Cina, un altro morto nelle mani della polizia

Avevamo scritto qui circa le polemiche nate a seguito di alcune morti sospette di cinesi nelle mani della polizia. Un altro evento, la morte di un ragazzo cinese, ha fatto tornare di attualità l'argomento, nel momento in cui l'apparato di sicurezza autorizza i cittadini a poter filmare le azioni di polizia « fin quando non gli impediscono di fare il loro lavoro».

Negli ultimi giorni si è diffusa la notizia sulla morte di un cinese, un viaggiatore: «Gli anziani genitori di un viaggiatore cinese 36enne – secondo quanto riportato dal South China Morning Post - stanno incolpando la brutalità della polizia per la morte del loro figlio a Dali, nella provincia dello Yunnan».

La storia sarebbe stata tirata fuori da Thepaper.cn: Peng Jianxin, il padre di Peng Mingjing, ha detto al portale di notizie che suo figlio viaggiava da solo dalla sua casa a Wuhan, nello Hubei a Dali i primi di marzo, per un giro turistico sulla montagna Cang e il lago Erhai.

Circa due settimane più tardi, la coppia di anziani ha visto il corpo del loro figlio nella città di Dali all'obitorio. Il corpo – stando a quanto detto alla stampa - mostrava lesioni multiple dalla testa ai piedi.

Secondo le informazioni a disposizione dei genitori, il figlio sarebbe stato arrestato il giorno prima del decesso perché avrebbe incitato alla ribellione e commesso alcuni atti di vandalismo, danneggiando un veicolo e un personal computer. Ai genitori è stato detto da funzionari giudiziari e gli agenti di polizia di Dali che il figlio sarebbe in realtà morto durante l'interrogatorio alla stazione di polizia di Dali.

«I genitori – riporta il quotidiano di Hong Kong - hanno visto i filmati di sorveglianza senza audio all'interno della stanza degli interrogatori i quali mostrano che il figlio aveva chiaramente ricevuto trattamenti brutali nelle ultime ore della sua vita. Un poliziotto è stato mostrato in piedi sui piedi di Peng mentre lo picchia con il gomito, al contempo si vede un altro, agente in borghese usare un casco da motociclista sulla testa di Peng».

Secondo l'ufficio di pubblica sicurezza di Dali le ferite di Peng sarebbero state auto-procurate. A giugno l'autopsia condotta dalla polizia Dali avrebbe concluso che Peng non aveva consumato droghe o alcol. Secondo l'esame autoptico Peng sarebbe morto per una scarsa funzionalità del fegato e un arresto cardiaco causato da stress.

Forse anche a causa di questi eventi, da ora i cinesi «possono registrare le azioni degli agenti di polizia fin quando non gli impediscono di fare il loro lavoro».

La decisione è arrivata dal Ministero della Pubblica Sicurezza due mesi dopo la morte sospetta in custodia a Pechino di Lei Yang che ha provocato un'ondata di indignazione nazionale.

La decisione «dovrebbe aiutare a mantenere sotto controllo la polizia: la polizia dovrebbe accettare il controllo pubblico e abituarsi ad attuare la legge di fronte alle telecamere, se i cittadini registrano le azioni senza ostacolare l'applicazione della legge», ha riferito la CCTV.

In Cina gli agenti di polizia sono «già tenuti a identificare chiaramente loro stessi e le loro attività, utilizzando i dispositivi mobili per registrare il processo di applicazione della legge. Un numero crescente di persone sta anche utilizzando i loro telefoni cellulari per filmare la gestione della polizia delle agitazioni sociali».

@simopieranni

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