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Cina, Xi Jinping: «Sconfiggeremo tutte le invasioni»

Nei giorni scorsi, in uniforme, Xi Jinping, il numero uno in Cina, aveva ispezionato le sue armate, di cui è a capo; aveva effettuato una parata militare e un discorso ai suoi uomini, sfoggiando armi e armamenti tutti rigorosamente «made in Cina». Era stato il momento dello sfoggio militare, in occasione dei 90 dalla nascita dell'esercito di liberazione nazionale. E oggi lo ha celebrato politicamente, lanciando avvertimenti a tutto il mondo: «Nessuno si aspetti che ingoieremo un frutto amaro che è dannoso per la nostra sovranità, sicurezza e per gli interessi di sviluppo», ha specificato.

Da Mao in avanti, tutti i leader cinesi si sono sempre mossi nell'ottica di difendere l'integrità territoriale e la sovranità politica della Cina: il ricordo della grande umiliazione patita durante la caduta dell'ultima dinastia con la conseguente invasione giapponese e ancora prima le «concessioni» territoriali garantite da trattati capestro alle potenze straniere, è ancora vivo.

Ogni leader cinese, a cominciare da Mao con quel suo urlo al microfono, «il popolo cinese si è alzato in piedi», declamato sulla Tiananmen il primo ottobre del 1949, ha sempre ricordato quel periodo storico come qualcosa che non dovrà accadere mai più.

Xi Jinping con il suo «sogno cinese» e la sua idea della «rinascita» della nazione cinese, è andato a smuovere proprio quei sentimenti. Il presidente lo aveva già dimostrato domenica durante la parata militare di domenica scorsa a Zhurihe, in Mongolia Interna, a circa 400 chilometri a nord di Pechino: a sfilare di fronte al presidente cinese dodicimila soldati e i mezzi e le armi più avanzate a disposizione dell'Esercito di Liberazione Popolare.

Si tratta di sentimenti su sovranità e territoriali che oggi Xi ha confermato nella Great Hall of People di Pechino dove si riuniscono una volta all'ano i legislatori cinesi, di fronte alla Tiananmen, celebrando «politicamente» i 90 anni dell'esercito cinese. Parole chiare, che non lasciano ombre di dubbio sulla nuova postura internazionale che il numero uno vuole dare alla Cina. E costituiscono anche un avvertimento ai suoi «potenziali» rivali nel partito. Xi si sente forte e sente di avere l'esercito dalla propria.

Il presidente cinese ha parlato nella veste di presidente della Commissione Militare Centrale, il massimo organo decisionale delle Forze Armate cinesi. Un intervento di circa un'ora.

Xi Jinping ha sottolineato che la Cina «non è disposta a scendere a compromessi sulle questioni di sovranità: il popolo cinese ama la pace. Non cercheremo mai l'aggressione o l'espansione, ma abbiamo la fiducia di sconfiggere tutte le invasioni. Non permetteremo mai a nessun popolo, organizzazione o partito politico di dividere qualsiasi parte del territorio cinese in qualsiasi momento o in qualsiasi forma».

Ovviamente XI Jinping non le ha menzionate, ma in questo il riferimento è chiaramente rivolto alle dispute territoriale, specie quelle legate al mar cinese meridionale. Proprio la scorsa settimana una rivista della scuola del partito comunista, sosteneva che tutte le attività volte ad ampliare le basi e gli atolli a scopo militare e civile delle isole del Mar cinese meridionale avrebbero avuto l'appoggio e il sostegno diretto proprio di Xi, che sulla questione sembra avere le idee molto chiare.

Nel discorso odierno, Xi ha ribadito alcuni concetti già espressi a Zhurihe, come la leadership del partito sull'esercito: «Il partito comanda sulle armi e alle armi non deve essere mai permesso di comandare sul partito; il sistema, la struttura, il modello e l'immagine dell'esercito sono stati tutti rinnovati», ha sottolineato, e l'esercito ha fatto «grandi passi avanti» per diventare una forza armata al passo con i tempi.

La differenza con gli Usa in termini militari è ancora ampia: per questo Xi ha avviato una riforma per ammodernare i mezzi, riorganizzare il personale e renderlo più efficiente.

@simopieranni

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