eastwest challenge banner leaderboard

Corruzione e grandi vecchi

Anche Weibo si è accorto della straordinaria propaganda relativa al sogno cinese. Pechino è piena di cartelloni pubblicitari, come quello nella foto qui sotto, che evidenziano la spinta dell'attuale governo cinese nei confronti del concetto di «sogno cinese». Si tratta del tentativo di dotare soprattutto le giovani generazioni di un afflato etico e morale, benché sia ancora difficile racchiudere il concetto di «sogno cinese» all'interno di una ideologia e di concetti molto chiari. Ad ora i messaggi di Xi Jinping, l'attuale Presidente, hanno spinto molto sulla lotta alla corruzione e sulla necessità di dotarsi di «doti morali» ineccepibili, con specifico riferimento ai funzionari.

 

Sogno cineseSogno cinese

Rispetto al primo tema, negli ultimi giorni sono arrivate due importanti novità. La prima riguarda una condanna. Liu Zhijun, ministro delle ferrovie cinesi dal 2003 al 2011 è stato condannato alla pena di morte sospesa. Significa che passerà il resto dei suoi giorni in galera, dato che la sospensione della condanna capitale è tramutata in ergastolo (come era successo recentemente anche alla moglie di Bo Xilai, Gu Kailai, accusata dell'omicidio del britannico Neil Heywood). Il tribunale ha condannato l'ex ministro per corruzione e abuso di potere, anche a seguito dell'ammissione dell'imputato di aver raggranellato circa 100 milioni di euro in mazzette.

L'accusa si basa sul giro d'affari dell'alta velocità: Liu lucrava sulle commesse, intascandosi la mazzetta per concedere l'appalto. Del resto il piatto era più che mai ricco, dato che la Cina ha sempre posto l'alta velocità tra i suoi più mirabolanti successi, aprendo rubinetti di investimenti e finanziamenti a tappeto. La vicenda legale di Liu è particolarmente lunga e travagliata e ha avuto una sua accelerazione nel 2011, nell'ambito di una campagna contro la corruzione lanciata nel 2010. Nell'ottobre dello stesso anno Luo Jinbao, direttore generale di China Railway Container Transportation Corp, si dimette. In pochi capiscono perché. Ma quando la potente e ricca Ding Shumiao – proprietaria del Beijing Broad Union Investment Managment Group – viene arrestata per aver preso mazzette su concessioni per le ferrovie del sud del paese, il quadro diventa più chiaro. E' a questo punto che entra in gioco Liu, al quale Luo aveva presentato proprio Ding.

Si tratta del classico circolo virtuoso che si stringe intorno al pesce grosso del giro, niente meno che il ministro delle Ferrovie. Come al solito la caduta, che arriva di lì a poco con la defenestrazione in occasione del capodanno cinese del 2011, fa rumore e presuppone la fine di tutti quei contatti che a Liu pare avessero già garantito di uscire indenne, anni prima, da un giro di biglietti dei treni gestito in modo spericolato dal figlio.

La seconda novità riguarda alcune notizie che sono uscite, direttamente dal Quotidiano del Popolo, in relazione al meeting del Comitato Centrale di fine giugno scorso. Secondo quanto riportato l'attuale dirigenza avrebbe chiesto un consulto ad alcuni «vecchi» membri del Comitato Centrale per attuare al meglio la nuova campagna contro la corruzione e per la frugalità. Secondo quanto è stato scritto dal South China Morning Post, «si tratterebbe di una mossa che alcuni analisti ritengono possa indicare un segnale di poca fiducia della leadership nel perseguire effettivamente sulla strada delle Riforme».

Si tratta di un'interpretazione; un'altra considerazione al riguardo può essere invece relativa ai recenti comportamenti di Xi Jinping, indicato dalla stampa internazionale come un potenziale nuovo Mao, a causa della sua opera di centralizzazione di cui abbiamo parlato nel post precedente di questo blog. Xi è stato velatamente accusato, da ambienti vicino al Partito, di muoversi in direzione opposta a quella collegialità che aveva contraddistinto il periodo di Hu Jintao e Wen Jiabao. La «collegialità» di cui si parla, si affidava proprio all'opera di consultazione dei grandi vecchi del Partito nelle decisioni importati. Può essere dunque che Xi Jinping stia provando a placare gli animi degli anziani del Partito che non hanno nascosto di sentirsi tagliati fuori dall'intraprendenza del nuovo leader cinese. Xi, del resto, ha raccolto a sé le principali cariche dello stato e del Partito, consentendosi una posizione di forza che pare possa usare in tutta la sua potenzialità.

Se questa mossa sia un segno di debolezza, o al contrario, di mera dimostrazione di considerazione degli ex leader, senza che questo possa cambiare le sue idee, lo dirà solo il futuro.

In Cina questi processi sono misteriosi, ma quando l'aria è gravida di eventi importanti, la si può respirare da piccoli e in apparenza insignificanti dettagli. E ora come ora la sensazione è che qualcosa, da un momento all'altro, possa succedere.

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA