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Cosa intende la Cina per "via della Seta". Terza parte

Nelle scorse «puntate» abbiamo affrontato i piani cinesi per quanto riguarda le vie commerciali, con Europa e Medio Oriente. Nuove rotte basate su investimenti ferroviari e marittimi; nella seconda parte abbiamo affrontato gli investimenti che ruotano intorno ai progetti. In questa ultima parte affronteremo il nodo finanziario, cercando di capire se la nuova banca a guida cinese, sarà o meno importante per Pechino, nell'ottica di sviluppare i suoi piani commerciali per il futuro.

Photo credits www.chinadaily.com.cn


Il primo punto: come vanno gli investimenti cinesi?
Nei giorni scorsi il Financial Times, attraverso alcuni esempi, ha messo in evidenza lo status degli investimenti cinesi, comprese le sue strategie ed eventuali ripensamenti. «L'Ucraina è fortemente in ritardo nei suoi prestiti cinesi, mentre lo Zimbabwe non è riuscita a rimborsare una quantità molto più piccola di denaro.
Altri destinatari dei finanziamenti orientati dalle politiche cinesi - come il Venezuela, Ecuador e Argentina - stanno soffrendo vari gradi di difficoltà economica, mettendo in dubbio la loro capacità di rimborso. “La Cina sta prendendo troppi rischi nei suoi prestiti a regimi che sono instabili in Africa, America Latina e anche in alcuni paesi asiatici”, afferma Yu Yongding, professore presso il think-tank dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali. "Molte istituzioni cinesi pensavano che finché facevano accordi con i governi, erano un affare”. Ma la realtà politica è molto più complicata».

Cosa ha fatto fino ad oggi la Cina?
Essendo unico paese al mondo con molta liquidità, ha finanziato chiunque gli venisse comodo, «rafforzando le pretese di leader del mondo in via di sviluppo» (ma questa è un'accusa del mondo occidentale, distribuendo fondi dai suoi 3,8 mila miliardi di dollari in riserve di valuta estera per incrementare le relazioni con i paesi «che a volte – spiega il Ft - hanno un ordine del giorno anti-statunitense».
Ma questo modello ora sembra compromesso, dicono gli analisti. Gli accordi bilaterali cuciti insieme in segreto con i paesi afflitti da rating poveri, governi precari e settori delle risorse in difficoltà hanno mostrato una propensione a disfarsi.

La banca e l'ostacolo Usa
Intanto: alla fine della corsa a diventare fondatori della banca a guida cinese, sembra che Washington abbia ammorbidito la sua posizione nei confronti della nuova Asian Infrastructure Investment Bank, «facendo marcia indietro dalla sua precedente resistenza e dicendo che sono pronti ad accogliere l'istituto», ha scritto il South China Morning Post.
E proprio al quotidiano di Hong Kong, un analista cinese di primo piano avrebbe detto che «nonostante la AIIB sia stata ben accolta dalla comunità internazionale, tra cui diversi alleati degli Stati uniti, è ancora troppo presto per dire se la Cina ha in effetti segnato una vittoria diplomatica».
«È troppo presto per dire se l’AIIB rimodellerà l'ordine finanziario globale», spiegano gli analisti: un quadro più chiaro potrebbe emergere entro la fine dell'anno, quando il fondo di 100 miliardi di dollari dovrebbe iniziare il funzionamento. «Quello che gli Stati Uniti dovrebbero fare è trovare il modo di cooperare con la AIIB, sia attraverso la Banca asiatica di sviluppo sia la Banca Mondiale, nella speranza che la Cina seguirà le regole del gioco dell'ordine finanziario globale che Washington guida», ha affermato Philip Yang, presidente dell'Associazione di Relazioni Internazionali di Taiwan.

La banca, forza o debolezza?
Viste le difficoltà dei finanziamenti bilaterali, infatti, la AIIB è un punto di forza della Cina, o piuttosto una richiesta di aiuto anche da altri partner? E quanto incideranno gli altri paesi nella gestione della banca a guida cinese, nel momento in cui Pechino deve finanziarsi «One Belt One Road»? Per ora è ancora presto, ma di sicuro i due progetti, la nuova via della Seta e la banca, si incontreranno. Chen Ji, direttore del Centro cinese per la ricerca di Economia Industriale presso l'Università di Economia e Commercio di Pechino, ha detto al Global Times che il nuovo piano commerciale avrà lo scopo di fornire ulteriore stimolo alla riforma strutturale dell’economia cinese, in difficoltà anche per il ritmo di crescita minore del passato (per il 2015 previsto al 7%).
«Mentre la Cina aumenta gli scambi economici con le regioni vicine, potrà attingere a mercati con un potenziale maggiore. L’aumento commerciale fornirà anche un ulteriore impulso alle zone di libero scambio, in quanto parte del piano della Cina per un'economia più orientata al mercato» - ha detto Chen.
Per questo Pechino ha pensato a tutto: un fondo per la nuova via della Seta per finanziarne parti della costruzione e una banca per finanziare eventuali paesi collegati ai progetti in corso.

@simopieranni

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