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Cina, tornano le proteste a Wukan

Nel 2011 Wukan – e il suo «modello» - divenne per alcune settimane il centro della Cina. Una protesta popolare legata alla vendita dei terreni creò un autogoverno locale, con i funzionari costretti a scappare. Wukan fu la meta di quasi tutti i giornalisti presenti in Cina, attrezzata con un media center e in grado di raccontare un'esperienza incredibile per la Cina. Allora venne concesso agli abitanti di votare ed eleggere il proprio rappresentante. Oggi a Wukan si torna a protestare.

Secondo quanto diffuso dai media locali, sarebbe ancora una volta la «terra» l'oggetto della protesta in atto. I cittadini di questo villaggio di pescatori nel Guangdong sono scesi in strada per chiedere il rilascio di un leader locale detenuto (ovvero quello eletto proprio nel 2012) e la risoluzione di una controversia da tempo latente sulla vendite di terreni.

Gli abitanti del villaggio e le autorità hanno comunicato, infine, di aver raggiunto un compromesso, con gli abitanti che avrebbero anche scelto un proprio rappresentante affinché si potesse risolvere la controversia.

Ma le proteste di domenica e lunedì – ha scritto il New York Times - «erano l'ultima indicazione che la speranza degli abitanti del villaggio di raggiungere i loro obiettivi alle urne è stata tutt'altro che acquisita e che il cosiddetto modello Wukan di risoluzione delle controversie locali in Cina non ha funzionato nella stessa Wukan».

L'impulso per le proteste è stata la detenzione di Lin Zuluan, segretario del Partito comunista di Wukan. Lin, appena 70enne, è stato un leader delle manifestazioni nel 2011 ed è stato eletto segretario locale del partito nel 2012, dopo che le autorità provinciali hanno consentito un voto non esageratamente pilotato dal Partito.

A questo proposito va ricordato che in Cina, nei villaggi, «le elezioni sono state autorizzate dalla fine degli anni '70 per alcune posizioni di leadership a livello di villaggio che hanno limitati poteri locali. Ma il voto diretto non viene utilizzato per le posizioni più importanti».

A Wukan, anche grazie alle proteste del 2011, questo è invece stato possibile e per questo di è sempre parlato ultimamente di «modello Wukan». Ma l'elezioni di Lin evidentemente non poteva avere effetti troppo prolungati nel tempo: le maglie del Partito si serrano sempre quando è necessario.

Secondo l'Ufficio di Pubblica Sicurezza di Lufeng, la città che sovrintende Wukan, «Lin è stato detenuto con l'accusa di abuso di potere e per aver accettato delle bustarelle. Ma alcuni abitanti del villaggio credono che sia stato detenuto a causa dei suoi piani di convocare una riunione sulla vertenza dei terreni irrisolta e presentare una petizione alle autorità superiori per aiutare a risolvere la questione».

La polizia di Lufeng ha ammonito i residenti contro le proteste estreme: «Chiediamo a tutti gli abitanti dei villaggi di sostenere attivamente e collaborare con il lavoro delle autorità giudiziarie e difendere la stabilità sociale conquistata a fatica, non lasciatevi incitare da un piccolo numero di trasgressori ad utilizzare misure drastiche».

La signora Hong – una delle abitanti che ha parlato con i giornalisti della stampa straniera, ha detto al New York Times di «non aver partecipato alla protesta di domenica, ma che tra le 2.000 e le 3.000 persone hanno marciato verso una stazione di polizia nel pomeriggio. Un altro residente, che ha chiesto di non essere identificato, ha parlato di almeno 4.000 persone».

I manifestanti portavano bandiere cinesi e cantavano, «Ritorna nostro segretario».

Le immagini si sono presto diffuse on line e hanno mostrato un gran numero di agenti di polizia antisommossa, ma la manifestazione si sarebbe conclusa pacificamente.

L'ufficiale Global Times è l'unico giornale cinese che si è occupato «a suo modo» delle proteste, sostenendo che l'esperienza del villaggio ha dimostrato che la democrazia è insufficiente per risolvere le dispute sulla proprietà: «Se le azioni drastiche degli abitanti del villaggio di Wukan fossero adottate da altre persone coinvolte in controversie, la Cina vedrebbe ogni giorno disordine e disturbi».
@simopieranni

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