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Corea del Nord, Usa e Cina concordi: «Stop agli affari con Pyongyang»

Dopo il tweet del presidente Trump secondo il quale gli sforzi della Cina non avevano portato a risultati concreti, nel corso del primo «dialogo strategico» tra Pechino e Washington, sono emerse altre posizioni. Il segretario di stato Tillerson ha chiesto a Xi Jinping uno sforzo maggiore. Non tanto in senso diplomatico, quanto in quello economico. La Cina è ancora la potenza che di fatto tiene in vita economicamente Pyongyang. Ma le due grandi potenze, al di là delle parole, sembrano perseguire obiettivi differenti.

 
La questione legata alla Corea del Nord sembra sempre di più affidata a un gioco di specchi e alle strategie applicate alla tensione nella penisola da parte delle due grandi potenze, Usa e Cina. Sono loro, in realtà, a giocarsi il futuro assetto della regione, utilizzando come «prova» - un po' rischiosa – la gestione del governo di Pyongyang e le sue escandescenze.
 
Nei giorni scorsi Trump aveva usato Twitter per dire che gli sforzi della Cina non erano serviti. Il messaggio di Trump, proprio alla vigilia dell'incontro tra Usa e Cina era chiaro: a Pechino viene imputato non tanto di non essersi impegnata nello sforzo diplomatico, quanto di non aver proceduto a chiudere qualche rubinetto economico al leader nord coreano Kim Jong-un.
 
Così si è arrivato al meeting di cooperazione e dialogo strategico con un'indicazione apparentemente chiara: Usa e Cina si sono detti concordi a richiedere che nessuna azienda faccia affari economici con la Corea del Nord. Pechino e Washington hanno quindi convenuto, durante il meeting, che «le nostre aziende non dovrebbero fare affari con alcuna entità nordcoreana designata dalle Nazioni Unite, in linea con le risoluzioni dell'Onu», ha affermato il segretario di Stato Usa, che ha definito «criminali» le imprese che aiutano a finanziare i programmi nucleare e missilistico di Pyongyang. 
 
Gli Usa sanno benissimo che molte di queste aziende sono cinesi. Nei giorni scorsi l'amministrazione Usa ha denunciato, ad esempio, la cinese Mingzheng International Trading che agirebbe per conto di un'azienda statale nord coreana. Pechino sa bene che il riferimento era a quelle. Tanto che nel comunicato finale cinese si ricorda che lo scopo finale di tutto è la denuclearizzazione della penisola coreana, da raggiungere con il dialogo. E viene ribadita la necessità che in Corea del Sud venga abbandonato il progetto del Thaad. 
 
Quindi, si può affermare di essere da capo. Usa e Cina emettono comunicati insieme ma non si fidano l'una dell'altra. E anzi, ognuna, dopo le parole di fiducia e di cooperazione prosegue nei propri piani. È presumibile che la Cina continuerà a sostenere, magari nel modo più discreto possibile, Pyongyang perché in questo momento Pechino non vuole in alcun modo un crollo del regime.
 
Analogamente gli Usa continueranno la loro opera di pressione su Seul perché il Thaad non subisca altri imprevisti e intralci da parte della nuova amministrazione sud coreana.
 
In precedenza Rex Tillerson nel suo incontro con la controparte cinese Yang Jiechi, a cui hanno preso parte anche il segretario della difesa Jim Mattis e il titolare della difesa cinese, il generale Fang Fenghui, aveva affermato che «la Cina comprende che gli Stati Uniti considerano laCorea del Nord come la principale minaccia della loro sicurezza. Abbiamo ribadito alla Cina che ha la responsabilità diplomatica di esercitare pressioni molto maggiori, a livello economico e diplomatico, sul regime, se vogliono prevenire ulteriori escalation nella regione».
 
@simopieranni
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