famiglie ad avere due figli.

Secondo molti analisti però si sarebbe trattata di una decisione troppo debole e troppo tardiva: al paese manca forza lavoro e il probabile baby boom conseguente alla modifica delle legge, hanno avvisato gli studiosi, potrebbe non essere sufficiente.

A questo va aggiunto che l'innalzamento del livello di vita e tutta una serie di nuove abitudini sociali, come ad esempio sposarsi non più in età giovanissima, come da tradizione, hanno portato a una oggettiva diminuzione di nascite.

Quest'anno però, secondo i dati forniti da un alto funzionario della Commissione nazionale per la salute e la pianificazione familiare, Yang Wenzhuang, si sarebbero registrate 17,86 milioni di nascite, contro le 16,55 milioni nel 2015, il numero più alto dal 2000.

Si tratterebbe dunque, secondo l'organismo ufficiale, del risultato positivo ottenuto a seguito della modifica della legge, perché il 45% dei nuovi bambini sono nati in famiglie che hanno avuto almeno un figlio, contro solo il 30% nel 2013.

Dal 2013 – dopo l'arrivo al vertice del potere da parte di Xi Jinping - era stata concessa la possibilità di avere un secondo bambino alle coppie in cui uno dei due membri era figlio unico, mentre a partire dal 1 gennaio 2016 il Partito comunista ha esteso questo diritto a tutte le coppie.

Secondo una fonte sentita dal South China Morning Post, «Il numero annuo di nascite tra il 2003 e il 2013 era rimasto a circa 16 milioni, ma il numero dei neonati è nettamente aumentato dopo il cambiamento di politica delle nascite: grazie alla nuova legge il tasso di natalità è in crescita costante».

Secondo altri analisti, invece si tratterebbe di una boutade del governo, perché i numeri ufficiali non consentirebbero di valutare l'aumento delle nascita a causa della modifica della legge, ma a una dinamica demografica sganciata dalla possibilità di avere uno o più figli.

@simopieranni

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