Cina, Usa e Giappone: si infiamma il fronte asiatico

E’ scontro furioso tra Cina e Giappone, a seguito della decisione di Pechino di creare una Air Defense Identification Zone sulle isole contese. Al durissimo confronto si sono aggiunti gli Usa, che hanno chiaramente fatto intendere di essere irritati dalla decisione cinese. Gli interessi geopolitici si stanno chiaramente spostando nel Pacifico, da tempo, ma dopo l’accordo sul nucleare iraniano di Ginevra, il fronte asiatico ormai è ribollente.

 

D’altro canto il «sogno cinese» propagandato dal Presidente Xi Jinping prevedeva la necessità per la Cina di avere un ruolo più rilevante nell'ambito di accordi e negoziazioni internazionali e Pechino ha salutato con molto clamore l'accordo sul nucleare iraniano di Ginevra, sottolineando il ruolo fondamentale di Pechino, capace di mediare tra Iran – partner di lunga data – e Washington. Hua Liming, ex ambasciatore cinese in Iran, ha dichiarato alla stampa nazionale che «quando le due parti si sono imbattuti in problemi irrisolvibili, si sono rivolti alla Cina, capace di recuperare la negoziazione e rimettere le cose in carreggiata». La Cina celebra la propria mediazione, sottolineando la rinnovata e robusta politica estera di Pechino; ma se la Cina in ambito mondiale si pone come negoziatore, a casa propria fa invece la voce grossa, cercando di ribadire la sua rinnovata e importante presenza internazionale.

Contemporaneamente all'opera diplomatica a Ginevra, la Cina nello scorso week end ha annunciato infatti la Air Defense Identification Zone (ADIZ), ovvero una zona di difesa aerea nel mar cinese orientale, sui territori contesi con il Giappone. Si tratta di quel gruppetto di isole disabitate chiamate Senkaku dai giapponesi e Diaoyu dai cinesi. La Cina ha istituito la zona di difesa e ha inviato aerei da combattimento, a sottolineare quello che pechino pensa circa la sovranità di di quei territori. Si è trattato di una decisione che non poteva scuotere in modo netto gli equilibri dell'area. Gli Stati Uniti hanno emesso durissimi comunicati contro Pechino, così come il Giappone, che ha provveduto ad inviare subito navi e aerei nella zona.

Da Tokyo la condanna è stata durissima, ma la Cina ha risposto in fretta, convocando l'ambasciatore giapponese. Secondo Pechino, non ci sarebbero motivi di tensione: «la misura non è rivolta contro nessuno Stato in particolare». E' chiaro che rasserenandosi la tensione nella zona mediorientale, il prossimo campo di battaglia, per ora solo diplomatico, è ormai il Pacifico. La strategia «pivot» di Obama è da tempo conclamata e la Cina ha più volte ribadito il proprio fastidio di fronte alla presenza sempre più numerosa di basi ed esercitazioni americane in quello che considera, da secoli, il suo cortile di casa. Gli Usa sono stati i più irritati dalla mossa di Pechino riguardo la difesa aerea: «invitiamo la Cina a non attuare la sua minaccia di agire contro gli aerei che non si identificano o non obbediscono agli ordini di Pechino», ha detto il Segretario di Stato John Kerry.

«Ribadiamo che l'obiettivo della strategia della Cina è quella di difendere la sovranità nazionale e la sicurezza dello spazio aereo del territorio, mantenere l'ordine di volo dello spazio aereo ed è un efficace esercizio del nostro diritto di autodifesa», ha detto il portavoce del Ministero della Difesa, Yang Yujun, in un comunicato, esortando gli Stati Uniti a «non prendere posizione, non fare commenti inappropriati e non dare un segnale sbagliato al Giappone e incoraggiare suoi comportamenti rischiosi».

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