Cosa si sono detti Cina e USA sul Mar Cinese meridionale

Il segretario di Stato americano John Kerry ha fatto visita a Pechino, dove ha incontrato sia i leader Xi Jinping e Li Keqiang, sia il ministro degli esteri cinese. L'oggetto della visita era quello di provare a capirsi riguardo le contese nel Pacifico. Gli Usa si fanno portatori delle istanze dei paesi che temono un comportamento troppo aggressivo di Pechino. La Cina a sua volta, non è intenzionata a compromessi, perché sa bene che Washington da qui al 2020 schiererà il 60 per cento della propria flotta proprio nel Pacifico.

Pechino ha aumentato la propria presenza nelle zone di mare contesto con altri paesi asiatici. Secondo gli Usa, in particolare, Pechino starebbe spingendo troppo, con isole artificiali, pattugliamenti e presenza navale, in prossimità delle isole Spratly.

Come ogni incontro al vertice tra Usa e Cina, le conclusioni degli incontri sembrano soddisfacendo, ma in realtà nascondono le incomprensioni di fondo. Pechino considera quelle zone di propria competenza, tanto più adesso che si ritrova ad essere la seconda potenza mondiale. Gli Usa non possono accettare una egemonia cinese, perché nel Pacifico ci sono alleati importanti e quella strategia di pivot to Asia che Obama ha cercato, non senza fatica, di intessere.

Come sottolineato dal South China Morning Post, «il ministro degli esteri cinese, Wang Ji, ha educatamente ma puntualmente respinto il tentativo di Washington di trovare una soluzione diplomatica per allentare le tensioni per via dello sviluppo assertivo di Pechino in parti contestate del Mar Cinese Meridionale». Wang e il segretario di stato John Kerry avrebbero sottolineato l'importanza del dialogo per risolvere le rivendicazioni opposte nel territorio marittimo. «Ma nessuno dei due diplomatici – riporta il Scmp - hanno mostrato alcun segnale di concedere terreno sulle opere di bonifica cinesi che hanno allarmato gli Stati Uniti e i vicini più piccoli della Cina».Né parole confortanti per gli Usa potevano arrivare da Xi Jinping. Proprio il leader della Cina è fautore di un atteggiamento piuttosto assertivo di Pechino riguardo le questioni marittime e proprio lui ha sempre spinto per un rafforzamento della marina cinese.

Secondo la Xinhua, Xi avrebbe specificato che «il rapporto tra Cina e Stati Uniti rimane stabile su tutto», ma la valutazione di Xi del rapporto tra le due maggiori economie del mondo, «è venuto un giorno dopo che Kerry ha trasmesso la preoccupazione di Washington sulle attività di bonifica di Pechino intorno alle barriere coralline dell'arcipelago Spratly».

E come sottolinea il quotidiano di Hong Kong, «In vista della visita di Kerry sono usciti dei rapporti la scorsa settimana secondo i quali il ministro della difesa Ash Carter aveva chiesto opzioni per affermare la libertà di navigazione con l'invio di aerei e navi da guerra a 12 miglia nautiche dalle isole artificiali di fabbricazione cinese della catena Spratly, spingendo Pechino a esprimere le sue serie preoccupazioni».

Niente di fatto dunque. La Cina continuerà la sua politica di popolamente commerciale e militare di zone di mare considerato conteso, gli Usa continueranno a contestare questo atteggiamento facendo leva su alleanze militari e commerciali con i rivali di Pechino. Sperando che l'affollamento di quei mari, non crei il tipico incidente capace di scatenare una crisi ben più rilevante.
@simopieranni

 

 

 

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